sabato 20 giugno 2015

LIDIA GUERRIERI: "INEDITI"

Lidia Guerrieri, è nata a Piombino il 10-XII-'46. Ha studiato al Ginnasio e poi al Liceo Classico con borsa di studio triennale vinta per un tema sulla morale nel Manzoni. Laureata in Lettere, a Pisa, con una tesi su "L''attività estrattiva del Massetano nei suoi riflessi antropo-geografici" che probabilmente anche oggi è quanto di più nuovo si possa trovare in questo campo dato che gli ultimi studi risalivano all'ottocento, a Bernardino Lotti. Trent'anni di insegnamento.
Non ha pubblicazioni, avendo iniziato da pochissimo a scrivere, è allieva di Mimmo Martinucci; è lui che le ha insegnato la metrica.  

NEFERTITI
Dov'è che dormi, nobile Signora!?
In che remote plaghe, in quali sabbie
intatte d' orme, vergine la luna
eterna veglia sopra il sacro sonno
fra oliati lini, dove si consuma
al rotolar del Tempo ogni tua fibra
e, distillata da terrena scorza,
vaga di tua beltà l'essenza estrema?
Dall'oro dei tuoi monti la ricchezza
in terra d'Amon venne di tua luce,
a opime sponde brune, ove le chete
del sacro fiume e verdeggianti acque,
al placido umidore della brezza
sciabordano, in frusciare risonante,
fra giunchi e canne, agli argini e alla foce.
Benigna sorte fu che ti condusse,
colomba della Nubia all' Orizzonte
d'Akhenaton radioso,
chè fosse il seno tuo dolce cuscino
al dio del doppio regno
in fresco-azzurre notti del deserto
quando anche agli immortali, in fondo al cuore
fruga, e scova, la luna
brandelli di incertezze e di paure
e innalza al cielo torri di silenzio
dov'è, la Solitudine, sovrana.
Ed ora forse in aridi sentieri
di cari passi vai cercando l'eco,
e in pena ti disperi
nè si dipartirà dai noti lochi
lo spirto pria che in conquistata pace
d'affetti ritrovati,
in suo sollievo l'anima sospiri.

BRUNILDE
Amore e morte declinò il destino
alla valchiria che, da fiamme cinta,
destò sovr'alta rupe il dolce bacio
del Nibelungo
mentre il sonno, vinta,
l'incatenava per voler d'Odino.
Da fiamma sciolta, in altra fiamma avvinta
arse d'amore, e il biondo cavaliere
l'anima pose sullo stesso altare
e il forte corpo e il cuore
che invulnerabil fè del sangue il drago
immolò a pari fiamma in ugual rogo.
Breve l'incanto chè malìa d'oblio
di Sigfrido l'annebbiata mente
volse un diverso amore
a coronar di coniugale affetto,
e come spine amare
squarciò la gelosia a Brunilde il petto.
In odio vòlto il disperato cuore,
scioglie grida nel vento la valchiria
straccia la bionda chioma, e l'armatura
veste della vendetta,
tale come natura
a femminina rabbia spesso detta.
Presto è svelato il punto sulla spalla
dove mortale colpo può ferire,
e presto, in luogo ascoso,
che eterno nelle storie canta il bardo
su terreno boscoso
vile mano sicaria scaglia il dardo.
Colpi di lancia sono le parole
che Amor sussurra sulla bocca amata
quando, all'orlo del Tempo,
ormai si scioglie della mente il velo
e l'anima sospira, ritrovata,
il caro nome e l'ultimo lamento.
In quale modo può saziare il cuore
vendetta se, in furore,
cieco se stessa l'anima ha dannata?
S'alza sanguigna fiamma dalla pira,
Grane muove al galoppo e la valchiria
solo nel fuoco spegne il suo dolore,
ch' Amor di sé si nutre, e di sé muore.
Lidia Guerrieri

Commento alla seconda opera (che poi cronologicamente sarebbe la prima) di Maurizio Donte
Ch'Amor di sé si nutre, e di sé muore...CH'AMOR DI SE' SI NUTRE E DI SE' MUORE!
Inizio dalla chiusa formidabile di questo poemetto epico di Lidia Guerrieri (nomen omen? Nel nome il presagio?) amica poetessa piombinese ...
Un endecasillabo che racchiude in sé l'intero mondo poetico romantico...oserei dire l'intera idea poetica dell'amore, da cui sono rimasto folgorato: la mente scorreva rapidamente tutto lo scibile poetico a me noto, alla ricerca disperata di qualcosa di vagamente simile a tale meraviglia e s'arrestava attonita sul verso 103 del canto V de L'inferno- Divina Commedia- dell'ALIGHIERI.
"AMOR CHE NULLA AMATO AMAR PERDONA"... 

nel quale il citato verso della Guerrieri, affonda forse le sue radici. 
Il poema si dipana in versi musicali e toccanti immagini evocanti la vicenda di Brunilde e Sigfrido, una tragedia cosí bene espressa da Wagner nella sua nota opera.
La Guerrieri esprime e riassume, nella relativa brevità del suo lavoro, l'intera storia di questo mito germanico e lo fa con la grazia e leggerezza e quella profondità di pensiero limpido, così tipicamente femminile. A fronte di una poesia come quella odierna, che ama nascondersi in sottintesi e sotterfugi ermetici, che spesso sfuggono al lettore meno attento, ecco un luminoso esempio di Poesia vera, autentica e viva! Un plauso di cuore, per te, Lidia!
Nunc est bibendum! Prosit!



3 commenti:

  1. La Guerrieri ha talento, una rarità tra tanti che pensano che basti andare a capo per fare ...poesia.

    RispondiElimina
  2. Grazie, Mimmo, per la fiducia che mi hai sempre dimostrato. Quel che so fare lo devo solo al tuo insegnamento, alla tua pazienza ed alla tua impareggiabile capacità di insegnante:-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Troppo buona. Io mi ritengo sempre un Apprendista !

      Elimina