sabato 13 giugno 2020

MARIA RIZZI LEGGE "IL SORRISO DEL MARE"DI NAZARIO PARDINI


SU “IL SORRISO DEL MARE” DI NAZARIO PARDINI


Maria Rizzi,
collaboratrice di Lèucade



I tipi di Blu di Prussia, a me tanto cari, pubblicano le ‘dieci poesie d’amore’ di Nazario Pardini, e la plaquette è intitolata “Il sorriso del mare”. Guardo la foto di copertina, il mare che partorisce nel suo immenso utero un tramonto meraviglioso, senza ‘rughe’, e sono già nella sua Poesia.
Imparo subito che a correre lontano dai sogni ci si può far male. Nazario ne è consapevole ed esordisce con cinque liriche d’amore travolgenti, che rispettano il coraggio dei sogni che ci vengono dati in dote.
La lirica “Con la rete da pesca” rappresenta un diamante incastonato nella vita di chi ha la fortuna di leggerla. La donna diviene mito marino, staccato dalla concretezza quotidiana e proiettato sullo schermo vario e grandioso della natura. Si verifica un fenomeno di sinestesia: visivo e tattile allo stesso tempo. Ma sono così aride le parole rispetto alla luce dei versi:

“ avvisami quando passi da queste parti,
   io sono qui pronto a pescarti. E magari
   anche a tuffarmi nel fiume per affogare
   con la tua bocca nel cuore”-          tratti da “Con la rete da pesca”

Le altre poesie dedicate a Delia ci invitano a rincorrere gli incanti del Poeta, di un’innocenza più fragile della neve. La giovane potrebbe essere la Beatrice di Dante, la Laura di Petrarca, ma come asserisce la prefatrice Anna Vincitorio ‘ci sarà sempre una Delia nel tempo e fuori del tempo’
per coloro che intendono la vita come una musica, che sanno tornare a visitare quelli che Nazario non vuole chiamare riduttivamente ricordi: il tempo passato e quello presente nella magia dei versi si compenetrano.
L’amore, in fondo, è come l’esistenza, non finisce mai del tutto.
Scompare Delia, dopo ‘i primi baci, i primi approcci’, ‘i suoi lunghi monologhi’, ‘le grazie’… diviene una donna come tante, sposata con due figli, ma il mare con il suo sorriso rispecchia altro, dona una consistenza meravigliosa al passato, lo eleva allo stato di visione.

“Nei suoi occhi,
  solo negli occhi, si rifletteva il mare
  che la vide sbracciata quella sera
  un po’ folle, in corsa sulla rena” -    tratti da “Il sorriso del mare”

E se anche la notte si ritira sollevandosi come tappeto, Nazario non conosce la resa, afferma ‘che è scaduta l’ora’, ma insegue la sua sinfonia di lacrime, parole, nostalgie e continua a cadere nelle rapide dei sogni, a sposare il mare… I versi si levano oltre il qui e ora, oltre il pensiero razionale, narrano l’eterno miracolo degli uomini, di Dio, sono il silenzio del presente e il rumore del mondo, sono sogni che perdono il sentiero, - com’è logico che accada ai sogni -, singhiozzi di addii nascosti dietro i sorrisi degli angeli.

“…               l’acqua rispecchia
  un sole che a metà chiama alla fonte,
  gli angeli rannicchiati fra le fronde
  danno fiato alle trombe. Amapola
  avvolge col sinfonico respiro
  l’atto d’amore che chiama alla vita”-          tratti da “Amapola”

Una canzone spagnola struggente Amapola, vuol dire papavero, identifica la donna con un fiore, che può essere uno qualsiasi, e tutto torna nel sogno d’amore del Poeta, nella sua capacità di cesellare le parole più belle dal granito del linguaggio, di riempire di significato anche gli spazi vuoti tra le righe.
Un’interpretazione della plaquette come testo d’amore sarebbe come spegnere ‘il sorriso del mare’ di Nazario. Nel leggerla scompare tutto, qualsiasi  disturbo, qualsiasi pensiero, tutta la vita resta imprigionata nella tela dell’anima e diviene degna di essere accolta, compresa, amata.
Il dolore è parte integrante di questa atmosfera. Siamo fatti di carne e sangue. La lirica dedicata al padre è un’invocazione disperata: la voce del Poeta  lambisce ritmicamente i ciottoli sul bagnasciuga, lo si vede ‘zoppo, migrante, malandato’, e lo si sente asserire con gli occhi smerigliati come pezzi di mare:

“Vincerò il dolore, stai sicuro”-      tratto da “Dove sei padre”

Sembra di sentirgli i battiti del cuore e si viene inevitabilmente proiettati in un’atmosfera ultraterrena. Entriamo nel Sogno di Nazario e siamo seduti al tramonto, sereni, ricchi, di fronte a un sorriso che stordisce.

“Uomo libero amerai sempre il mare
  il mare è il tuo specchio
  contempli la tua anima
  nello svolgersi infinito della sua onda.
                              C.Baudelaire.
 Maria Rizzi


 
  



4 commenti:

  1. Carissima Maria, quante volte l' ho sentita da te quella frase "il coraggio dei sogni che ci vengono dati in dote". Nei momenti più difficili della vita il mondo che sentiamo sbriciolarsi può tornare ad avere un senso, gli abbracci che non possiamo dare li sentiamo sulla pelle, l'amore per la vita può tornare nei nostri cuori. Ci vuole coraggio. E il tenersi per mano. Complimenti per la bellissima recensione.
    Un abbraccio
    Loredana D'Alfonso

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  2. Grazie Lory, sei un'Amica che mi cresce accanto. Ci conosciamo e ci confrontiamo così spesso che l'una diviene parte dell'altra. Sì, anch'io credo che per sognare ci voglia molto coraggio e che abbiamo il dovere di trovarlo, come Nazario insegna a fare... Grazie a te, che sei nella poesia e al nostro immenso Poeta. Un forte duplice abbraccio!

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  3. Non saprei cosa aggiungere alla bellissima ed esauriente nota critica di Maria. Ho letto il libro e in esso il Poeta, come dice Maria, si svela in tutta la sua innocenza che è amore.

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  4. Grazie infinite, Patrizia mia, tra noi esiste quell'empatia che rende possibile il costante ritrovarsi e accedere alle storie e alle opere del prossimo con la stessa 'chiave'. Sottolinei l'innocenza, che lascia incantati in Nazario ed è una forma sublime di Amore. Ti tengo stretta.

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