martedì 1 dicembre 2020

ANNA MARIA FARABBI LEGGE: "VENTO BLU" DI YUN DONG JU

Anna Maria Farabbi





Yun Dong Ju

Vento blu

(Cielo, vento, stelle e poesia)

Ensemble 2020 


In una veste grafica di sobrio impatto elegante, finalmente per la prima volta in lingua italiana, esce l’intera opera poetica di uno dei maggiori poeti della letteratura coreana, Yun Dong Ju, per la cura e traduzione di Eleonora Manzi, con testo a fronte.

Se il transito di una qualificata traduzione è sempre utile e portatore di apertura e confronto, in questo caso il lavoro di Manzi e l’accoglimento editoriale di Ensemble assumono un potente significato, non solo per la qualità della poesia di Yun Dong Ju, ma per la sua pregnante testimonianza etica e politica.

Yun Dong Ju nasce il 30 dicembre 1917 a Longing, nell’allora Manciura, ora Cina settentrionale. Dopo la laurea ha già maturato la sua prima raccolta di poesia ma che, su consiglio del suo professore,  rimanda di pubblicare per evitare tagli della censura. Nel 1942, si trasferisce in Giappone frequentando l’Università di Tokyo. Il 10 luglio dell’anno successivo viene arrestato per aver manifestato a favore dell’indipendenza coreana dal Giappone Le sue poesie vengono assunte come prove. Il poeta viene condannato a due anni di reclusione nel carcere di Fukuoka per aver violato la quinta legge sul mantenimento dell’ordine pubblico. Qui morirà il 16 febbraio del 1945, appena sei mesi prima dell’indipendenza del suo paese. Non sono chiare le cause del suo decesso. Siamo solo a conoscenza che nel carcere venivano effettuati esperimenti medici sui prigionieri.

Le 31 poesie che costituiscono la sua opera intitolata Cielo, vento, stelle e poesia vengono pubblicate postume, nel 1948, grazie all’amico Chǒng, a cui Yun le aveva affidate nella trascrizione a mano in tre copie.

Eleonora Manzi propone un immediato ritratto biografico del poeta in cui annuncia i tratti fondamentali della sua esistenza, contestualizzandola storicamente, culturalmente e politicamente.  Nella sua successiva introduzione, narra in modo più articolato il panorama gravissimo in cui è vissuto Yun Don, lui così come tutti i coreani, indicando quel processo di devitalizzazione culturale e linguistica subito dalla Corea ad opera del Giappone e ultimato solo a conclusione della Seconda Guerra Mondiale.  Basta solo pensare all’indottrinamento filogiapponese, al controllo capillare spesso  agito nella censura, al graduale assassinio della lingua coreana.

Eleonora Manzi sceglie di aprire con le 31 poesie che compongo Cielo, vento, stelle e poesia. Include, tuttavia, nell’opera anche la produzione letteraria del periodo che va dal 1934 al 1942.  Condivido questa architettura del libro perché permette di incontrare la qualità poetica di Yun Dong Ju immediatamente, nell’intensità del Prologo, nel limpido stagliarsi dei primi versi:

Spero di guardare il cielo fino al giorno della mia morte

senza provare la minima vergogna,

anche per il vento che agita le foglie

ho provato tormento.

 …

A ogni poesia  è indicata la sua data di scrittura. Si raggiunge la sezione Altre poesie, dentro cui giace l’officina del poeta. Qui le liriche hanno intermittenze di compiutezza, a volte mostrano forze espressive acerbe, ma non mancano testi acuti di pulizia matura. Avere, quindi, tra le mani e negli occhi tutto il mondo lirico di Yun Dong Ju, ci dispone in una visione completa della sua arte, nel peso rilevante della sua ricerca artistica.

La sua voce mantiene un registro apparentemente sommesso: nasce da una interiorità ipersensibile coniugata emozionalmente alla creaturalità universale e, al tempo stesso, radicata nel piano quotidiano esistenziale. Il pensiero rallenta le maglie del verso in una liricità piana, mai semplificante, ma nutrita di meditazione e intimità musicale. La vena dolente ha un lucore corposo, mai curvato e annegato in sé. Questa è la linea di forza della sua poesia. Questa la prova documentale della sua praticata resistenza contro un dominio mortifero di potere che, non solo censura e incarcera, ma attua ogni forma culturale e fisica possibile per sradicalizzare l’individuo. Rassegnarlo nell’asservimento o estinguerlo definitivamente in una tomba.

Già il titolo dell’opera di Yun Dong Ju fa esplodere la tomba.  Anzi, la scoperchia. Si torna, nel suo canto, al pensiero della[MSOffice1]  banalità del male, alla banalità di Creonte che, nella sua ferocia, continua a colonizzare, mandare in esilio, uccidere persone, culture, lingue.

 

Un’altra casa

    

La notte che sono tornato in patria

il mio scheletro mi ha seguito e si è sdraiato nella stessa stanza.  

 

La stanza buia è congiunta all’universo,

il vento soffia come una voce che giunge dal cielo.

 

Nell’oscurità guardo con dolcezza lo scheletro che singhiozza.

Sono io che piango con queste lacrime?

 

E’ lo scheletro?

O è un’anima pura?

 

Il cane fedelissimo

abbaia tutta la notte contro l’oscurità.

 

Il cane che abbaia contro l’oscurità

Sembra che mi stia dando la caccia.

 

Andiamo, andiamo,

presto! Come chi è in fuga.

 

Senza destare sospetto allo scheletro

rifugiamoci in una casa migliore.

 

 Recensione di anna maria farabbi

 

 

anna maria farabbi

 

Opera edita poesia:

Firmo con una gettata d’inchiostro sulla parete, Scheiwiller,1996 in 7 poeti del premio Montale.

Fioritura notturna del tuorlo, Tracce, 1996, riedita da Blu di Prussia, 2011.

Il segno della femmina, Lietocolle, 2000 con cd.

Adluje’, Il ponte del sale, 2003.

Kite, su portfolio di 9 opere grafiche di Stefano Bicini, Studio Calcografico Urbino, 2005.

La magnifica bestia,Travenbooks/Alphabeta  (bilingue in italiano e tedesco) 2007.

Segni, con opere grafiche di Stefano Bicini, Studio Calcografico Urbino, 2007.

In Nomine, con incisione di Simonetta Melani, Due Lire, 2008.

Larosaneltango, canzoniere per musica di Diego Conti, Studio Calcografico Urbino, 2008.

La neve, Il pulcino Elefante, 2008.

La luce esatta dentro il viaggio, Aljon, 2008.

Solo dieci pani, Lietocolle, 2009.

Avemadrìa, Lietocolle, 2011.

Biblioteca in Almanacco dello specchio, Mondadori, 2011.

Abse, Il ponte del sale, 2013

Autunno: la bellezza che cade, Accademia di Belle Arti, Urbino 2014

Dentro la O, Kammer edizioni, 2016

La casa degli scemi, Lietocolle, 2017

Il filo della mia carovana di sale e i miei dieci nodi, in Albino Moro, Studio Calcografico Urbino, 2018

Io sono pane al pane e vino al vino, Aliud, 2021 Edizione d’arte:  un dialogo poetico

tra Anna Maria Farabbi e Carmela Pedone, con dieci incisioni e un disegno originale, diverso per ogni esemplare di Gianluca Murasecchi Misure 33X21 cm, Tiratura in 33 esemplari firmati e numerati.

 

Opera edita di saggistica e traduzioni:

Kate Chopin: il risveglio, Regione dell’Umbria Centro di Pari Opportunità, 1997.

Alfabetiche cromie di Kate Chopin, Lietocolle, 2003 (monografia su Kate Chopin.).

Un paio di calze di seta, Sellerio, 2004 (saggio e traduzione di racconti di Kate Chopin)

Il lussuoso arazzo di Madame d’Aulnoy, Travenbooks /Alphabeta, 2009 (saggio introduttivo e traduzione di favole di Marie-Catherine d'Aulnoy)

Perugia, Unicopli, 2014

Louise Michel, è che il potere  è maledetto e per questo io sono anarchica,  Il ponte editore,2017

 

Cura dell’opera:

Luce e Notte, esperienza dell’immagine e della sua assenza, Lietocolle, 2008.

Antologia di Ammirazione Femminile per l’Associazione Il Filo di Eloisa, Lietocolle, 2008.

cura e traduzione Agenda delle Fragole, Lietocolle, 2011.

cura dell’opera poetica postuma di Paola Febbraro, Stellezze, Lietocolle, 2012

cura dell’opera poetica postuma di Claudia Ruggeri, Uovo in versi, 2015

cura dell’opera poetica Erotica di Maria Grazia Lenisa, Lietocolle, 2016

cura dell’intervista a Franca Minnucci a Duse, Terra d’Ulivi, 2016

cura dell’intervista a Mirella Alloisio, La resistenza continua, Terra d’Ulivi, 2017

cura dell’opera poetica di Carmela Pedone, Frammentario, Lietocolle, 2018

cura dell’intervista a Clarissa Bartolini, ascoltando il battito cardiaco nella sordità, Terra             d’Ulivi,2019 

Teatro:

la morte dice in dialetto, Rossopietra, 2013

 

Opera multimediale:

omaggio a Stefano Bicini su fotografia e progetto visivo di Massimo Achilli, testo e voce di anna maria farabbi, musiche originali di Gabriele Mirabassi, voce introduttiva e finale di Achille Serrao, 2005 (disponibile su you tube).

la bambina cieca e la rosa sonora, Lietocolle, 2010, su musica di Vincenzo Mastropirro, voce di Enrica Rosso, Massimo Achilli per la multivisione, per la pittura Paolo Sciancalepore.

 

Opera edita di critica d’arte:

Maria Cammara, Poggibonsi, Lalli Editore, 1999.

 

Opera edita di narrativa:

Nudita’ della solitudine regale. marginalia, Zane Editrice, 2000. 

La tela di penelope, Lietocolle, 2003.

Leièmaria, Lietocolle, 2013

 

 

Opera edita di narrativa per ragazzi:

Caro diario azzurro, Kaba edizioni, 2013

La notte fosforescente, Kabaedizioni, 2021, parte multimediale con voce di Roberto Biselli e Angelo Benedetti per la musica.  

 

Poesia per bambini e ragazzi

Talamimamma, Terra di ulivi, 2014 con video di Elio Scarciglia (2015)

 

Monografia sull’opera:

Francesco Roat, L’ape di Luglio che scotta, anna maria farabbi poeta, Lietocolle, 2005.

Milena Nicolini, Attraversamenti di Abse, Rossopietra, 2013

Milena Nicolini, La meraviglia della creanza, Macabor, 2017

Milena Nicolini, Gli esercizi della stupefazione e le vie della scelta nella poesia di Anna Maria Farabbi, Rossopietra, 2019

 

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Dirige

la collana Un’altra via di pane, vino, tavola e molto silenzio per Lietocolle

la collana Signature per Terra d’Ulivi.

la collana Gocce per Kabaedizoni.

 

Laboratori:

Ha diretto un laboratorio di ascolto e scrittura presso l’Istituto Il Pellicano di Perugia (per disturbi alimentari) nel 2016

Ha diretto un laboratorio  di ascolto e scrittura presso la Comunità Psichiatrica a doppia diagnosi Asad Torre Certalda (PG)  dal 2015 al 2017

Dirige da Maggio 2018 un doppio laboratorio interdisciplinare di parola suono e ascolto presso il sodalizio San Martino di Perugia, uno per gli ospiti anziani autonomi, l’altro per coloro che sono affetti da handicap: entrambi giacenti nella stessa struttura.

Da Novembre 2020 intesse un laboratorio in collaborazione con Archivio Zeta e l’Ospedale di Sant’Orsola.

 

Cinema

In Il futuro in una poesia, docufilm  diretto da Donatella Baglivo, direttore della fotografia Elio Bisignani, Produzione esecutiva Ciak2000, 2017.

Canto abbagliante e recuperante, diretto da Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, musica di Patrizio Barontini, 2020. Sceneggiatura e presenza.

 


1 commento:

  1. beatrice trenti1 dicembre 2020 07:12

    La recensione presenta con passione un poeta che voglio allora conoscere: pochi versi, ma profondi fino alla radice della libertà e dell'io (quando l'io è ancora sostanziato dalla coralità della specie)

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