giovedì 8 ottobre 2015

UBALDO DE ROBERTIS: "PRELUDIO"



Ubaldo de Robertis


Preludio


Brevità dello spazio
scenico
la luce si posa
su una nicchia
buio su tutto il resto
fa spazio il silenzio
vuoto
A nessuna porta
il ruolo cardine
Si schiude lo scrigno
in cui il passato perdura
Le resurrezioni di Proust
recuperate
foss'anche per un attimo
Oltre i confini
di scena
inconsapevole l'organista
a quello scampanellio
sovrappone
la musica di Bach
sfida il vuoto e lo spazio
toccata e fuga
in re minore 565
alta volteggia
da una parte all'altra
Che cosa pensi
adesso?
Che farai del buio
commediante struccato?
Immagina che tutto
si concluda
con un accordo
Immagina che l'emozione
cresca e qualcosa in te
si accenda

Avrai una parte da rappresentare
dopotutto...

Immagino che accada veramente

[Ma] è solo un Eco
quel che ne resta
pian piano
si spegne


Ubaldo de Robertis



16 commenti:

  1. Qui la poesia nasce per effetto della musica, della quale il poeta si fa percettore e interprete per sentirne fascino, grazia e armonia, che tuttavia generano domande esistenziali ( "Che cosa pensi adesso?/ Che fai nel buio, come un commediante / struccato?" ) e ipotesi di soluzione ( "Immagina che tutto si concluda / con un accordo / Immagina che l'emozione cresca / e qualcosa in te si accenda " ); ma che però poggiano sul precario, sul transeunte (" è solo un Eco / quel che ne resta / pian piano / si spegne"). La riflessione poetica di Ubaldo de Robertis parte da un pretesto musicale per attingere la vita, con il suo carico di gioie e dolori, ma fervidamente bella e inevitabilmente fugace. E Ubaldo ce ne trasmette il fremito.
    Pasquale Balestriere

    RispondiElimina
  2. Ricevo al mio indirizzo di posta e la trascrivo la mail di Paolo Statuti:

    Sento una certa affinità tra la tua e la mia poesia, un qualcosa che ci accomuna...forse la musica? In questo tuo Preludio c'è un senso di vastità e di profondità, come nella musica di Bach. Ogni volta che ascolto la sua musica divina, penso che in essa si può rischiare di annegare, ma si può anche rinascere..." Paolo Statuti

    RispondiElimina
  3. Caro Ubaldo,

    la poesia rivela che sei a mezzo del guado: tra una poesia alla Rozewicz, secca, lessicale, denotativa, verso breve e brevissimo, dotato di icasticità... e una poesia che io definirei "scenica" dove le immagini ci sono ma come decostruite in mezze scene, in scene per scorci. A mio avviso dovresti decidere quale delle due strade seguire...

    RispondiElimina
  4. Noto che il testo di "Preludio" ha subito qualche modifica nel lessico e nella versificazione rispetto a quello pubblicato in un primo momento su Leucade e da me commentato.

    Pasquale Balestriere

    RispondiElimina
  5. E' colpa mia, caro Pasquale, ho commesso l'errore di riportare nella prima mail la versione di Preludio che non ritenevo perfezionata. Segno che l'anestesia mi fa ancora cadere in qualche difetto.
    Colgo l'occasione per ringraziarti per l'incoraggiante commento anche perché ti considero il Signore (non degli anelli), ma delle Lettere.

    A Paolo Statuti mi avvicina la comune passione per la musica di Bach e il rispetto per la Poesia.
    Entrambi riteniamo che le poesie si arricchiscono a ripensarle e ci... arricchiscono.

    Ringrazio altresì Giorgio Linguaglossa sempre attento a seguire gli sviluppi del mio percorso lirico.

    Last but non least un grazie affettuoso a Nazario Pardini una grande persona in cui tutti possiamo confidare.

    Ubaldo de Robertis

    RispondiElimina
  6. Ho letto questa lirica di travolgente bellezza e non so perché mi é tornato in mente Kean- Genio e sregolatezza, un film biografico del 1956 diretto da Francesco Rosi e Vittorio Gassman, tratto dall'opera teatrale "Kean, ou Désorde et Génie di Alexandre Dumas - padre -, in cui Kean diceva:" Non si recita per guadagnarsi il pane, si recita per mentire, per smentirsi, per essere diversi da quello che si é ... e soprattutto si recita perché si diventerebbe pazzi non recitando"... In realtà il nostro Ubaldo De Robertis allestisce il palco della vita prendendo spunto dalla musica, che accresce l'effetto dell'allegoria. Noi, forse, siamo veri solo con le maschere e Bach, definito 'maestro di cappella' in modo dispregiativo, in quanto non laureato, incarna perfettamente l'anima della poesia. Ci si eleva al di là della scatola dei pregiudizi terreni, si diventa Artisti, quando le maschere consentono di realizzare sogni diversi da quelli quotidiani e, al tempo stesso, sovrapponibili al tempo che viviamo...
    Magica l'atmosfera creata dall'Autore. Si respira la 'Toccata e fuga", si ascolta Proust e si resta miracolosamente ancorati all'esistenza, soli, ma salvi! Ringrazio di cuore Ubaldo per la sua Opera dal respiro infinito!
    Maria Rizzi

    RispondiElimina
  7. Giuseppina Di Leo10 ottobre 2015 10:31

    I ripensamenti in poesia ci stanno, soprattutto per ricomporre un puzzle (interiore) del quale non riusciamo a venirne a capo, Saba, tra gli altri lo sapeva. In questa poesia di Ubaldo De Robertis, così ricca di riferimenti musicali e letterari, si coglie tutta la complessità del comporre insieme alla sua bellezza.

    GDL

    RispondiElimina
  8. Il requisito della bellezza alla mia poesia Preludio è stato attribuito da due poetesse molto brave. Che vivamente ringrazio. Leggendo il loro commento sono stato attraversato dal seguente pensiero:
    Cara Maria Rizzi e cara Giuseppina Di Leo, a volte sembra quasi impossibile che da un fondo intricato grigio tormentato si possa ricavare un qualcosa che abbia suoni chiari riconoscibili per rendere un pur modesto omaggio alla bellezza.
    Ubaldo de Robertis

    RispondiElimina
  9. Ricevo al mio indirizzo di posta elettronica e la trascrivo la mail di Edda Conte

    Splendido questo "Preludio", nella leggerezza dei versi brevi come sospiri, estremamente delicato come un pizzo che adombra il pensiero profondo.
    In questa lirica, che scaturisce dall'amore per la musica, trovo che si nasconda anche un pensiero nuovo, forse la sensazione di trovarsi davanti ad un mistero di cui la coscienza non sa darsi spiegazione.. E quindi la "grande domanda" : .."Che fai nel buio / come un commediante / struccato?..." Il significato della lirica sta forse proprio in questi versi e soprattutto in quei cinque o sei che seguono.
    Il finale stabilisce la chiusura del cerchio.
    A prescindere dal valore letterario , questa composizione è straordinariamente bella, per quel che dice e per quello che non dice.

    Edda Conte

    RispondiElimina
  10. Bellissima, la prova provata del circolo perfetto per cui in arte nulla si crea ma nulla si distrugge.

    RispondiElimina
  11. La vita. Sì, c'è tutta in questa maestosa lirica di Ubaldo. C'è il suo percorso fatto di stazioni da via crucis, c'è il dolore delle sottrazioni, ma anche il desiderio immensamente umano di toglierci la maschera, farsi genuini, per ambire alla bellezza del cielo.e del mare. Un vero scarto verso l'alto, verso la lucentezza di un sole che torna a illuminare infiniti orizzonti all'uscita da un tunnel scuro, nero, denso di tenebra. Ed è proprio alla nuova visione che il tutto si fa melologo. C'è lì pronta un'orchestra ad accompagnare la favola
    con un preludio, una sinfonia, o, meglio ancora, col coro muto della Manon Lescaut. La poesia c'è quando suscita emozioni. Quando ci sceglie per farci sentire...
    Nazario

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dei tanti modi di viaggiare alla volta di Leucade, quello in compagnia di Nazario Pardini, vero viaggiatore attraverso la Poesia, non ha l'uguale. Grazie, Nazario.

      Ubaldo de Robertis

      Elimina
    2. Gent.mo Ubaldo de Robertis, avevo letto la sua nota critica allegata al blog dell'emerito Nazario Pardini riferita alla mia poetica, mi pare di averLe anche risposto. Oggi mi presenta il suo testo, del quale prendo nota del suo desiderio di dare alla poesia un'impostazione di taglio moderno, dallo stesso si evince un criterio lirico individuale che può suscitare interesse alla lettura. Un lirismo il suo che ha con sé le caratteristiche del disagio di oggi, ma anche il desiderio di più limpidi orizzonti, di cieli luminosi e chiari dove è bello spaziare per uscire dall'anonimato e dalla sofferenza di un tempo/luogo di oscuri limiti, di lutti e perversioni. Le sottrazioni come dice Pardini, danno l'idea della necessità umana di orchestrarsi a nuovi parametri, sarà l'umanità in grado di captarne e valutarne la bellezza e la grazia dell'infinitezza che è in essa? Dopo averne calcato le scene, sarà in grado di riconoscersi senza la maschera sul volto? Ovvero come la toccata e fuga in re minore 565 di Bach, sfiorerà solo le corde di un mistero che volge al declino del ??? Poesia fortemente impregnata d'interrogativi e sospensioni, che preludono e attraversano le grandi domande dell'esistente e soprattutto le domande vitali di ubi consistam? ubi habemus?..ubi, ubi, e ancora ubi. Auguri
      Ninnj Di Stefano Busà

      Elimina
  12. Poesia, musica, teatro: le mie passioni e i miei elementi di studio, di evasione dal reale, in breve di vita.
    Della poesia "Preludio" nei suoi aspetti formali è già stato scritto egregiamente. Mi soffermo invece sulla presenza di una delle composizioni musicali barocche più alte e maestose mai composte, sebbene J.S. Bach non fosse ancora ventenne quando la ideò ed eseguì. La Toccata e Fuga in Re minore 565 eleva l'animo di chi l'ascolta verso vette altissime, fin quasi a sfiorare il mistero.
    Proprio il mistero della vita e le grandi domande che da sempre tormentano l'uomo scaturiscono dal buio del palcoscenico e dall'ascolto della musica divina:

    "Che cosa pensi / adesso? / Che farai del buio / commediante struccato?"

    Purtroppo, quando pare che la risposta sia accessibile, pur nella profonda emozione suscitata dalla musica di Bach, tutto svanisce perché all'uomo non è dato di sapere.

    "[Ma] è solo un' Eco / quel che ne resta / pian piano / si spegne"

    come si spegne la musica divina dopo gli ultimi accordi.
    "Preludio" di Ubaldo de Robertis mi penetra nell'animo perché sa far nascere una pregevole lirica da un'emozione musicale, come è accaduto a grandi poeti e, nel mio piccolo, anche a me con la "Sinfonìa fantastica" di Hector Berliotz.
    Una piccola curiosità: durante il mio matrimonio ho scelto non la consueta Marcia nuziale ma per l'ingresso la "Toccata" e per il corteo finale la "Fuga" in Re min. 565, eseguite all'organo da una mia compagna di Conservatorio che, oltre al pianoforte, studiava in modo eccellente anche l'organo.

    Giorgina Busca Gernetti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Da ideale conoscitrice di Lettere ed Arti, l'attenzione per il mio Preludio da parte di Georgina Busca Gernetti mi riempie di gioia. Così come mi fa trasalire di emozione quel Suo ritorno con la memoria al tempo favoloso delle proprie nozze. Magia della parola poetica. Una strofa, un singolo verso può riportarti la nitidezza di un prezioso ricordo.

      Ubaldo de Robertis

      Elimina
  13. Ricevo al mio indirizzo di posta elettronica e la trascrivo la mail di Salvatore Martino:
    Il buio, il vuoto, la caduta del trucco della maschera quindi, la musica matematica di Bach, che avvolge questa solitudine del commediante, e la luce dimora in altro luogo, in uno spazio che poco concede all'ampiezza, al respiro. E il ricordo riaffiora solo per un attimo, ma a che serve ricordare, forse soltanto un'eco rimane della nostra vita, della nostra rappresentazione, del nostro fugace trascorrere sul palcoscenico dell'esistenza. L'unico esercizio consentito resta l'oblio. Vecchio teatrante qual sono questi versi mi trascinano verso quello che è stato il fondamento della mia esistenza e che adesso mi manca più della vita reale. Sì, sono davvero un commediante struccato e quindi meno reale di quando passeggiavo sul pavimento di legno e il cuore si accelerava un attimo prima che si spalancasse il sipario e le luci mi autorizzassero a pronunciare le parole dell'inizio, e il filo rosso lanciato verso le anime in platea cominciasse a vibrare.
    Salvatore Martino

    RispondiElimina