sabato 27 maggio 2017

N. PARDINI: LETTURA DI "L'OMBRA SPEZZATA" DI A. MAGNANI






Alda Magnani. L’ombra spezzata, ballata del carcere e altre storie. Edizioni ETS. Pisa. 2017

Ho ormai dissolto in nebbia
ogni speranza
e libero il furore del patire
in segnali di un codice preciso:
concepisco disegni assurdi,
evoco desideri rimossi della carne,
getto legna sull’odio
di fronte a ogni potere.
Non riesce a spezzare le catene
il mio grido impotente di rivolta
(…)

Questa è la ballata che si propone come momento incipitario con valore eponimo della silloge. Il racconto di un carcerato che vive: “proteso nell’inutile attesa/ di  una lettera/ forse mai spedita/ di visite che non arriveranno/ e intanto/ sente (sento) crescersi (mi) dentro/ spaccatura d’abisso/ dall’alba/ al sorger delle stelle.”, mentre il suo vicino pensa: “a  suo figlio/ al padre/ alla madre defunta/ (“Morta per il dolore!...”/ gli hanno detto)/ alla fontana/ in piazza del paese/ dove si radunavano i ragazzi.”, e lui resta lì: “senza speranza/ mummificato/ prima di morire/ e sarebbe un miracolo stupendo/  se ogni parete/ potesse diventare/ soffice come lo zucchero filato/ e molli come il burro/ si facessero/ le sbarre e i catenacci.”. Per concludersi con un meditato quanto mai drammatico grido a Dio: “pag. 30.
In questo nuovo lavoro Alda si affaccia alla scena letteraria con nuove intenzioni ontologiche. Dice di storie di pace, di fratellanza, di amore, di questioni sociali attualissime di un mondo che sembra avere dimenticato i valori della vita. E lo fa senza tradire la liricità che la distingue, che da sempre ha caratterizzato la sua poetica, affidata di solito ad un endecasillabo trattato in tutte le salse, magari con qualche sosta  accessoria, per dare ancora più rilevanza alla funzionalità lirico-eufonica del verso dei versi. Una narrazione, questa, in cui l’alternanza di misure metriche (da  trisillabi a ipermetriche stesure) non fa altro che combinarsi con il distendersi degli scarti emotivi.
Sì, L’ombra spezzata (ballata del carcere e altre storie), si distende su un pentagramma dove la collocazione delle  note ne configura la stesura melodica o rocchettara; e i contenuti arrivano pungenti e peposi, ci fanno riflettere, ci commuovono, ci indignano, anche, facendoci amareggiare per appartenere a quel genere umano che tali devianze permette: si incontrano versi dedicati a ogni fratello martoriato; al silenzio muto delle madri oltre le bianche mura di Samaria; a donne berbere; alla rinuncia a vivere come persone; ai  beati che vivono in sobrietà, condividendo il cibo col fratello privo di casa; alle migrazioni; ai  senza tetto; ad un clochard: “Il suo viso è una mappa di rughe,/ memoria di luoghi percorsi/ di amori incontrati/ di dolori vissuti sulla pelle.”; su su fino al canto di chiusura in cui l’autrice medita su l’amicizia, la solitudine e la fede:

Se non avessi attorno tanti amici
con cui pregare e vivere di fede,
sarebbe più difficile capire che non sono
       mai sola con i miei pensieri., (Se non fosse)

ricorrendo ad un alessandrino che dà forza e consistenza ad una chiusa di esistenziale connotazione. 

Nazario Pardini, 19/05/2017



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