venerdì 6 maggio 2016

ESPRIMETE IL VOSTRO PARERE SUL TEMA "LA POESIA"

E’ ANCORA POSSIBILE LA POESIA NELLA SOCIETA’ DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA?

(Traccia degli esami di maturità della prima prova scritta, 2003)



DOCUMENTI


“La poesia è, ormai, un “genere” letterario sempre più specialistico, che non interessa nessuno, o quasi, al di fuori delle università e di una cerchia ristretta di cultori…Ma la poesia da sempre, aspira a essere popolare; e questo fatto genera qualche equivoco…L’impopolarità della poesia sembra irreversibile. In passato, la poesia diventava popolare sulla spinta delle grandi idee, delle grandi emozioni, delle grandi cause (giuste o sbagliate). Oggi, il pacifismo non ha un vate, la causa palestinese e le sofferenze del popolo israeliano non hanno un vate, Bin Laden balbetta versi non suoi, Karadzic è meglio dimenticarlo. Forse, un capitolo della storia umana si è chiuso per sempre.”

S. Vassalli, Il declino del vate, IL CORRIERE DELLA SERA 12/1/03


“…la poesia non muore mai del tutto. Se morisse la poesia, allora si atrofizzerebbero mortalmente anche il linguaggio e il pensiero, e non sarebbe un capitolo della storia umana a chiudersi, ma sarebbe l’umanità stessa a cambiare. Bisogna indicarli gli assassini della poesia: non sono certo il popolo, i ragazzi e le ragazze, i lavoratori, gli anziani, le persone comuni, ma sono tra i poeti e gli intellettuali stessi, almeno tra quelli che vivono di rendita su vecchie posizioni nichiliste, materialistiche ed eurocentriche, sono tra quei borghesi corrotti, cinici, conformisti, pigri, incolti che rappresentano il ventre molle della classe dirigente italiana, sono tra i cultori del trash, sono tra coloro che attaccano e avvelenano la Madre Terra, sono tra i sostenitori di una inedita gerarchia in cui Denaro e Tecnica occupano il primo posto nella scala dei valori…Se popolare è tutto ciò che riguarda i consigli per gli acquisti, il luccicante ma miserabile mondo della moda, degli spot, del calciomercato allora è meglio che la poesia non sia popolare. Lei è di più, è universale. E quelli che la vogliono uccidere non ce la faranno.”


G. Conte, Ma la poesia non sempre deve essere popolare, IL CORRIERE DELLA SERA 15/1/03      

64 commenti:

  1. considerazioni inattuali sulla poesia e i poeti (ossa/i della vanità)fatte appena ieri


    OSSO DI VANITÀ

    gettarsi nella fiaccola l'abisso
    si accende un tremito discende
    saluta il cenobita che arranca
    una distrazione di merito emerge

    fiocca una sillaba accanto all'altra
    la ragazza pedala come un mantice
    dai tomi di carta una tempesta di voci
    i poeti si affrettano alle uscite in uso

    l'emergenza sfiora un calpestio di rose
    un profumo si leva dalla mulattiera
    diverge l'ansia la via si sfiocca a nudo
    gli argini vietano e indirizzano il flusso

    fa da scudo la temperanza al premio
    tutti vorrebbero l'alloro terreno
    scudisciate al destriero che stalla
    esorbitano gli esuli i dilettanti i vecchi

    i giovani premono alle loro spalle
    non hanno cura dei vegliardi uno iato
    è la presenza che divide l'editor sui
    vigila e presiede dalla sala si stampa

    l'ufficio delle ore referenziale al canto
    vomiche di parole un soffio un'apnea
    eterno ossimoro del tutto che passa
    quello che resta è l'osso delle vanità

    Maurizio Soldini

    Roma, 5 maggio 2016

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  2. Poesia è recupero dell'antica epopteia, ricerca di una luce oscurata dalle malvagità di Kronos. E' conoscenza, offerta di verità, affannosamente cercata dalle scienze esatte, e traduzione di un eterno invisibile, incontaminato.

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  3. caro Nazario,
    preferisco non commentare queste belle frasi di Sebastiano Vassalli e di Giuseppe Conte. Preferisco non dire che il Re è nudo. E anche la Regina è nuda. Basta guardarli.
    Certo, che ci sono dei responsabili primari. Ma di essi non vogliamo parlarne? E' un tabu? Io mi sono già espresso in passato su lombradelleparole numerose volte e non voglio ripetermi, tanto sarebbe inutile.

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  4. Fa bene Conte a scrivere il suo J'accuse, ma credo che queste interessanti riflessioni non facciano un’appropriata analisi del contesto. Iniziamo con lo stabilire che la poesia è un viaggio interiore (se fosse esteriore sarebbe pura esibizione), una ricerca di quella voce segreta e intima che parla a tutti noi, nasce da un’esigenza profonda, per questo la poesia non morirà mai. Se non la legge nessuno è perché si pubblica troppa spazzatura? Forse, e in quel caso la colpa non è solo degli editori, ma anche di molti autori che, credendosi poeti e non mettendosi in discussione, scelgono la strada della pubblicazione a tutti i costi. Si può anche dire che la diseducazione operata dai mezzi di comunicazione ci fa perder tempo a dibattere sulle curve delle star di Hollywood e ci fa dimenticare che la primavera è un volo di rondini la mattina. Ma non basta perché la necessità di riscoprire il volo delle rondini è in noi e bussa alla porta se inascoltata.
    In conclusione: la poesia non ha mai avuto vita facile, basta pensare che cento anni fa si era quasi tutti analfabeti, come possiamo dire che c’era chi la leggeva? Oggi che il mercato impone le sue leggi, oggi che tutti possono leggere, la poesia vive ai margini perché, per sua natura, si ribella alle logiche del mercato, e vive ai margini della società. Si può dire che non si vende, non si può dire che muore!
    (poi si può dire che c'è poesia e Poesia, ma questa è un'altra storia)
    Claudio Fiorentini

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  5. Mi sembra di aver già condiviso su questo stesso blog le mie riflessioni in merito alla poesia e alla cultura in genere. Parlerò tuttavia con franchezza, senza la veste, che peraltro non posseggo, del critico letterario. La poesia non muore mai, credo, anzi ne sono convinta. Muore invece il gusto, il rispetto, il beneficio della poesia. La poesia che prescinde da qualunque finalità evoca l’Assoluto, il Divino. Troviamo qua e là sprazzi di tale ricerca poetica, ma è più facile il contrario. La poesia trasmette valori etici universali: insegna a distinguere il giusto dall’ingiusto, insegna a guardarsi dai “mangiatori di doni”, insegna l’onestà. Ma tutto ciò è fuori moda. La poesia insegna a riconoscere il ritmo della vita, a non dolersi troppo nel dolore e a non esaltarsi troppo nella buona sorte. Ma oggi siamo nella società degli eccessi. La poesia insegna a velare di pudore i propri sentimenti. Sui social avviene il contrario. La poesia esorta il soldato in battaglia, i popoli a difendere la propria terra. Ma oggi anneghiamo nell’indifferenza e non sappiamo cosa si agiti nell’animo di chi soffre per mancanza di libertà di espressione. La poesia parla di drammi ma non porta sulla scena l’orrido. Oggi l’orrido occupa le pagine dei giornali e lo schermo televisivo senza pietà per i drammi che si vivono. La poesia celebra gli eroi. Nel nostro tempo non ci sono più eroi o stentiamo a riconoscere quelli veri. La poesia ha i suoi mecenati desiderosi di abbeverarsi alla cultura, ma oggi l’unico obiettivo è il guadagno procurato perfino con “prodotti” che sono la negazione della cultura in genere e della poesia in particolare. La poesia raccoglie i fremiti della religiosità personale e collettiva, ma oggi “Dio è morto” per i più. La poesia si compiace del gioco, del trastullo retorico, di danzare in versi diversi, senza tuttavia ottundere l’ispirazione. Oggi abbiamo i saltimbanchi della parola piegata e piagata e abusata senza ritegno, svuotata di significato. La poesia sa cogliere il poetico in qualunque “banalità”. Oggi ogni banalità pretende di dimorare a tutto tondo sul Parnaso. La poesia sa coniugare la sintesi estrema di vita-morte,pianto-riso, lode- dileggio con garbo e con ferocia, ma sempre con sincerità intellettuale. Oggi il giudizio censura la satira, predilige la volgare offesa ridanciana. Infine la poesia è preghiera secondo la propria tradizione. Oggi vengono tirati giù i Crocifissi perché nessuno si offenda. La Poesia è la Venere del Botticelli che si nasconde perché le cagne inferocite non le strappino la veste di seta. Ma non è morta.
    Adriana Pedicini

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    1. Tutto giusto e tutto vero, condivido appieno.
      Claudio Vicario

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. "La poesia cos'è?"
    difficile etichettarla,imbrigliarla in schemi .
    Io credo che la poesia sia qualcosa che
    nasce da uno spazio interiore di silenzio,sia creazione di immagini mentali,capacità d'intercettare le emozioni di tutti e piegare la parola ad esprimerle, rintracciare segnali relazionali emotivi per condurre il fruitore alla introspezione e alla ricerca della verità.

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  8. Non solo “è ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa”, ma è proprio con essa che la comunicazione diviene salvifica. In tempi come gli attuali, in un mondo secolarizzato dalla tecnica e dalla comunicazione di massa (di cui siamo divenuti servitori) è proprio la poesia la guida che sostiene il nostro vivere. Ho avuto modo di esprimere il mio pensiero su un articolo pubblicato nei giorni scorsi qui su Lèucade, ne riporto la parte conclusiva: “..All’arte, e solo all’arte, sembra così affidato il gravoso quanto esaltante compito di restaurare quell’ “humanitas” dei valori in grado di sottrarre la coscienza dell’uomo al tragico destino della reificazione, al farsi essa stessa “cosa” tra le “cose” da cui è assediata e insidiata nella civiltà della tecnica...La poesia, in particolare, come manifestazione autentica di vita dello spirito che si alimenta “del sentire” del poeta, risulta essere un luogo dove il tempo e lo spazio non
    sottostanno alle regole del senso comune, della logica elementare, bensì a quelle assai meno cogenti – e anzi, per definizione, “caotiche” e insofferenti di ogni disciplina – dell’immaginazione, in ciò rivelando la sua stretta affinità con la sfera onirica. Sicché essa appare come lo strumento più idoneo, tra i campi abitati dalla parola, ad esprimere l’ineffabilità delle emozioni umane.
    La poesia costituisce dunque una sfera di libertà, dove ogni cosa è possibile, ogni regola revocabile, ogni trasgressione ammissibile. Grazie soprattutto ad essa, abbiamo l’impressione di poter superare i nostri limiti e di poter attingere per intuizione, meglio che con qualunque altro mezzo, il mistero dell’essere, pur senza mai riuscire davvero – beninteso – ad infrangerne l’insondabilità.
    Ecco perché l’uomo del XXI secolo, il secolo della velocità e dello smarrimento, della socialità virtuale e del solipsismo, può ritrovare proprio nella poesia, e nell’arte in generale, l’alleato più fidato per indagare sulla propria essenza e riflettere sul proprio destino, oggi oscurati da idoli assai potenti.
    Sonia Giovannetti

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  9. L’ETERNO CANTO DI ORFEO
    .
    Ovunque c’è poesia. Ovunque guardi
    con animo commosso ed occhio attento
    al più piccolo fiore tra le pietre
    sbocciato a stento, ma con vital forza
    d’aprirsi un varco, d’innalzarsi al cielo,
    c’è poesia fiorente intorno ai petali
    come intenso profumo in primavera.
    .
    Orfeo risorto, non mai morto Orfeo.
    Perenne il canto suo nella natura,
    nel cielo, nelle stelle, nella luna
    piena, calante, oppure nuova e tacita
    nella valle, o crescente sopra i colli
    come sottile falce all’orizzonte.
    Ovunque è poesia. Eterno è Orfeo.
    .
    dal libro "Echi e sussurri", Firenze 2015
    .
    Giorgina Busca Gernetti

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  10. E’ ANCORA POSSIBILE LA POESIA NELLA SOCIETA’ DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA?
    D’impulso, a questa domanda, noi così immersi nella alienante quotidianità, si risponderebbe di no, ( e mi piacerebbe avere il polso delle risposte degli studenti cui è stato sottoposto l’erculeo quesito) e forse anche dopo averci ben pensato, inseguendo gli umori catastrofici del compianto S. Vassalli che ha abdicato alla poesia, dopo aver inseguito quella sperimentale e di denuncia dei suoi anni giovanili, che non trovava aperture credibili né liberazione dal represso.
    Poi ha recuperato nella prosa, nel romanzo, sia il fuoco spento, sia la memoria, sia la vena ironica, sia l’emersione di frammenti di autenticità…Ha recuperato la poesia- la parola che unisce ad divino, il miracolo- nella nostra storia disperante, problematica, pericolosa, inquietante, irrazionale, ma nostra…di umanità in crisi che non riesce a scandagliare il fondo da cui proviene la perdita.
    Il canto romantico non è più possibile: incombe il quotidiano nevrotico volutamente minimalista. Non è più possibile rifugiarsi nel proprio privato sentimentale, edenico o nostalgico o liricamente dolente. Neppure l’esercizio colto, documentato, stilistico può per sé dare risposte esaurienti.
    Ma non è augurabile neppure la sua definitiva rinuncia. Il rischio è la mediocrità del sentire, la banalità del dire, l’atrofizzazione dei sentimenti.
    Io non so cosa davvero sia la poesia, vorrei tanto saperlo, avere una risposta rassicurante.
    Eppure la poesia non è morta. perché la poesia è vita. Le Muse non ci hanno abbandonato: forse dormono, forse piangono, forse ci stanno pazientemente aspettando, ridendo delle logiche degli editor e del mercato….

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  11. Gian Piero Stefanoni6 maggio 2016 08:11

    Credo che nello scritto della Pedicini (che sottoscrivo dall'inizio alla fine) ci sia tutta la risposta, piena e nel rimando ancora interrogativa a conferma dunque di una natura di prossimità e cura e custodia dell'umano che ha in questa sua continua sacralità la sua presenza, la sua possibilità sempre. Aggiungo che il discrimine di risonanza è tra una scrittura madre- e figlia- attiva di questa veglia, entro un'espressione di fedeltà al mondo chiaramente, liberamente resa in quella riduzione delle distanze che è nel carattere stesso della nominazione poetica ed una capacità all'ascolto che è al contempo desiderio e tensione, educazione all'insieme e all'origine (giacché, vien da sé, nella dialettica e nella compiutezza d'ogni incontro, pur'anche nelle diversità, bisogna essere almeno in due). E forse è nel concetto d'insieme la risposta in un tempo che nei riferimenti, nelle seduzioni e nella parvenza delle consegne globali delle voci, in realtà si va, ci va defraudando (come anche da altri più sopra è stato detto). Un deficit culturale e sociale di valori di attenzione, sguardo, reciprocità cui la poesia può e deve rispondere tralasciando il suo eccesso di scrittura dell'io per determinarsi sempre più in quella del noi grazie a una parola che affondi nel mondo a levigarlo, a scrostarlo dal peso di tutto ciò che ne comprime il respiro, la sacralità ripeto, insomma, nella direzione della vita.

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  12. le comunicazioni sono solo apparentemente di massa, vogliono promettere ciò che non mantengono (comprensione, sensibilità, fratellanza, cultura, comunanza) non mi sembra che ci sia una comunicazione tra le masse né tra gli individui più di quanta ce ne sia tra chi legge o scrive poesia, la poesia è anch'essa di massa, per questo è agonizzante in un momento di sovracomunicazione che non costruisce, né comunica realmente.

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    1. ovviamente per "poesia di massa" non intendo poesia del noi, non esiste nessun noi, esistono solo tanti io annichiliti, che cercano ristoro in una comunicazione globalizza apparente

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  13. POESIA
    .
    Amica sacra dei miei giorni amari
    tu sei, fedele e cara mia compagna
    di sofferenze, di gioie, d’amore,
    dell’emozioni che l’animo sfiorano
    ogni istante del giorno e della notte
    insonne, da tormenti ottenebrata.
    .
    Mi specchio in te, mia fida confidente,
    e più profondamente
    tu affondi in me le tue lievi radici.
    .
    Tu, voce mia, sai dire ciò che l’animo
    sente soffrendo o fremendo di gioia.
    Tu serbi e rendi eterne le memorie
    che nel passato la mente ritrova;
    tu vive e colorite le sai rendere
    il tempo sconfiggendo con il canto.
    .
    Lo specchio sei della mia vita oscura,
    specchio della memoria,
    libro perenne d’ogni mia sventura.
    .
    Amica mia, restami accanto ancora
    nei giorni buî del mio disinganno,
    spente le vaghe illusioni di luce.
    Tu, degli affanni mia consolatrice,
    con il miele dei versi il mio dolore
    lenisci e sana, mio divino farmaco.
    .
    Come aurea pioggia su di me discendi
    ad irrorare l’animo
    di sereni, amorosi sentimenti.
    .
    dal libro "Echi e sussurri", Firenze 2015
    .
    Non è obbligatorio abbandonare la "scrittura dell'io" a favore di quella del "noi". Ciascuno scrive come l'animo gli detta, a meno che non accetti la massificazione anche nello scrivere e si adegui alla moda del tempo.
    .
    Giorgina Busca Gernetti

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  14. Poesia non è legata a Kronos (al tempo malvagio o buono che sia) ma al Kairos (il tempo opportuno) e finché ci sarà ...l'Occasione lì è Poesia pronta a cogliere chi coglie.

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    1. Concordo. Nel Kairos scocca la scintilla divina che accende l'animo e dà vita al Poiein.
      GBG

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  15. La poesia è verità, ricerca, analisi, generosità, un mezzo attraverso il quale si può dar sfogo a sentimenti, emozioni, ricordi, paure nascoste. È il desiderio di mettersi a nudo, di esprimere se stessi “in toto”, un mezzo per conoscersi a fondo. La poesia ci rende vulnerabili, permettendoci di condividere col mondo esterno i nostri desideri e le nostre fragilità. E’ la capacità di cogliere il meraviglioso delle cose semplici. E’ creatività, libera espressione svincolata da ideologie e modelli che ci vengono imposti. E’ possibilità. E’ il sollievo di una società troppo cinica. La poesia è l’esito cicatriziale di un ideogramma d’emozione, la poesia è l’arte che libera l’animo ma che riesce a catturarlo in poche parole! La poesia è arte, è sensibilità, è introspezione, ma non tutti siamo poeti. La poesia è malattia e terapia, ossessione e sfogo, ma soprattutto è libertà, non serve seguire teoremi e procedure. La poesia fa parte di noi, nasce con noi, la poesia non morirà mai. Purtroppo la mitica figura del Poeta sta scomparendo perché la poesia richiede tempo e riflessione mentre il mondo tecnologico di oggi (che ha smesso di pensare e che detesto) esige rapidità ed immediatezza.
    Emma Mazzuca

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  16. NON AVESSI INCONTRATO LEI

    Non avessi incontrato lei sarei alla deriva. Fu un amore repentino, una soluzione imprevista. Esistere per qualcosa che esigeva da me il meglio per approdare al mondo. Escluso da esso nelle forme del quotidiano, ad esso giungere per mezzo della parola. Per mezzo d’immagini rubate al mare del possibile immaginato o visto. Essere, semplicemente, in contatto con il tutto e con il nulla: il più vuoto dei mortali con un tesoro nella sacca. Come un delfino, signore del salto e delle rotte. Cominciò a vent’anni la ricerca, la sete d’una luce intravista, il ritorno a casa: dopo la curva il fumo dei camini, le illuminate finestre del borgo dell’eterna giovinezza. Questo il mio rapporto con la Signora, parola dopo parola, anni di schermaglie e di illusioni. Temerario e incauto insieme, così vicino al fuoco da non vederne il rischio. Ciò che si manipola è infatti magma puro, il primo fiato delle cose, la ricaduta dei Troni e delle Dominazioni, di quell’Unico da cui provengono eternamente e la grandine e le rose. È stare a dimora sull’orlo di un vulcano, in un capanno, e invocare a ogni verso una venuta, finché giunge per ognuno quella senza intermediari, e il Creativo è lì, nel tuono che precede lo smottamento e la paura. Non andiamo da salariati a indagare il caos, lo sguardo furtivo non inganna il magma che pullula sotto la crosta. Su chiamata è il sigillo. E il nome non è importante.
    Egidio Montini

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  17. Vorrei preliminarmente affermare che la poesia non morirà fino a quando esisterà l’uomo, perché la poesia vive e si manifesta nell’essere umano e per l’essere umano (dove il “per” ha almeno i significati di complemento di mezzo, di fine, di vantaggio, d’agente). Insomma, se non ci fosse l’uomo non avrebbe vita la poesia. Chi, infatti, ne avrebbe la percezione?
    Ciò detto, l’affermazione di Vassalli “Ma la poesia da sempre aspira a essere popolare” mi pare quanto meno forzata. Ritengo che la poesia aspiri ad essere semplicemente se stessa; e questo è già tanto, voglio dire che sarebbe già un bel guadagno o una grande impresa, con tutte le tentazioni, i tentativi e le trappole (innanzitutto una retorica deteriore) che la forzano a uscire -protagonista il poeta stesso- fuori dal suo alveo, a tradire se stessa e la sua natura.
    “Bisogna indicarli gli assassini della poesia”, scrive Conte con una certa enfasi. L’espressione non mi pare corretta, in quanto non ci sono assassini della poesia (anche perché -ripeto- la poesia per fortuna non è morta e mai morirà), ma semmai persone che non se ne curano, in quanto perseguono molto meno nobili interessi che vanno magari a discapito della poesia. A meno che non si voglia intendere il termine “assassini” come “aspiranti assassini”. E qui allora sì che andrebbero incluse intere schiere di sedicenti poeti.
    A mio parere e per i motivi che ho esposti, la domanda “È ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?” rischia di apparire priva di ogni fondamento, anzi inutile, oziosa. È l’uomo la poesia, perché senza di lui la poesia non esiste. Si potrà dunque correttamente parlare di periodi storici più o meno felici sotto il profilo della creatività artistica e poetica, ma mai porsi domande del tipo “È ancora possibile la poesia...” o ipotizzarne addirittura la morte, perché questa forma d’arte è una manifestazione dello spirito umano assolutamente necessaria e perciò avrà sempre nella vita un suo spazio, certamente con dei confini non netti né fissi, ma anzi flessuosi ed oscillanti, mutevoli e indefiniti. Uno spazio, però, mai eliminabile.
    Pasquale Balestriere

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  18. E' sufficiente leggere i commenti precedenti per comprendere quanto sono diverse le idee che riguardano il mondo della poesia. Da profana ho la sensazione che non si tratti di un'esperienza artistica destinata a perdere valore. Le poesie, che siano civili, appassionate, aggressive, sanguigne, plebee, brucianti di carità o di furore, rappresentano sempre e comunque l'espressione della capacità d'ispirazione e di creazione dell'uomo. Possono risultare prive di mordente, troppo legate al laboratorio 'realista', ma nel bene e nel male, rappresentano il logico sviluppo di un ideale di poesia. A mio umile avviso spesso la sovrabbondanza della materia rischia di far sì che si sconfini nel prosastico e si perda di vista l'essenza del coinvolgimento passionale dell'Autore o il suo zelo ideologico, in caso di versi di carattere sociale. Lo splendore opimo e prezioso di molti Poeti contemporanei, tuttavia, trascende dalle tendenze eloquenti e verbose, in quanto è sostenuto da un caleidoscopio mirabile di immagini e da una capacità instancabile di variazione nell'ambito di uno stile omogeneo. Al di là della lunghezza dei versi mi ostino a ripetere che non ci si inventa Poeti. Occorrono basi di conoscenza e capacità di conferire alle liriche l'andamento sinuoso, ricco di pause ritmiche, che suggeriscono scansioni intense ed energiche. Non è necessario attenersi agli schemi metrici, ma credo occorra conoscerli, per evitare i danni di coloro che si sentono poeti 'andando a capo'... Credo fermamente in questo secolo e nei suoi Poeti. Le situazioni sociali non possono limitare l'Arte. A volte, incredibilmente, divengono fattori di nuova ispirazione. Il nichilismo serve a non fare. A darsi per vinti. Noi siamo vivi e cerchiamo , in modo diverso, di adoperarci ogni giorno, per l'Umanesimo del ventunesimo secolo.
    Un caro abbraccio a tutti!
    Maria Rizzi

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  19. Il dibattito in corso è simile a quello che si sta svolgendo in un'altra sezione del blog dove purtroppo non si registrano così numerosi contributi. La discussione aperta da Vito Lolli, cui il sottoscritto e pochi altri sono intervenuti, può forse sembrare più specialistica, ma in fin dei conti l'interrogazione è la stessa: esiste ancora uno spazio per il mito, per la poesia? E se esiste, qual'è? Non è oziosa la domanda, in un tempo come il nostro dove l'umanità sta rischiando seriamente di uscire di scena. La poesia è l'uomo stesso, concordo con Balestriere, ma l'uomo è in pericolo e potrà sopravvivere alla propria insipienza solo dando fondo a tutta la propria energia spirituale. Lo sappiamo, è lo "spirito" il vero territorio della poesia, ma questo purtroppo è un termine che sta cadendo in oblio. Mai la società è stata aggressiva come oggi nei confronti dell'individuo umano. Ed è nell'individuo che risiede lo spirito, la sua creatività, la sua capacità di pensare in originale, anziché in fotocopia, come i modelli standardizzati e automatizzati di oggi sembrano imporre, rubando l'uomo a se stesso, alla propria vita interiore. La poesia è là che risiede, nella vita interiore, e non è affatto intimismo come potrebbe sembrare, perché la coscienza interiore è immersa nella più profonda vita universale. Cosa fare? Non si tratta certo di cambiare il mondo (anche perché nessuno può farlo), ma si tratta di approfondire lo sguardo dentro se stessi per rinnovarsi sempre ed acquisire sempre nuove energie. C'è chi lo fa e va benissimo, ma la pratica può e deve essere più estesa. Solo così, a mio parere, si può arginare l'aggressione imperante, salvaguardando uno spazio salvifico per l'uomo e per la poesia dell'uomo.
    Franco Campegiani

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  20. Per esistere, la «poesia» deve essere definita ontologicamente. Dalla domanda cos’è «poesia» non si è mai riuscito a estrarre un «nucleo» epistemologico forte, in grado di dare a essa autonomia da altre forme di scrittura. L’onere della definizione di «poesia» spetta al «poeta», figura che non ha senso se – aprioristicamente- non riesca a definire ontologicamente la categoria artistica della «poesia». Prima di essere «poeta», il «poeta» è scrittore. Dunque la «poesia» nient’altro è che un documento (nel senso etimologico del termine docère), della medesima dignità (se non minore) di altri documenti storici, come le tavolette dell’archivio di Cnosso, il Corpus iuris Iustinianeum, il Contra Eutychen et Nestorium di Boezio, il trattato di Cateau-Cambrésis, i verbali della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 Luglio del 1943, uno scontrino di un iper-mercato. Non ha ragione di esistere, ontologicamente, nessuna autonoma «forma-poesia», distaccata, ontologicamente, dalle altre «forme-documento» della storia. Chi discute di «forma-poesia» tradizionale o è un ingenuo, o un furbo, o cerca di contrabbandare un «giudizio» individuale per una categoria ontologica consolidata.

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  21. Avendo già in diverse occasioni trattato di questo tema scelgo a commento il testo apparso nel blog diepicanuova curato da Franco Romanò e Paolo Rabissi.
    Caro Franco,
    ho letto con attenzione quanto dite tu e Paolo Rabissi e per cominciare posso dire che è da un po' che anch'io sto riflettendo su quale poesia sia necessaria oggi. Tuttavia mi dico pure che forse è un falso problema perché la gente va comunque al cinema, alle mostre d'arte, a teatro, ai concerti (sì è vero un po' meno alle letture di poesia) e che dunque l'arte è necessaria, risponde a delle esigenze profonde dell'animo umano che vanno oltre le preoccupazioni per il futuro, per la crisi economica. Insomma risponde a delle esigenze che prescindono dal periodo storico. Che la poesia è comunque e sempre necessaria qualsiasi volto essa abbia. Ma queste sono tutte considerazioni ovvie e banali. Però è pure innegabile che i tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a delle istanze che non possiamo ignorare. Dal mio balcone al sesto piano che affaccia su un mercato rionale nel pomeriggio, prima che arrivino gli operatori dell'Ama, vedo poveri cristi e gabbiani contendersi frutta e verdura rimaste a terra e mi chiedo quale poesia potrei leggere a quella persona? e che penserebbe? mi manderebbe a quel paese? penserebbe che la sto prendendo in giro? o magari ne sarebbe contento? Addrizzerebbe la schiena e starebbe ad ascoltarmi? Subito dopo penso a Neruda, a Neruda che va a leggere poesie ai minatori cileni che lo ascoltano, si commuovono, li recitano a memoria e non credo che gli leggesse poesie sulle terribili condizioni in cui vivono i minatori altrimenti credo proprio che lo avrebbero cacciato a pedate nel sedere! Sulla poesia ho delle idee contraddittorie, forse è l'unico modo di avere idee sulla poesia. Un mio amico dice che le poesie dovrebbero essere pietre, io gli ho detto ok, ma non per lapidare semmai per smuovere le acque stagnanti della nostra coscienza (anche se ogni tanto lapidare – a parole - qualcuno sarebbe cosa buona e giusta. ma la bellezza poi, mi chiedo pure, dove finisce? non muore assieme al lapidato?). Poi mi dico che il poeta deve essere un po' rabdomante e cogliere le esigenze della gente, un medium che viene a contatto con lo spirito del tempo che gli suggerisce cosa è necessario scrivere in quel momento. Ma il poeta deve seguire le necessità del mondo o le proprie? E la poesia parlando a tutti i livelli dell'essere non è in qualche modo sempre attuale anche se non è contemporanea? E le proprie necessità non sono poi quelle del mondo, visto che pure il poeta vive nel mondo e non sulle nuvole come pensa qualcuno? Voglio dire che la poesia non può essere slegata dal proprio tempo, perché non lo è il poeta che la scrive anche se sì Pasternak si affacciò alla finestra e chiese ai bambini che giocavano “Miei cari, qual millennio è adesso nel nostro cortile?” ma certo la sua domanda alla vigilia della rivoluzione del 1917 ha l'aspetto di una premonizione, di un pre-sentimento dell'andamento dei tempi e dunque testimonia di quanto egli fosse e sentisse il tempo in cui stava vivendo. Ultimamente mi è capitato di avere la tentazione di chiedere alla prima persona che avessi incontrato “scusi, lei cosa si aspetta dai poeti?”. Io certo non scrivo per gli altri, né scrivo ciò che penso possa piacere e/o interessare agli altri e penso che nessun poeta serio lo faccia. Scrivo perché non posso non scrivere come diceva di sé un poeta ben più grande di me come è Marina Cvetaeva. Riguardo ai ripiegamenti esistenziali in effetti sì il rischio di parlarsi addosso c'è ed è quello che temevo io con Diario inverso, invece poi a quanto pare pur parlando/raccontando di fatti personali è accaduto che le persone ci si sono riconosciute, e così mi è capitato durante alcune letture quando qualcuno alla fine è venuto a dirmi che quanto avevo letto corrispondeva al suo sentire, che avevo espresso quanto provava ma a cui non era riuscito a dare le parole giuste. Ecco forse è qui la questione.

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  22. Trovare le parole giuste. La poesia è questione di esattezza e di verità questo la gente lo sente e riconosce la poesia perché la poesia è fatta di parole e deve parlare non sproloquiare, anche questa sembra una banalità, ma in fondo non lo è. Sto rileggendo in questi giorni “L'angelo necessario” e mi piace quanto dice Stevens a proposito della poesia che ci aiuta a vivere la nostra vita, che ne esalta il sapore. (Ma concordo con lui anche quando dice che il soggetto del poeta è la sua idea del mondo) Penso sia capitato a più di qualcuno che in un momento buio della propria esistenza la lettura di una poesia sia stata d'aiuto, abbia portato un poco di luce, di conforto (così come l'ascolto di una musica, il godimento di un'opera d'arte), ma sia pure stata di illuminazione, di maggiore consapevolezza perché la poesia come dice ancora il mio amico poeta e io con lui è un seme, ma mi piace immaginarla pure come un batterio buono, un globulo bianco, che attacca e cerca di sconfiggere le tante malattie che minano la salute dell'anima. Durante la mia adolescenza leggere le poesie di Leopardi, di Ungaretti e pure di Tagore mi faceva sentire meno sola e meno ostile quel mondo che mi si parava davanti e mi strappava all'infanzia. Ma tornando alla necessità di una poesia epica che torni a guardare alla Storia (per quanto riguarda il nuovo che chiede di essere nominato la poesia lo fa, lo fa tutta la poesia), volevo dirti che ho una cara amica di sinistra che partecipa a tutte le manifestazioni - in qualsiasi città si tengano, lei prende e parte - in difesa di quei diritti umani in cui tutti crediamo eppure io no, non ho mai partecipato a nessuna manifestazione e pensavo di contro alla mia esperienza di volontariato alla Caritas e a quella della distribuzione del cibo ai senza fissa dimora che vivono nelle stazioni qui a Roma e riflettevo sul fatto che è quest'ultima la dimensione che mi si addice maggiormente. Che io devo guardarlo negli occhi l'altro, il disgraziato, lo sventurato, lo devo toccare, gli devo parlare e che dunque se gli ideali non si incarnano in persone concrete faccio fatica a viverli. E così per la poesia. La Storia con la s maiuscola mi interessa fino a un certo punto, mi interessa di più la storia con la s maiuscola delle persone che non hanno voce o l'hanno flebile. Allora la poesia amplifica la loro voce, questo sì ed è quello che ho cercato di fare nei poemetti di “La vita in dissolvenza” di cui parlavamo in quel bar di via Giulia. Poemetti/monologhi, come li ho chiamati, in cui ho dato voce a donne la cui storia è sconosciuta ai più, in cui racconto un momento cruciale della loro vita su cui altri possono emozionarsi, riflettere, ritrovare una parte di sé.
    Ho scritto queste righe di getto e me ne scuso ma ci tenevo a condividere con te i miei pur confusi pensieri, scritte quasi di getto e perdonami alcune ingenuità scrivo mentre penso mentre di solito scrivo dopo aver pensato anche se scrivere e pensare la scrittura è un validissimo alleato del pensiero, a volte si tira dietro dei felicissimi pensieri, delle illuminate intuizioni.

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  23. E' ancora possibile la poesia? Sì, a meno che l'uomo decida di rinunciare alla riflessione.
    Che non diventi un organismo puramente vegetativo. Per uomo intendo quella componente dell’Universo nella quale l’esistenza è conosciuta dall'interno.
    L'interiorità, la riflessione, l'azione riflessa e mediata, il linguaggio riflesso, il pensiero concettuale, conducono inevitabilmente alla poesia.
    Resta il problema che l'attuale società sembra relegarla in secondo piano o peggio nell'angolo più oscuro. Ricordo il discorso di Montale:
    “ Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione. (..) In tale paesaggio di esibizionismo isterico, quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?”
    Ma voglio pure ricordare l’Anima Invincibile del poeta William Ernest Henley, il quale in circostanze terribili, un vero e proprio calvario presso un letto di ospedale, trovò la forza di scrivere la poesia Invictus. La recitava nel proprio intimo Nelson Mandela durante i ventisette anni di dura prigionia. Dalla potenza di quelle parole poetiche trovo la forza per non soccombere, per non disperare. Avrebbe fatto bene Vassalli ad interrogare Mandela sulla necessità della poesia, oggi e in qualsiasi altro momento della storia dell'uomo.
    Ubaldo de Robertis

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  24. LA BARCA BIANCA.
    Bastava un percorso di parole
    per arrivare a te.
    Ma i giorni erano muti.
    I sentieri non avevano voce.
    Afoni i campi incolti.
    Un architettura di rovi celava il verbo.

    Troppe volte tornasti sui tuoi passi
    Con le mani vuote di sillabe.
    L'odorato immaginò infiorescenze.
    l'udito fruscii di risvegli
    Il tatto percepì acuminate spine.

    Una falce di luna affilata
    Una forza di luce affamata
    Scoprirono bagliori.
    La fioca voce rimaneva in gola.
    Ancora di lacrime roca.

    Febo allo zenit dell'equatore
    proiettava sulla terra geometrie di cristalli.
    e la crosta s'aprì di germogli.

    La voce sgorgò dalla foce, in un mare di parole
    Le onde lambirono d'azzurro il verso
    D'argento guizzarono i suoni.
    L'alba iniziò il suo semantico canto.
    Alchimia, magia, non so.

    Il sole transita sul punto gamma.
    La barca bianca:
    soccorre naufraghi.

    Serenella Menichetti.




    TUA MANO
    Azzurrità d'improvviso mi coglie:
    è pioggia, d'acqua priva, che mi ammalia.
    Alla mia, una mano si congiunge
    in un silenzio gonfio che raccoglie.
    Nello spazio dell'essere, ondeggiando
    raggiungo paesaggi sconosciuti.

    Voli apparentemente senza meta
    Dentro scenari pieni, senza copia.
    È tempo strano questo, troppo cheto,
    che appaga il mio appetito di sapere.
    È bello questo viaggio inaspettato.
    Rileggere la storia:
    senza la fretta della primavera.

    Qualche pagina squarcia la mia pelle
    altre, di petalo di fiore vellutato,
    alleviano ferite ripetute.
    Oscilla l'altalena senza tregua
    nel lento divenire degli eventi.

    Vento autunnale, le pagine sfoglia
    con lentezza sincera, senza veli,
    di un libro antico, eppure ancora nuovo
    riscoperto al cadere delle foglie
    da occhi traboccanti di stupore.

    L'inverno attende intanto sulla soglia.
    Che l'autunno rechi frutti e li consumi.
    Per intonare poi con voce lieve,
    di miele, ninna nanna del riposo.
    Serenella Menichetti.

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  25. Poesia… stupore della natura… tregua dai tormenti dell’esistere…

    Alcmane (fr. 89 P)

    εὕδουσι δʼ ὀρέων κορυφαί τε καὶ φάραγγες
    πρώονές τε καὶ χαράδραι
    φῦλά τʼ ἑρπέτ' ὅσα τρέφει μέλαινα γαῖα
    θῆρές τʼ ὀρεσκώιοι καὶ γένος μελισσᾶν
    καὶ κνώδαλʼ ἐν βένθεσσι πορφυρέας ἁλός•
    εὕδουσι δʼοἰωνῶν φῦλα τανυπτερύγων

    Dormono le cime dei monti
    e le vallate intorno
    i declivi e i burroni;dormono i rettili,
    quanti nella specie
    la nera terra alleva,
    le fiere di selva, le varie forme di api,
    i mostri nel fondo cupo del mare;
    dormono le generazioni
    degli uccelli dalle lunghe ali.

    (traduzione di Salvatore Quasimodo)

    Grazie per l’ospitalità nella chiara Leucade, carissimo Nazario, e buon fine settimana elegiaco a te e a tutti!

    Daniela Quieti

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  26. O poesia, gli anni ti han sfiancata:
    eri dolce fanciulla in belle forme
    e il canto tuo ammaliava di sirena.
    Ora sei vecchia, il plastico chirurgo
    non riesce più a intervenire a fondo.
    Hai cuscinetti d'adipe dovunque,
    zoppichi spesso nei sandali tuoi stretti
    che contengono piedi troppo gonfi
    e a volte la tua voce al vento stride
    più di cornacchia con il raffreddore.
    Ma chi ti tien per mano crede ancora
    d'esser poeta dall'alloro cinto
    e tocca il cielo se menzion d'onore
    ottiene nei concorsi prezzolati
    dove il giudice è spesso un calciatore.
    Pure così – vedi – fai bene al mondo,
    dispensi l'illusione a piene mani
    anche a colui che è incerto del domani
    e non si accorge che sotto le tue vesti
    si cela spesso un mezzo per far soldi.
    E chi più paga, molto più ha onore.
    Ora sei un gioco, non già una cosa seria:
    se punti al rosso viene fuori il nero
    di uno scopiazzato altrui pensiero,
    ma pure un tempo per avere gloria
    ci si inchinava poi all'imperatore.
    Trai qui le conclusioni, mio lettore:
    la poesia è un'arte ma per pochi,
    non lasciarti bruciar da falsi fuochi
    e non depauperare la pensione.

    Carla Baroni

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  27. La Poesia, a mio avviso è:

    Lo sbocciare di soavi effimere emozioni dipinte con toni e tinte di luce.
    L’alitare di voci mute nel volo di sogni ovattati senza età, senza volto, senza tempo.
    Grappoli di spontanei lirismi e velati miraggi nella ricerca inconscia di intimi spazi.
    La percezione, nel silenzioso fluire del tempo, del refolo di un sospiro tra realtà e fantasia.
    Pensieri che evaporano dal silenzio senza sapere da dove… quando… perché.
    Parola scritta sul verde di una foglia per amare gli occhi di chi ci ama.
    L’incomprensibilità dell’essenza nella fugacità delle sue sensazioni.
    Parole migranti nel vento per cercare rifugio dove si assopisce il sole tra i misteri di un vuoto senza eco.
    Solitudini effimere del tempo nei giorni che accelerano il suo andare.
    Metafore ed allegorie dell’inconscio celato tra i meandri delle emozioni.

    Lino D’Amico




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  28. da “Gli stinti colori di un tempo” (2007)

    Gruppo 63

    Uccidiamo i gabbiani e il loro volo,
    l'alba, i tramonti, il cuore.
    Anche il verso che suona
    a noi è nemico,
    metrica, rima, ritmo, armonia
    sono vecchio pattume da smaltire.
    Scriviamo e andiamo a capo a nostro arbitrio,
    spezziamo le corde di ogni lira,
    comunichiamo come viene viene
    ed il non senso rendiamo sublime
    o anche stemperiamo i sentimenti
    in una melassa blaterante.
    E' la nostra follia vera poesia,
    posseduti dal dio, siamo poeti.
    Tutti siamo poeti.

    E la nebbia sovrasta le paludi
    la luce è solo un pallido grigiore
    in una pace torbida che incombe.
    Resta un delirio squallido arrogante
    come oscuro sigillo al nostro tempo,
    ai nostri giorni privi di speranza.


    ***********************************


    Inedita di oggi

    Poesia'?

    Da tempo la parola è stanca,
    è stanca di verdi vallate
    di cieli e mari azzurri
    di sensazioni stantie
    di amore e di dolore
    di vita e morte.
    Lasciamo alle canzoni
    i nessi logici dei testi
    la musica del verso, la misura.
    La poesia invece è tale
    (hanno detto gli esperti)
    quando trova in se stessa l'equilibrio,
    quel controllo che non sia più manierismo
    e rifiuti ogni forma
    mutuata dal vecchio modo di poetare.
    Bisogna rifuggire dal rigore
    della stereotipata significazione
    che falsa la vita di ogni giorno
    e la parola sia puro concetto
    disincarnata e libera e casuale
    conquista di concretezza
    ancorata al vivere comune
    conforme alla realtà dei nostri tempi
    che più non si coglie
    con l'apparato retorico
    che appartiene al passato.
    Con la gratuità dei vecchi schemi
    si offusca l'effetto del reale
    cui più si s'addice l'assenza di ogni schema.
    Occorre adottare quel linguaggio
    generalmente usato per altre cose
    con la cruda spontaneità
    che dal basso deriva
    ed adeguato al presente cedimento strutturale
    di ogni sistema.
    Da tempo i poeti contemporanei
    l'un l'altro traendo mutua fama
    hanno cavalcato audaci
    i cavalli di frisia
    di una pregnante incomprensione
    con versi scritti quasi per nessuno
    sfiorando verità nascoste
    fra la sciatta realtà del quotidiano
    ed evocando acuta
    la disperante nostalgia di un senso.

    Natino Lucente



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  29. Al limite di un'esistenza fervida, pur se intrisa di guerre e di catasrofi che sono il nostro storico sostrato entro il quale maturano le attese dei riscatti morali a noi dovuti, perché non inventarci nuova vita?
    Non un ripiego sterile o casuale, ma una luce poetica, capace d'insegnarci a vedere con il cuore ciò che a volte si cela nel profondo: la noia, l'inquietudine, il dolore. Il verso si fa amare se tu l'ami e si lascia trovare se lo cerchi, lui stesso va cercando chi lo vuole sia quando gli va incontro sia restando nascosto fra i pensieri frementi, come passeri sul ramo con l'ala pronta a conquistare il cielo. E non è vero che la poesia non serve a nulla: esorta a meditare, è necessaria all'Anima incupita ed alla dignità della parola. "Essa non va cercando dei seguaci, cerca soltanto amanti appassionati."
    Quello che lei ci dà di volta in volta lo dà la pioggia agli alberi assetati, la luna al mare, il vento alle sue vele. Ecco a che cosa serve la poesia che sussurra le sillabe al pensiero mentre sta rovistando in fondo al cuore.
    (QUALCUNO HA NOTATO CHE FRA LE PAROLE - CHE ESPRIMONO IL MIO PARERE SUL TEMA QUI POSTO E SUI DOCUMENTI DI SEBASTIANO VASSALLI E DI GIUSEPPE CONTE - SI NASCONDONO BEN 14 ENDECASILLABI, 1 SETTENARIO ED ANCORA 15 ENDECASILLABI? TITOLO DELLA POESIA: UNA LUCE POETICA.)

    Maria Ebe Argenti

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  30. Non vorrei dire dell'attualità vera o presunta della poesia né se al giorno d'oggi sia possibile o giusto “fare poesia”. Affronterei il discorso da un altro punto di vista. E' la poesia fonte di ispirazione? E' la poesia quella passione che ci permette di esprimere idee ed emozioni in un mondo evidentemente degradato? La mia risposta è sì. E non dimentichiamo che la poesia è libertà. Libertà di comunicare, libertà di assaporare il profumo della vita (cosa sacra), libertà di scrivere con canoni personali e non vincolati da qualsivoglia regola, libertà di dire, libertà di ricercare in ogni verso il senso della bellezza e dell'armonia, libertà di leggere, studiare e confrontarsi con tutti i poeti del mondo, sforzandosi di comprendere, e imparare, imparare, imparare. Non poniamo barriere ma apriamo i nostri orizzonti e i nostri cuori a tutti, con umiltà e saggezza.
    Giannicola Ceccarossi

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  31. La poesia che non chiede niente se non nel niente della vita. Sia benedetto ogni giorno - ogni giorno e'- poesia /un abbraccio.
    miriam l, binda

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  32. La domanda del tema della maturità classica del 2003 ha in sé un difetto fondamentale: è una domanda provinciale. La poesia in altri paesi, ad esempio l’America Latina, la Cina, l’India ma anche nel mondo anglosassone, non è affatto in crisi come da noi. Penso che la crisi della poesia, innegabile in Italia, è una crisi di tipo “spirituale”. Definisco questo concetto: spirituale tutto quello che riguarda “l’oltre me stesso”, il futuro, l’incontro, la relazione profonda con gli altri esseri umani, la relazione con la natura. In Italia sembrano girare poche idee, e le poche che girano sono tutte molto controllate, gestite, o, se fuori dagli schemi prestabiliti da un certo tipo di pensiero, vituperate.
    L’inizio della poesia moderna, almeno uno dei possibili inizi, è “la lettera del veggente” di Arthur Rimbaud .
    Ne cito uno stralcio:
    “Egli giunge infatti all’ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge all’ignoto, e quand’anche, sbigottito, finisse col perdere l’intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe pur viste! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti sui quali l’altro si è abbattuto!” è la lettera a Paul Demeny del 15 maggio 1871.
    Questo passo, come molti altri, parlano di ispirazione, di spirito, di qualcosa di grandioso e profondo. Il nostro paese per un motivo che non mi so spiegare ha rinunciato alla grandezza, alla profondità, vive spesso in una meschinità che non si merita.
    Mi è capitato di sentire di libri scritti bene, che avevano superato anche l’esame dei lettori, famoso spauracchio delle case editrici, che hanno infranto la loro speranza di essere pubblicati davanti alla porta dell’ufficio marketing.
    No, non si può perché parla d’Africa, no, la poesia non si vende, no è triste, troppo impegnato, no è troppo complicato ,complesso, astruso. Io penso che ci potrebbero essere grandi libri di poesia, ma non sono stati pubblicati perché il mondo intellettuale italiano versa in una crisi spaventosa. Ho l’impressione che questo accusare la poesia di essere elitaria poco interessante sia il gesto di una cultura che non esiste più, una cultura italiana che non ha più niente da dire al mondo, anzi mi correggo, che pensa di non avere più niente di dire al mondo. C’è un mondo culturale gestito da finanzieri, che pubblicano solo cose che già hanno venduto, precludendosi la possibilità di pubblicare cose interessanti che sarebbero diventate famose. La poesia in Italia c’è e ce n’è tanta e profonda. Il problema è che parla di Lampedusa, che parla di Africa, che parla di luoghi sfortunati, che parla di sentimenti che non vanno esternarti, che è meglio nascondere. Dobbiamo essere tutti forti, belli, simpatici, allegri e allora il poeta non può essere pubblicato, perché il poeta può scherzare sull’idea della morte, ma la morte non è un argomento che si può pubblicare.
    Credo che raramente nella storia umana la poesia sia stata più utile di come lo è attualmente nelle società di comunicazione di massa. È la testimonianza dell’ineffabile di fronte calcolo ad ogni costo, è la sintesi, necessario nel nostro tempo di fretta e velocità, che non rinuncia al contenuto. Chi dice che la poesia non c’è mi sembra come un uomo che cammina su un fiume ghiacciato e dice: “vedi, qui non scorre niente, è tutto solido!” Ma poi arriva la primavera…

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  33. Il poeta è un sognatore

    Il poeta è un sognatore
    nato da un fiore sbocciato
    che si addormenta in una notte estiva
    nel letto di un fiume
    quando crea la sua melodia
    in una stanza piena di pensieri, illusioni,
    un’eco che sconvolge il mare tranquillo,
    lacrime dipinte dal cielo,
    abisso segreto dell’anima
    di vellutata e ardente passione,
    cristalli di eterno candore,
    luce tenue di celate emozioni.
    Il corpo si dissolve nell’infinito
    con l’impeto del vento
    che suggerisce una finestra di odio,
    complice suo malgrado,
    l'opera che deve restare incompiuta
    e non potrà mai diventare un ricordo.
    Il presente è un dono immortale,
    non c’è porto nel cuore
    per un volto rigato da stelle cadenti,
    da racconti di malinconie
    e di amori mai rivelati
    che ricordano, su un foglio
    di cielo che si tinge di nuvole,
    il modello innocente di chi ama
    senza chiedere amore
    nella danza misteriosa delle tenebre
    che si disintegrano in un universo
    imprigionato dalla morsa del freddo
    a preservare l’illecito e l’irrazionale
    tra i ricordi e le cicatrici delle sofferenze
    nel silenzio profondo dal sapore dell’essere.

    L’anima del poeta

    Nella mente vagano
    remoti pensieri
    che, come foglie al vento,
    si perdono nel tempo
    per strade senza fine
    dove i vecchi ricordi
    camminano curvi
    ed inseguono
    la sera calante
    in un mistico abbraccio.
    Piccole creature,
    compagne della notte
    sotto il cielo stellato,
    inseguono l’amore
    e scappano via,
    sorelle della luna
    e di quell’alito di mistero
    che è l’anima del poeta,
    fatto di musica nelle parole,
    di un solitario verso
    compagno dell’anima,
    specchio dell’ascetico
    oltre quel silenzio
    dove fioriscono
    anche gli aghi del pino
    e la tenebra
    guarda al tramonto,
    estasi di un sogno,
    di un’oasi perduta,
    di un’ombra
    che si allunga nell’infinito.

    (Claudio Vicario)

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  34. La poesia sta alla vita come la vita sta al sogno.
    Anna

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  35. Quanta poesia ci vediamo attorno. Quante parole rivestite di azzurro, di arancio, di albe e di tramonti. cogliamole; facciamole nostre; e quando ci sentiamo in pace con il mondo diamo loro la gioia di vivere.

    Prof. Angelo Bozzi

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  36. La poesia c'è e non c'è, esiste e non esiste, canta e non canta, respira e non respira, chiama e non chiama, emoziona e non emoziona; la poesia coglie e non coglie, vede e non vede, sceglie e non sceglie; la poesia è tutto e niente, è qualcosa o nulla; anche se dico che non c'è è una forma di esistere: ma se non esiste la colpa è di coloro che la fanno: forse proprio loro sono i detrattori, lo deduco da certe poesie pubblicate in questo interessante dibattito.
    Mi diceva il mio vecchio professore: "Leggete poesie, ma quelle selezionate dal tempo, sennò rischiate di annullare tutti i benefici che ne avete ricavati".

    Luisa

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  37. Ecco il mio pensiero sulla poesia:
    Una poesia completa è quella in cui un'emozione trova il pensiero e il pensiero trova le parole.
    Robert Frost, Lettera a Louis Untermeyer, 1916

    La poesia è un modo di prendere la vita alla gola.
    Robert Frost, in Elizabeth S. Sergeant, Robert Frost: the Trial by Existence, 1960

    Marisa

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  38. Personalmente ritengo che, nella società delle comunicazioni di massa, il recupero della poesia (e non solo della poesia) si debba imporre come imperativo categorico. Perché tale società mi appare sempre più senza valori, troppo legata al superficiale e all’effimero, e perciò banale e banalizzante. Invece con la poesia l’uomo può ritrovare l’essenza più genuina e profonda del proprio essere. Perché la poesia è… tutto. La poesia è l’universo dei sentimenti che agitano il nostro cuore: l’amore, l’amicizia, i nostri ricordi, la solidarietà, le nostre ansie, i nostri tremori. Con la poesia si può cogliere la vita nella globalità dei suoi aspetti, tragici come umoristici. Si può essere poeti del mistero (e la realtà è mistero, come insegna Ungaretti), riflettere sul senso (o non senso) della vita e della morte, esprimere l’aspirazione all’immortalità.
    Si può essere poeti del proprio vissuto, ma ci si può proiettare fuori della propria soggettività, nel tempo e nello spazio, ed essere poeti della storia e delle inquietudini che tormentano il mondo contemporaneo. In quest’ultima accezione il poeta, che dice sempre parole di sapienza, è anche fattore della storia: o, meglio, potrebbe esserlo se le sue parole non rimanessero inascoltate e se tutti (non solo gli interessati, ma anche la gente comune) le leggessero e le interiorizzassero. Il poeta è l’Illuminato, il Vate, è colui che è riuscito ad inerpicarsi su per l’aspro cammino della conoscenza, ne ha salito tutti i gradini, pervenendo alla “visione” completa di quell’incorporeo mondo (si pensi a Platone) in cui sfolgorano sovrane le idee del Bello, del Bene … del Sublime. E come tale ha il potere, catartico, di liberazione e di salvezza. Vittorio Verducci

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  39. L'immortale Poesia di Saffo:
    .

    δέδυκε μὲν ἀ σελάννα
    καὶ Πλήιαδες˙ μέσσαι δὲ
    νύκτες πάρ δ᾽ ἔρχετ᾽ ὤρα˙
    ἔγω δὲ μόνα κατεύδω.

    .
    (dèdike men a selànna
    kai Pleiades. Messai de
    nyktes par d'erchet' ora.
    Ego de mona kateudo)

    .
    Tramontata è la luna
    e le Pleiadi a mezzo della notte;
    anche il tempo già si dilegua
    e io nel mio letto resto sola.

    *

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  40. Non voglio essere prolissa e gli esami di maturità, purtroppo, li ho già superati da tempo, quindi non vorrei fare un tema.
    La mia risposta alla domanda è: ASSOLUTAMENTE SI'. Sì, perchè più che mai in questo periodo in cui tutto il mondo va di corsa ed è ammalato di potere,violenza, prevaricazione, egoismo, di tutti i vizi capitali e anche quelli ...provinciali (è una battuta...) ecc ecc. abbiamo il dovere, la "mission" direi, di far vivere, di supportare, di promuovere la Poesia. I poeti devono continuare e non arrendersi proprio per il potere salvifico e terapeutico che la Poesia ha. Dall'altra parte, i lettori devono approfittare della Bella Poesia, leggendone quanta più possono, per addolcirsi gli animi, e per addolcirli al prossimo, per sopravvivere alle brutte notizie e per festeggiare quelle belle. Di Poeti e di Poesia ne abbiamo tutti bisogno, come e più del pane e dell'acqua.
    E...last but not least, come direbbero gli anglosassoni, scrivere poesie non significa necessariamente volerle pubblicarle a tutti i costi, anche pagandosi gli pseudoeditori, perchè in questi casi entra in gioco l'Ego, che è una brutta cosa e non fa rima con Poesia.
    www.elisirdiparole.com

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  41. La «poesia» è un «ysertufilo ologrammatico (...) scafato in xjkkrbgbndjlsnm». Il «poeta» è uno strano tizio che costruisce «ysertufili ologrammatici (...) scafati in xjkkrbgbndjlsnm».

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    1. ... «con scappellamento biscafato a destra»...

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  42. valeria massari 7 maggio 2016 14:58
    Grazie per l'opportunità data di riflettere su un tema che ci sta a cuore. Nella nostra trama sociale che si sta impoverendo il balsamo della poesia non sempre viene assorbito.
    Eppure,oggi più che mai, l'eco della Musa ci chiama esprimendo la nostra umanità più intensa.
    Il messaggio poetico emerge dall'alveo fecondo dell'interiorità anche in un paesaggio espressivo banalizzante e lo vivifica.
    L'ispirazione è un dono per chi la possiede e per chi ne accosta I frutti e ci connota come "essere anima" in qualsiasi epoca e ambiente compreso Il nostro assetato di messaggi illuminati.

    Valeria Massari

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  43. AD ALCUNI PIACE LA POESIA

    Ad alcuni
    cioè non a tutti.
    E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
    Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
    e i poeti stessi,
    ce ne saranno forse due su mille.

    Piace
    ma piace anche la pasta in brodo,
    piacciono i complimenti e il colore azzurro,
    piace una vecchia sciarpa,
    piace averla vinta,
    piace accarezzare un cane.

    La poesia
    ma cos’è mai la poesia?
    Più d’una risposta incerta
    è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
    come all’àncora d’un corrimano.

    (Wislawa Szymborska – La fine e l’inizio, 1993 – trad. Pietro Marchesani)

    Annalisa Rodeghiero

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  44. Veduta sul Web

    Sciami di versi in volo generati
    dal digitante brulichio. Succede
    che rimanga impigliato nella Rete
    ora un fiore ora un seme
    di Poesia.

    Ivana Tanzi

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  45. Ringrazio Nazario che ci ha invitato ad esprimere un parere sul tema LA POESIA OGGI, introdotto da due brani di S. Vassalli “Il declino del vate” e G. Conte “ Ma la poesia non sempre deve essere popolare”
    Da un lato si può affermare che la poesia oggi si è “democratizzata” , nel senso che assistiamo ad una proliferazione di verseggiatori/ verseggiatrici , agevolata anche dalla relativa facilità di pubblicazioni (esclusivamente a pagamento). Questo fatto , secondo me, non facilita la diffusione della vera poesia , ma soprattutto del narcisismo delle persone , alimentato altresì dalla diffusione di premi e concorsi di ogni tipo. D’altro canto la scrittura poetica attiva dei recettori mentali che modificano la mente umana ;la poesia, quando una/uno l’ha provata, è come una droga, uno sguardo altro sul mondo . Non si riesce più a pensare nello stesso modo, i neuroni cambiano strada, l’analogia ed il salto di senso aprono nuovi percorsi. Da quando , come ci ha insegnato Baudelaire, il poeta ha perso l’aureola , ciascuno può dirsi poeta , cioè scrivere frasi “ che vanno a capo”. Ed allora entra in gioco la funzione del critico, dell’intellettuale, dello studioso che analizza e interagisce con chi scrive poesia, seguendone il percorso , approfondendo i vari aspetti del linguaggio, della forma, del significante .
    Scusate se non riesco a dilungarmi con spiegazioni letterarie,storico-filosofiche, perché per me la poesia- prima dello studio, della ricerca – è innanzitutto sintesi, emozione, sangue che pulsa nelle vene ( poesia “onesta”). Solo così la poesia , come ha scritto G. Conte , “ non muore mai del tutto”. Ed anche nell’attuale società postmoderna, intrisa di avidità per le cose materiali e aridità di sentimenti, la poesia esprimerà il suo spirito primigenio e universale se saprà essere lama per scavare nel pozzo profondo dell’animo umano. La poesia che amo- senza pretendere che sia l’unica- pur essendo intrisa di filosofia, psicologia , antropologia e spiritualità in genere, non deve essere volutamente concettuale , iperletteraria,. Tutto è poesia, anche una formula matematica, se espressa adeguatamente e se”arriva”. E la vera poesia “si sente” anche senza necessità di spiegazione ; la parafrasi uccide la poesia , razionalizzandola la riduce ad altra cosa.
    La poesia è essenza, è un viaggio, una ricerca di senso, è mistero, illusione , è un non detto. Per questo nel verso è importante lo spazio bianco. Il silenzio , in questa società massmediatica, è una responsabilità, necessita di ascolto , e nell’incontro amplifica la propria potenzialità.
    Nadia Chiaverini

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  46. Dare una spiegazione esaustiva di cosa sia la poesia credo non sia possibile, così come non è possibile spiegare cos’è l’amore. La poesia è una vibrazione cosmica per il legame che l’essere umano ha con l’universo. E’cercare di andare con il silenzio e la meditazione oltre la siepe di leopardiana memoria, verso spazi infiniti, “sovrumani silenzi”, “profondissima quiete”. Aprire, quindi, con la forza della mente, spiragli nell’immediatamente percepibile, ascoltare ciò che di più alto è in noi, e cercare di fare un passo verso l’invisibile. Il poeta deve avere la disposizione interiore di ampliare le vibrazioni del paesaggio, e le vibrazioni che ogni sentimento, emozione, suscitati da eventi personali, sociali, storici, producono in lui. Dall’ amalgamarsi nell’anima di ciò che vibra dentro e fuori di noi nasce la poesia, che è “infinita come la vita”.

    Imperia Tognacci.

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  47. Carissimo Professore, ci provo.
    Direi che la poesia è soprattutto ascolto. Ascolto dell'anima, del cuore. Quando un frammento di assoluto - l'ispirazione che percepisce un frammento dell'armonia universale?- esplode nell'anima di un poeta, si "riproduce" una specie di big bang che dà inizio alla costruzione della cosa poetica: la quale si arricchisce attraverso l'inconscio, dove è possibile vivano gli ideali collettivi, per poi giungere alla coscienza, voce sensibile dell'anima, da dove partono i primi segnali. Da lì si mischia infine alla vita reale per coglierne ogni scheggia di verità e bellezza soddisfacendo così il desiderio di armonia (riproponendo in tal modo, se non ricordo male, il procedimento di sintesi che conduce all'Uno/tutto cui si riferisce Novalis quando afferma che la filosofia è la teoria della poesia). Un procedimento di sintesi messo in moto dall'ispirazione/esaltazione che fa capire quanto incontaminabile sia l'opera del poeta e quanto grande sia la solitudine dell'uomo. Cos'altro è allora la poesia se non , anche, un "ponte" barcollante gettato di volta in volta sopra il vuoto che ci separa dall'eternità sul quale tentare di avanzare per gioire di qualche attimo di stupefacente felicità? Un ponte d'amore, quindi, il messaggio della poesia. Ma quale forza potente e misteriosa può animare tutto ciò se non la porzione di divino che scalda e illumina l'anima di ciascun essere vivente?
    Un caro saluto,
    Giovanni Bilotti

    P.S. Forse, anzi certamente non avrò commentato, ma quanto ho scritto rispecchia esattamente ciò che penso della poesia: uno dei rari antidoti ai mali della società odierna.

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  48. La poesia è quella che scrivo, che ogni giorno scriviamo, non importa se bella o se brutta, è uno sfogo dell'anima, qualcosa di misteriosamente superlativo che ci stacca dalle nefandezze della vita; di questa vita moderna infradiciata di economia, morte, e tradimenti. Viva a chi scrive, indipendentemente da come lo fa. Difendi quel tuo mondo a denti stretti; quell'isola tua, solamente tua, in cui ti godi gli spazi di un misterioso angolo di riposo.

    Franco Sodi

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  49. Mia Poesia! Sei parola magica che dice emozione,incanto, ispirazione;
    che giunge istantanea nell'animo in presenza d'un prato fiorito,
    d'un cielo azzurro, d'una farfalla in volo, d'un'aurora dipinta di rosa,
    d'un tramonto striato d'arancio, d'un mare in dormiveglia,
    d'un campo di spighe dorate papaveri e fiordalisi, d'un amore di biaba,
    d'un bimbo che spunta alla luce, che dona il suo primo sorriso,
    che gorgheggia, sgambetta, mostra i pugnetti,
    d'un borgo montano che in seno dorme al silenzio
    mentre il sole lo bacia e lo zeffiro gli canta una dolce ninna nanna.
    Mia Poesia! Sei parola che dice Bellezza , estasi, appagamento.
    Non amo vederti col viso della tristezza, della malinconia,
    anche se a te ricorro nel pianto e nell'angoscia,
    se il tuo cerco conforto e il tuo aiuto quando stanca di mondo
    nella mia mi rifugio solitudine.
    Spesso t'invoco, mia amica fedele, e tu non ti fai attendere:
    corri ad abbracciarmi, ad inondarmi del tuo profumo,
    più veloce del vento, del suono, della luce.

    Antonia Izzi Rufo

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  50. Buongiorno a tutti. Ogni arte si è chiesta nel tempo il suo senso nell'esistere. Lo fa anche la poesia, da sempre. Troppi scrivono? Ben venga, Troppi scrivono nei social? Ben venga, saranno anche tanti a leggere. Cosa sia e come debba essere scritta, è un mistero che in ognuno alberga. Un tempo i letterati erano pochi, qualcuno scriveva poesie ed era rincorso dalle case editrici. Oggi: tanti sono i letterati, tanti scrivono poesie e le case editrici li rincorrono ancora, per campare. Che dire, non voglio essere cinica e neppure buonista ma penso che la libertà di scrittura e di pensiero siano un grande risultato sociale. Cosa davvero sia poesia dipende dai gusti. C'è la bella poesia italiana, il gusto classico delle radici e c'è la bella poesia d'oltre oceano, così diversa dalla nostra ma pur sempre poesia. Cosa conta perché una poesia possa essere definita tale? L'universalità dei consensi? Forse sì. Questo insegna la letteratura. Di contro, una poesia tanto polare oggi, con tanti consensi, potrebbere essere il nulla domani poiché avrà esaurito il suo tempo, ma anche no. Al contrario, una poesia poco compresa oggi, potrebbe precorrere i tempi, come ogni rivoluzione artistica ha fatto, ed essere epifania di un divenire. Che la poesia sia lo specchio dei tempi o che li precorra, rovistando nelle coscienze per una società migliore, per me va bene. Non dimentichiamo che il cambiamento in ogni ambito, è giunto sempre dalla parte che non ti aspetti. Godiamoci la vita e la poesia senza stress( che non produca effetti patologici) lasciamole la scoperta della parola che emoziona, istruisce, scandalizza,libera, cura, sconcerta. Per me la poesia è un rimedio, il nostro simile in natura, il male che cura, perché la poesia semplicemente "è" .

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  51. Anche se ormai c’è davvero poco da aggiungere a tutto ciò che è stato scritto, vorrei tornare alla domanda iniziale rispondendo che proprio là, dove tutto sembra alla deriva, dove impera la crisi dei valori, la poesia risorge, si rinforza e diventa indispensabile.
    Nella rapidità che la vita di oggi ci impone e tra le mille strade della comunicazione, la poesia può conquistarsi uno spazio suo almeno nella vita dei poeti e dei pochi (o molti?) che la leggono.
    La poesia respira ancora, là dove non è un lavoro o solo desiderio di successo o l’aspirazione al podio di un concorso. Vive se il poeta stesso è poesia, se la poesia è il suo essere, il suo pensare.
    Solo così la poesia può produrre emozioni- che naturalmente devono affiancare il contenuto-, solo così è canto, solo così è musica, solo così non morirà.
    Annalisa Rodeghiero

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  52. L’anonimo verso

    Ai soli
    giullari di corte
    è concesso
    lo scriver poesia.
    Per gli altri,
    l’anonimo verso,
    qual zefiro lieve,
    carezza le fronde
    e fugge lontano.
    L’oblio
    è il suo destino!
    Qual’ombra fugace
    rimane all’oscuro,
    nel buio,
    nel nulla;
    è privo di forma,
    sostanza aggregante.
    Non degno di nota,
    trascina,
    sconvolge,
    esalta, arrogante,
    i sensi di colpa,
    l’amore infinito,
    l’amore fuggente,
    l’amore che sboccia,
    l’amore negletto,
    l’amore che muore.
    Com’acqua di fiume
    che scorre argentina,
    od orrido in piena
    che tutto travolge,
    scompare nel mare
    che tutto distrugge,
    divora,
    consuma,
    nel gran ribollire
    dell’onde:
    dell’onda che sbatte,
    ribatte,
    risucchia,
    cancella il castello
    che, fatto di sabbia,
    scompare nel nulla;
    dell’onda che langue,
    fugace, nel tempo
    che tutto nasconde,
    che tutto trascina,
    ch’insozza la sabbia
    di rami,
    di tronchi,
    di cocci anneriti
    torniti dal tempo,
    dell’alga morente.
    Claudio Vicario

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  53. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  54. "Siamo un segno che non indica nulla
    Siamo senza dolore
    E abbiamo quasi perduto il linguaggio in terra straniera" (Friedrich Holderlin)

    Vito Lolli

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  55. Donte, Poetica

    Nasce la poesia dal desiderio intimo dell'uomo di conoscere il suo destino ultimo, di partecipare per quanto può alla creazione del bello, quando non del sublime, tramite la forza creatrice della parola e del suono che ne promana.
    Un parallelo, un tentativo, per quanto infinitesimale di aderire al progetto Divino, alla forza creatrice del Logos, della Parola.
    Dal greco Poiesis, creazione, deriva infatti il nostro termine italiano. Ora, la creazione, la possibilità di esprimere poeticamente una riflessione profonda, di far vivere immagini, di evocare suoni e memorie, di incidere col proprio pensiero, la coscienza altrui, non appartiene a tutti, come ben dice Nazario Pardini, " i poeti li sceglie Dio", non risiede dunque alcun merito nell'esserlo. È un dono, un talento molto raro, e pesante a volte da portare, che pochissimi riescono ad esprimere in maniera tale da passare alla storia. Un paio, forse tre al secolo, sono i poeti ricordati. E dunque la poesia ha da essere per sua stretta necessità, la tensione al bello, espressa in modo chiaro od allusivo, tramite metafore, volta ad accedere e penetrare l'anima del lettore, lasciando in essa traccia indelebile di se stessa. Le poesie contorte, ingarbugliate e mal scritte sintatticamente, piene di concetti fumosi, di retorica roboante, tanto di moda oggi, semplicemente, a mio vedere, non sono poesie.

    Maurizio Donte

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  56. A nome di Sandro Angelucci (promotore) e Nazario Pardini (curatore del blog e ‘padrone di casa’) un sentito ringraziamento ai tanti che si sono voluti esprimere sull’argomento, non solo d’interesse poetico ma di portata sociale ed universale.
    Grazie a tutti,

    Sandro e Nazario


    NON MI POTETE DIRE


    Non mi potete dire
    quel tempo è morto
    non esistono più gli uccelli
    e l’occhio ardente di frate sole
    sul petto gonfio dei colombi
    che si apprestano all’amore
    sugli orli rossi delle case

    non ci sono più le margherite
    le picchiate delle libellule
    sulle bocche di leone
    e il moscone di S. Antonio
    che spennava i soffioni
    col ronzio del motore

    tutto ancora esiste:
    il mandorlo che febbraio ingemma
    il mallo che a giugno
    ti fa le mani verdi
    nocino lo spirito di vino
    con chiodi di garofano e cannella.

    Ancora tutto esiste.
    C’è chi vede e chi non vede.


    Gianni Rescigno


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  57. La Poesia è respiro di aria buona e pulita; è disintossicazione dalla realtà. E' ancora possibile in ambienti dove il dio Denaro non abbia influenze di alcun genere. Per molti, purtroppo, è materia ostica, un argomento quasi del tutto indecifrabile. Io, però, credo nella forza della Poesia e, ignorando coloro che cercano di adombrarla, continuerò a farne un baluardo e un simbolo di Amore e Pace interiori.

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  58. Molti hanno commentato su Lèucade, esprimendo punti di riflessione ampiamente condivisi. In seguito alla mia lentezza nel formulare un intervento incisivo sull’argomento ho iniziato a scrivere, ma quello che ho ottenuto invece di un testo è una poesia che ti propongo qui di seguito. Ho lavorato sulla metrica e solo in parte sono riuscito a comporre endecasillabi, e anche la musicalità a volte è sacrificata ma nel complesso sono abbastanza soddisfatto. Il tuo giudizio sarà più articolato e capace di trovare elementi di stonatura o di profondità, ed è questo il gioco che mi piace di più. Naturalmente vale sempre il mio propormi con semplicità e umiltà quindi valuta tu se ti aggrada pubblicarla. Come consuetudine è già grande soddisfazione scriverti.

    Un abbraccio affettuoso con amicizia e fedeltà

    Francesco Casuscelli

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    1. E la poesia disse…

      E la poesia disse al cielo, al vento e ai fiori
      esisto nella luce, nei colori e in
      un istante per inseguire il tempo

      disse al mare, alle onde e ai gabbiani
      esisto negli atomi che volano
      dall’alba al tramonto fino all’aurora
      senza mai incontrare confini

      disse alla montagna, al deserto e alla polvere
      esisto nel rumore e nel silenzio
      che riempie il vuoto dell’umanità

      disse alle città, alle campagne e alle strade
      esisto nella follia che nutre la fame
      dell’esistenza nell’eco delle verità

      disse ai sogni e alle stelle
      esisto nel passato e nel futuro,
      ed è la miopia del presente
      che non sa riconoscermi

      Parlò al cuore della gente e disse
      esisto affinché il tempo abbia memoria

      La poesia parlò infine ai poeti e disse
      esisto più nelle periferie,
      e nei campi ove si sparge il letame;
      piuttosto che negli oggetti,
      nel ciarpame mediatico
      o sui marmi lucidi, dove giace arido
      il culto del tracotante alloro

      Francesco Casuscelli

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  59. La poesia canto dell’anima –
    Non se ne può dire niente tranne che riconoscerla
    Benedetto Croce
    *
    La poesia non si spiega. È. Un soffuso alitare del tuo io, il respiro contiguo della tua anima, la levità impalpabile del profumo …una rosa è una rosa perché poesia vi è racchiusa; che profumo di rosa, che profumo di poesia. Trascende l’oggetto, esula da schematiche classificazioni, si innalza sulla materialità. Immediata nella percezione, inafferrabile nella descrizione. Poesia è l’acqua salmastra che inonda le mie narici del tuo odore… Poesia non ha definizione, poesia è astrazione, poesia è sensazione. Poesia non è routine, poesia non è ovvietà, poesia è sogno impossibile che accarezza l’anima oltre il tangibile. Scolpita nell’aria, incisa nel cuore, poesia tu la senti, poesia non la discuti. Poesia ti scava dentro quando tu la trovi. Poesia fa male più di un fendente. Poesia sa essere balsamo. Poesia tu la ingoi senza saperlo, la ingurgiti e la vomiti se ti appartiene. Poesia ti sbrana più una belva, ti ammalia più di una stella …e scudisciate al tuo corpo dormiente in quell’onda sferzante che scuote.
    Dalla gioia che ne ricavi, come un archeologo a ogni nuovo reperto, tu la riconosci.
    Parole palpitano, intrise di intensità difficilmente traducibili, che solo la poesia per magìa (Mallarmé) riesce a dire.
    ..non sapevo come sarebbero venuti fuori, i versi risuonavano spontanei.
    La poesia, affinché abbia un positivo ascendente, va “ascoltata” perché non è direttamente proporzionale a un intimo lindore; può innalzare, ma ne ha le stesse possibilità di diniego assoluto.
    Materializzata nella poetica la poesia sigilla la sua esistenza.
    Rina Accardo

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