mercoledì 17 giugno 2015

GIORGIO LINGUAGLOSSA "INEDITO"


Giorgio Linguaglossa

...pensavo ad una mia poesia inedita, molto complessa, dove ci sono molte voci che parlano (anche fuori campo) e dialogano con un misterioso Signor Posterius (anch'egli fuori campo), una sorta di storia del ritratto (o forse un autoritratto) che una pittrice sta dipingendo. Il fatto è che la pittrice sta attendendo qualcuno. Chi è? Il Signor Posterius? La Morte? L'amante? L'alter Ego maschile? Il lettore? - La poesia non lo dice, forse tutti e tre quattro i personaggi insieme, o forse non aspettava nessuno... Era semplicemente in attesa del Nulla...


La sua mano maschile impugna un pennello

[...]
Da dietro lo stipite della porta il mio sguardo
indugia sul suo volto.
È lei, di profilo. Dipinge un ritratto.
Autoritratto della pittrice con pappagallo.
È lei? Il suo duplicato? Una controfigura
[nelle vesti della pittrice] che dipinge
il suo autoritratto? [«ma, sia detto per inciso,
in questo caso si tratterebbe di un falso»,
disse il Signor Posterius che indugiava in anticamera].
La mano maschile impugna un pennello.
Noi non vediamo la figura dipinta sulla tela,
il cavalletto è obliquo [il sole entra dalla finestra
ed esce dalla porta]
[Il Signor Posterius ha in mano un bicchiere
con del liquido rosso]
vediamo il retro della tela e il volto della pittrice
che osserva il visitatore. Il suo volto,
illuminato dall'ombra di un lampadario di cristalli
un attimo prima che si spenga insieme al buio
[non capisco da dove venga la luce]
esprime meraviglia, sorpresa, riserbo.
Il pappagallo verdeazzurro scricchia sull'asse.
"Ho violato la sfera intima del suo pudore",
pensai in un sopra pensiero.
Indossa un abito sfarzoso, un vistoso décolleté
con le spalline a sbalzo turchese sul seno sussiegoso
come prescriveva la moda del tempo.
Quindi, Lei era in attesa del suo visitatore.
[Il Signor Posterius?]
Si era preparata.
Anche il volto è particolarmente curato.
Le sopraciglia marcate e allungate da un trucco inquietante.
Il sorriso ammiccante tradisce
il retro pensiero di voler sedurre il convitato.
Il quale è comodamente seduto in poltrona
[è una mia congettura] Il Signor Posterius,
assiste alla scena [o è fuori di scena?].
[Forse l'ospite sono io].
Cerco inavvertitamente una sigaretta profumata
nel portasigarette d'argento
che tengo nella tasca a sinistra della giacca,
ulteriore termometro del mio esilio.
[Sto in anticamera]. Ma è più probabile che io sia in errore,
non c'è alcun segreto o esilio in tutto ciò.
Forse ciò che dico è soltanto una
mia congettura.
Una risibile, detestabile, irragionevole
congettura.

Giorgio Linguaglossa

13 commenti:

  1. Trascrivo il Commento giunto alla mia email da Flavio Almerighi:

    -Sto in anticamera- Ma è più probabile che io sia un errore



    Mi piace molto per due semplici motivi. Il primo è quello strizzare l’occhio senza farne preciso riferimento a Samuel Beckett. Il secondo è la capacità del verso, corposo, tanto si potrebbe dire, ma di quel tanto che mai si disperde. Quindi una doppia capacità, ispirativa nel riuscire a condurre il lettore verso tematiche non semplici quali la discreta eleganza con cui veniamo coinvolti nel teatro dell’assurdo. Così come la capacità di saper condurre il lettore senza disperderlo. Bravo Giorgio, non sei mai noioso.

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  2. in questa poesia di Linguaglossa, c'è una narrazione a scatti; lo si nota dall'uso quasi ambivalente dei verbi presenti e passati, che invece di unire i nessi sintattici, interrompe la narrazione stessa, perché i verbi che dovrebbero regalare temporalità al testo, in realtà lo tradiscono, lo offuscano e confondono, sembra ci sia una storia da raccontare, ma non si sa chi la racconti e - a tratti - neppure cosa racconti. leggendo questo testo ho avuto l’impressione di leggere un testo dentro un altro testo, una sorta di immagine che si ripete tra due specchi messi l’uno di fronte all’altro, in ogni immagine ce n'è un'altra, in ogni metafora un’altra, anche se incomprensibile.

    ma a prescindere dalla metafora che può o meno esserci e che può o meno essere compresa completamente, chiedo all’autore se quel che ho interpretato è giusto, ovvero che in questo modo si ottiene un testo senza entrata, né uscita, non c'è un punto di osservazione, né si capisce quale sia l'oggetto o il soggetto del discorso poetico, una grande prova poetica di spaesamento, che regala solo spaesamento, non so se oltre a questa sensazione si voglia ambire ad altro.

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  3. Nel leggere questi versi mai "assurdi" mi sono sentita a mio agio come a teatro, quando assisto a un dramma appartenente al "teatro dell'assurdo" ("The Theatre of the Absurd", Martin Esslin, 1961), vale a dire a opere del "padre" Alfred Jarry ma soprattutto dei suoi seguaci, tra cui il già citato Samuel Beckett, Jean Tardieu, Eugène Ionesco, Arthur Adamov e Georges Schehadé.
    Nella poesia di Giorgio Linguaglossa, qui pubblicata, vi è un'alogica successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia, apparentemente senza alcun senso che mi ricorda l'abbandono di un costrutto drammaturgico razionale ed il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale nel teatro dell'assurdo. I personaggi esistono davvero o sono illusioni o forse l' "alter ego" del poeta o il suo autoritratto? Chi lo sa!
    Congratulazioni, gentile e bravo Giorgio

    Giorgina Busca Gernetti

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  4. cara Ambra,
    sì hai detto bene, si tratta di un testo che all'interno contiene un secondo testo e, tra le sue linee, c n'è un terzo... e questi tre fili si intrecciano e confliggono. La storia da raccontare, quella della pittrice che dipinge un ritratto (o forse il suo autoritratto), è la storia base, la storia primaria, ma quello che è più importanti sono le storie che si intrecciano, i personaggi posti all'esterno, fuori campo, come il Signor Posterius. Che è Posterius? Un sosia? Un dèmone? l'Alter ego?... chi sa, forse tutte queste cose assieme. Hai detto bene tu con la metafora delle due immagini allo specchio: sono la stessa immagine?
    È vero, è una costruzione dove non c'è una entrata e una uscita, tutte le porte sono aperte, non c'è un punto di osservazione ma ci sono molti punti di osservazione, quel fenomeno che un filosofo odierno, Giacomo Marramao, ha chiamato di «de-angolazione prospettica» tipica della visione scientifica e filosofica più aggiornate. E non vedo perché la poesia non possa far uso di questo metodo di composizione, intendo del metodo della de-angolazione prospettica.

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    1. caro Giorgio, la poesia è tutto e allo stesso tempo è un "fare" creativo come un altro, e tu hai costruito mirabilmente questo castello prospettico e specchiato, un magico imbroglio per il lettore. Complimenti!

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  5. Ho letto con grande interesse il testo di Giorgio Linguaglossa e sono tornata di colpo ragazza, nella studio di mio padre con le novelle di Pirandello che mi trascinavano nella loro spirale. Il testo, immaginifico, ricco di sinestesie, di assonanze, espedienti linguistici volti a focalizzare i concetti, risulta, a una prima lettura ermetico. In realtà ha carattere di piéce teatrale e descrive più personaggi: l'io narrante, il signor Posterius, l'alter ego maschile della donna - pittrice e una figura la cui identità é lasciata all'immaginazione. Potrebbe essere un amante o la morte, come sottolinea l'Autore, ma da modesta lettrice, ho osato supporre che potesse non essere nessuno. Si crea una sorta di gioco degli specchi collettivo: ognuno guarda l'altro e suppone.. E ogni supposizione diviene, com'è detto nella magnifica chiusa, 'risibile congettura'. Nell'ossatura di quest'Opera concepita con magistrale originalità, v'è molto dell'affresco storico. I quadri figurativi sono soggetti a rilevanti connotazioni rappresentative. E si rileva una volontà di rappresentare l'esperienza delle cose quotidiane in modo estatico ed estetico, perché il troppo usuale sarebbe ignorato e ineffabile.
    Pur caratterizzati da un solido aspetto letterario i versi restano versi. Non vengono soffocati dalla proposta di varietà. La lunghezza dei periodi sintattici nulla toglie al lirismo, che si disvela in un andamento sinuoso, ricco di pause ritmiche, che suggeriscono una scansione intensa ed energica. Vi é, forse, in una poesia articolata in modo così particolare, il desiderio di alternare al lirismo tradizionale versi, che pur trattando argomenti seri, adottino le mezzetinte dell'animo... elegia, sogno, invenzione...
    Una poesia che non riesco a definire tale, in quanto porta in sé un album di emozioni e di innovazioni, atte a sorprendere e a incantare.
    Maria Rizzi

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  6. La realtà è il tutto e come tale è il mistero. Questo testo di Giorgio Linguaglossa rivela il carattere profondamente onirico e complesso, aschematico e irrazionale della realtà. Si alza il sipario e veniamo trascinati nell'irrealtà della realtà (o viceversa, se preferite). La commedia che si presenta ai nostri occhi è un'incomprensibile giostra di storie e di scene parallele. Una trama unitaria non c'è e il lettore resta destabilizzato di fronte a un ritratto così vivo dello spaesamento. Spaesamento radicale che giunge finanche a supporre che un Paese in fondo non c'è: "... probabile che io sia / in errore, / non c'è alcun segreto o esilio in tutto ciò". Supposizione stabilizzante che dura un attimo, ma che subito deve essere abbandonata, se non si vuole che la realtà torni ad essere univoca, schematica, misconoscendole il mistero che ha.
    Franco Campegiani

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  7. Vorrei precisare che a questo mio modo di scrittura ci sono giunto dopo 30 anni di ricerca, ricerca fatta guardando a quanto si era fatto in Europa nel Novecento. Ero molto critico verso la tradizione italiana, istintivamente sentivo che, nel secondo Novecento, quella tradizione si era chiusa nei propri linguaggi poetici e metapoetici, aveva teorizzato e praticato la poesia e la metapoesia, il plurilinguismo e lo sperimentalismo, una poesia degli oggetti che mi lasciava indifferente e critico. Cercavo una «forma più ampia» per dirla con Milosz, una forma che fosse come un poliedro, sfaccettata, complessa. Ero partito dalla metafora tridimensionale di Mandel'stam per giungere alla nuova costruzione degli oggetti di Herbert e di Rozewicz. Fuori dalle esperienze italiche.
    Il problema a cui sono giunto era questo: non volevo scrivere una poesia bella ma una poesia complessa, prodotto di un nuovo sguardo e di un nuovo modo di visionare il mondo, di un nuovo modo di percepire il reale e di allestire il pentagramma sonoro e concettuale della nuova poesia.

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  8. Testo davvero originale, interessante, plurisignificante, di difficile definizione: una narrazione? un’indagine? certo un’atmosfera teatrale: e nessuna di queste interpretazioni permette l’esclusione..
    Un autoritratto forse ? Ancor più problematica l’interpretazione, perché nell'autoritratto l'Io diventa l'Altro: un indagare allora, uno scrutare allo scopo di riconoscersi?. Potrebbe essere costruzione e ricognizione di un segreto forse inconoscibile, di un esilio che vuol essere ricondotto alla luce.
    Mi rimanda alla straordinaria capacità inventiva di Velazquez, in Las meninas, il quale per rendere possibile i ribaltamenti di punti di vista ricorre sapientemente all’uso degli specchi. Là era come un guardare «dentro» al meccanismo della pittura, per svelarne alcuni segreti. In questo caso, mi pare, in quelli della scrittura, per intuirne la complessità.
    L’eterogenea dimensione del linguaggio è messo in forse, l’efficacia del leggibile è ridotta, l’autore chiama in causa il lettore in quanto soggetto che ha reso possibile la oggettivazione della scrittura, mettendo in discussione l’«ordinamento esaustivo» dell’ordinamento e della successione logica-interpretativa del racconto.
    Sono certo intriganti i richiami al teatro di beckettiana memoria, alle voci fuori campo che dialogano in attesa… di non si sa quale evento e che nondimeno non chiarirà né illuminerà il senso dell’attesa… Testo di grande eleganza, apertura alle molteplici letture, che l’autore espressamente ricorda. Cultura europea.: una «forma più ampia» per dirla con Milosz,…. una forma che fosse come un poliedro, sfaccettata, complessa. …e la metafora tridimensionale di Mandel'stam, per giungere alla nuova costruzione degli oggetti di Herbert e di Rozewicz….Una congettura:"Una risibile, detestabile, irragionevole congettura."

    M.Grazia Ferraris

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  9. La poesia prende le sue mosse dentro una zona di confine: lo spazio delimitante una scena che resta scandita da nessun tempo. Un elemento, l’atemporalità, mediante il quale Linguaglossa, imprime con tocchi sapienti, è il caso di dire, di artista, il senso dell’effimero alla intera rappresentazione. Ma nessuna ricerca – citando Agosti - allo «spazio purgatoriale» e nemmeno all’opposizione vita/morte, l’intento di Linguaglossa non è rivolto (o almeno così penso) all’eternità quanto semmai al suo opposto, all’effimero che trova campo in uno sguardo. E, come in un continuo gioco di specchi, artista, soggetto rappresentato e pubblico (il fruitore dell’opera), nel medesimo istante, sono speculari l’uno dell’altro vivendo la medesima scena. Forse l’eternità sta in uno sguardo non visto.

    Giuseppina Di Leo

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  10. Ed eccomi a leggere qualcosa che mi porta piacevolmente per mano a superare i limiti della mia percezione. Cerco di non interpretare ma so già che è impossibile. L’autore ci avvisa, ci dice che è una poesia complessa e ci pone domande. Da subito la mia formazione di teatrante mi introduce alla favola del personaggio. Quale? Un nome soltanto ci dà per certo e non a caso : Posterius - ciò che viene dopo – dunque, ciò che non sappiamo; l’incerto. Il testo comincia, nei versi che il Nostro, ci porge con un punto di vista ben preciso che poi cambia, ancora e ancora. Approfondirò lo studio del testo nel quale mi immergo cercando attraverso la scoperta una poesia che disconosce canoni e paradigmi e si incide come un graffito. Grazie.

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  11. Ed eccomi a leggere qualcosa che mi porta piacevolmente per mano a superare i limiti della mia percezione. Cerco di non interpretare ma so già che è impossibile. L’autore ci avvisa, ci dice che è una poesia complessa e ci pone domande. Da subito la mia formazione di teatrante mi introduce alla favola del personaggio. Quale? Un nome soltanto ci dà per certo e non a caso : Posterius - ciò che viene dopo – dunque, ciò che non sappiamo; l’incerto. Il testo comincia, nei versi che il Nostro, ci porge con un punto di vista ben preciso che poi cambia, ancora e ancora. Approfondirò lo studio del testo nel quale mi immergo cercando attraverso la scoperta una poesia che disconosce canoni e paradigmi e si incide come un graffito. Grazie.

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  12. Mi dispiace dissentire, ma a me questa roba pare tanto un accettabile, appena accettabile temino, naturalmente in prosa, dacché della poesia non ha un bel niente: misura, armonia, sentimento, e quell'insostituibile connessione fra forma e contenuto che la poesia stessa pretende. Se si vuole salvare qualcosa si può fare sottolineando alcuni sintagmi di particolare creatività.

    Prof Angelo Bozzi

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