mercoledì 22 aprile 2020

MARIA ROSARIA DE LUCIA: "TRA W. SHAKESPEARE, C. DE LA BARCA E P. NERUDA"


Carissimo prof. Nazario,

   nel ringraziarLa, con qualche giorno di ritardo, per  aver ospitato nel Blog la notizia della "novità editoriale" del De lingua latina, Le rinnovo la mia gratitudine per averne voluto redigere una così lusinghiera "premessa". 
   Mi permetto di inviare un mio semplice scritto sollecitatomi dalla lettura della poesia di Neruda comparsa nel Blog il 14 scorso. Non mi ritengo all'altezza di redigere una critica letteraria: il mio potrebbe essere un contributo per far riemergere dalle nostre memorie i grandi del passato. Saluti cordiali

 Maria Rosaria De Lucia  

  Parallelismo tra William Shakespeare (1564-1616), Pedro Calderon de la Barca (1600-1681) e Pablo Neruda (1904-1973)
La lettura della poesia di Pablo Neruda, pubblicata il 14 aprile, mi ha riportato alla memoria suggestioni  di due pilastri della letteratura.

We are such stuff
As dreams are made on, and our little life
Is rounded with a sleep (La tempesta, Atto IV)

Siamo, tanto come lo sono i sogni, un nulla
e la nostra picciol vita
si conclude con un sonno.  

Mi piace, nel tradurre i versi di William Shakespeare, andare contro corrente, rispetto alle traduzioni più diffuse e dare al vocabolo “stuff” , anziché il significato di sostanza, materia,  il primitivo di “cosa di nessun pregio”. Stuff, anche stoffa. Richiamo un estratto de “La giacca” di Nazario Pardini: “A ripensare bene , l’ho visto fino a poco tempo fa quel pezzetto di stoffa; alla fine, serviva a far brillare la vetrina. Peccato sia scomparso per l’usura”.  L’usura: più clemente verso una cosa di nessun pregio (solo dal punto di vista della stoffa in sé, invece di grande valore perché è stata la giacca del papà)  perché il pezzetto di stoffa è sopravvissuto anni, almeno nella percezione visiva,  ad un padre, ad un fratello che vivono “in cieli senza fine” raggiunti poi anche dalla madre … Torniamo a Shakespeare, i sogni sono un nulla, fatti di impalpabilità, durano, incerti nel loro presentarsi e scomparire, lo spazio di una notte e tra un nulla e l’altro, tra un coricarsi ed uno svegliarsi, arriverà il coricarsi definitivo per il sonno eterno.

¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño:
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son. (La vida es sueño)

Cos’è la vita? Illusione,
ombra, finzione,
e il bene più grande è piccolo:
ossia,  tutta la vita è sogno,
e i sogni, sono sogni.   

Leggendo i versi di Calderon de la Barca, estrapolati dal contesto dell’opera, si ha una visione parziale del suo pensiero: potrebbe voler esprimere che l’affannarsi quotidiano alla resa dei conti non è che una distorsione delle reali aspirazioni di ognuno di noi, costretti a vivere nell’ombra  per non estrinsecare le individualità, fingendo di essere parte di un sistema che non ci si attaglia, lasciando ai vari burattinai che si incontrano lungo il cammino di muovere i fili della marionetta. Però c’è una salvezza, è una grande/piccola via di fuga: al termine ci parrà di aver solo sognato, un sogno più o meno lungo, ma comunque solo di un sogno si è trattato.

Estimo hechos de la misma materia
De los quales estàn hechos los sueños (El beso)

Siamo fatti della stessa materia
della quale sono fatti i sogni

 Pablo Neruda (sempre che sia stato lui l’autore della poesia, giacché viene considerata di attribuzione incerta), inserendo ne Il bacio una sua rivisitazione dei versi shakespeariani, ha  sublimato la concezione  dell’amore in assenza di corporeità, quella corporeità che, anziché arricchire il sentimento, lo depaupera: la sua comunicazione  è affidata al vento, ad una nuvola, al sogno, al respiro, al riflesso del bello, ai raggi del sole, alla primavera che esalta il suo passaggio ammantando di splendidi fiori gli alberi di ciliegio. Anche se è mancata l’originalità dell’ispirazione è però stato raggiunto un lirismo dalla forte presa emotiva. 

 M. R. DE LUCIA

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