venerdì 9 luglio 2021

CLAUDIO FIORENTINI: "L'UMANITA' HA FALLITO"

L’umanità ha fallito.


Claudio Fiorentini,
collaboratore di Lèucade

Desertificazione, isola di plastica nel Pacifico, inquinamento, sfruttamento delle terre e tante altre belle cosine. Non credo che l’umanità sia messa bene, questo non tanto per i problemi che ha creato, quanto per l’ottusità che la porta a non rendersene conto e per l’incapacità di trovare una soluzione. Greta, il suo movimento e movimenti simili sono un grido d’allarme, magari qualcuno di loro vincerà anche il Nobel, ma a poco servirebbe se poi leggi alcune testate dove questi giovani vengono definiti “gretini”… Ma forse è vero, sono “gretini” perché ancora credono che si possa fare qualcosa mentre il mondo è spacciato e altro non resta che lo sfruttamento orgiastico delle sue risorse, tanto “ha da fini’ ”.  Ma andiamo per ordine: la desertificazione avanza e porterà circa un miliardo (cioè mille milioni) di esseri umani a migrare. Nulla di nuovo, del resto la terra e il clima cambiano da quando il mondo esiste e il Sapiens lo ha popolato grazie alla sua capacità di migrare (mentre il Neanderthal, che era territoriale, è scomparso), solo che oggi terra e clima cambiano in fretta, troppo in fretta e… forse il fenomeno sarà troppo rapido e difficile da gestire… ma riflettiamo: la parola migrazione porta in sé un valore, che è la capacità di adattarsi. Certo, si parla di un miliardo di anime, non di poche migliaia, quelle le controlli bloccando i barconi e delegando le torture ai lager libici, quindi occorre inventarsi qualcosa di diverso. Ah, già, forse colonizzeremo lo spazio? Qualche folle lo sta già pensando, sta sorgendo anche il turismo spaziale… strepitosa esperienza, ammesso che serva a qualche cosa, alla quale ben pochi eletti (o i disgraziati, condannati a vivere con lo scafandro, coi respiratori, col catetere…) avranno accesso. Sempre così, invece di preservare le risorse, cerca un altro posto dove andare. Migra, sei Sapiens. Comunque la colonizzazione dello spazio non risolve il problema della desertificazione. O forse in parte lo risolve, in quanto manderanno squadre di esperti ad allenarsi su Marte, faranno un addestramento estremo e saranno in grado (loro) di sopravvivere alla desertificazione terrena. Loro. Andiamo avanti: inquinamento. Non so quanti di voi si rendano conto della spazzatura che produciamo (in special modo quella fetta di umanità che mangia tre volte al giorno) e quanto poco si fa per ridurre l’impatto della nostra impronta. Qui il tema è assai grave perché in buona parte la soluzione è in mano a ciascuno di noi e non abbiamo l’educazione per ridurre la nostra impronta né la capacità di fare autocritica. Siamo semplici consumatori. E che bello consumare! Non c’è speranza: i rifiuti crescono più rapidamente di quanto cresce la coscienza ecologica e, pur se la coscienza ecologica si sviluppasse a occidente, il problema si sposterebbe in altri luoghi. Poi, quando vedo che per estrarre il coltan si distruggono terre e si depredano popoli, che per estrarre lo scisto si raschia la superficie terrestre e si depredano popoli, che per coltivare piante utili per la produzione dell’aspirina si distrugge l’habitat e si depredano popoli, quando vedo che il traffico aereo e su gomma aumenta a dismisura… e quando vedo che ti dicono “convertiamoci all’elettrico” per rivendere veicoli inquinanti nei paesi che hai depredato, tanto lì non c’è nessun controllo, e allo stesso tempo aumenti la produzione di energia elettrica distruggendo la biodiversità per mettere pannelli solari… insomma, mi viene da dire che una risposta così caotica e così poco etica non è altro che una parte dell’orgia consumistica in cui siamo immersi: damose da fa’, tanto alla fine comunque si distruggerà tutto. Andiamo avanti: petrolio. Alcuni studi autorevoli dicono che il petrolio finirà entro pochi decenni. Ah, allora è tutto risolto. Deprediamo ancora più popoli e più terre per estrarre coltan e roba simile, tanto tutto funzionerà a batteria, convertiamoci all’elettrico rapidamente, così almeno potremo vendere i nostri vecchi aerei, i camion e le automobili a qualche paese disgraziato che magari ci consentirà di estrarre metalli preziosi e terre rare mentre in cambio noi gli daremo il nostro parco macchine inquinante. E il petrolio e la benzina per far funzionare `sta roba? Se la vedranno loro, tanto il problema non va risolto, va solo spostato, è la legge dell’orgia consumistica. E quando anche loro si convertiranno all’elettrico gli venderemo le macchine con le batterie di vecchia generazione, che magari scopriremo essere tossiche e inquinanti più del petrolio. Andiamo avanti: microplastiche, isola di plastica nel pacifico, interi fiumi ricoperti di plastica… e che ce frega? A noi arrivano le foto, non le disgrazie. Però il pesce non si può più mangiare perché è tossico. Ah, no, ci sono quelli di allevamento, quelli dei mari del nord, quelli stampati in 3D… certo, noi abbiamo accesso a certi privilegi. Gli altri, quelli che non possono pescare il merluzzo nel Baltico o che non possono allevare la spigola da tre etti a misura di piatto, che fanno? Mangiassero le cavallette… Va bene, forse è una soluzione, e l’acqua? Non è un problema mio. Andiamo avanti: il riscaldamento globale. Come dire: i climi temperati si tropicalizzano e vediamo inondazioni, monsoni, bombe d’acqua. Vediamo anche i ghiacciai scomparire, gli iceberg staccarsi e sciogliersi… non c’è molto da dire, ormai è troppo tardi per salvare i ghiacciai, ma qualcuno dice che nel permafrost ci sono virus sconosciuti che potrebbero tornare in vita e prenderci a schiaffi (ce lo meritiamo) e allora studiamo vaccini e cure per non correre il rischio di essere impreparati come è successo di recente. Però l’orgia continua. Consumare, consumare, consumare… Non vado avanti, il quadro è già abbastanza catastrofico. Quello che mi disturba è che l’umanità, in tutto questo, ha dimostrato di aver fallito e, peggio, di non avere la capacità di reagire. Troppa gente consuma ore davanti al PC alla ricerca di un colpevole, poca gente si impegna per ridurre la propria impronta. Troppa gente pensa che la pandemia sia una macchinazione del potere, poca gente si impegna a ridurre la propria impronta. Troppa gente pensa a trarre profitto da qualsiasi situazione, poca gente si impegna a ridurre la propria impronta. La colpa è sempre degli altri, la consapevolezza della propria responsabilità è vana utopia. I meccanismi di distrazione sono ormai ingovernabili e hanno trasformato l’informazione in un caos primordiale dove ogni individuo crede di conoscere la verità e, più che al dialogo, si dedica a dire “quelli me vonno frega’, ma li frego prima io” perché lui ha capito e gli altri no. Individualismo? Molto peggio: fondamentalismo. In questa brodaglia scompare l’intelligenza e alla fine anche l’intellettuale che propone idee e soluzioni viene tacciato da “radical chic” (e magari è anche vero) quando non da servo del potere.

Alcuni esperti hanno chiamato questa nostra epoca “Antropocene”, si tratta di un’epoca che non prevede vie di ritorno e che non lascia speranze. Ebbene, l’Homo Sapiens ne è protagonista: ha colonizzato, popolato, sfruttato, distrutto e ha creduto di aver vinto. In realtà hanno vinto la sopraffazione e l’arroganza, mentre l’umanità ha fallito. Il futuro? Siamo oltre sette miliardi, stiamo consumando risorse e depredando terre a una velocità tale che a ben poco serviranno le leggi e le raccomandazioni. Inoltre l’educazione, bene tanto necessario quanto raro, è stata sostituita da arroganza e presunzione. Nessun problema, continueremo a consumare risorse e depredare terre dicendo roba come “America first”, e tutti seguiremo a ruota. Insomma, i nuovi fascismi sono sempre in agguato e con il degrado dell’intelligenza non è difficile che prendano il potere. E poi, forse, un giorno non lontano, chi ha perso la sua terra presenterà il conto a chi ha depredato quella terra. E ci saranno guerre per le scarse risorse rimaste perché, è inutile illudersi, non ce ne sarà per tutti.

 

Claudio Fiorentini

1 commento:

  1. Questo discorso di Claudio Fiorentini è molto scomodo, ma non è pessimistico, come potrebbe risultare ad un esame superficiale. Anzi, è di un realismo a dir poco sconcertante. I cosiddetti "gretini" si illudono di poter salvare ancora il mondo, pretendendo magari dagli altri comportamenti che loro non riescono a dare in prima persona, ma che dire dell'ottusità di chi crede che la vita non abbia alcun bisogno di essere salvata e pone la testa sottoterra come gli struzzi, fregandosene allegramente del mondo che intorno si squaglia? Si dirà che le responsabilità ricadono sul potere e sui governanti, non sul popolo (tantomeno se giovanile) che non sembra avere voce in capitolo, ma è solo un discorso di comodo, perché siamo tutti invischiati - chi per un verso e chi per un altro - nel corrotto sistema che abbiamo creato, mettendo a repentaglio equilibri naturali e cosmici faticosamente elaborati - non si sa da chi, ma poco importa - nel corso di miliardi di anni. Lo scaricabarile è ridicolo, in quanto, se è vero che la base segue il vertice, è altresì vero il contrario, e nessuno fa quel poco che potrebbe fare per poter cambiare le cose e garantire in tal modo un futuro alle prossime generazioni. Nessuno è disposto a fare un passo indietro, per cui il black-out sarà inevitabile. Ovviamente, sto parlando di auto-distruzione e non della fine del mondo. L'uomo può distruggere o costruire soltanto se stesso. Non ha alcun potere sulla natura e sul cosmo, per quanto s'industri a farlo. Il pianeta possiede risorse insospettabili, che lo porteranno sempre a rigenerarsi, sia pure nel corso di centinaia, o forse migliaia, di anni. Andrà male, anzi malissimo, per il genere umano, questo si. Ma sarà un male da esso stesso inconsciamente invocato per poter garantire un futuro, se non ai propri figli, quanto meno ai pronipoti che rinasceranno insieme al pianeta chissà quando, nei modi e nei tempi che questo deciderà di farlo. Il Bene ed il Male, come sempre, sono strettamente connessi tra di loro, quindi, ben venga l'autodistruzione, a questo punto. Per nostra volontà siamo giunti al capolinea e l'olocausto, purtroppo, sembra essere l'unica salvezza possibile.

    Franco Campegiani

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