venerdì 1 giugno 2012

Intervista a Antonio Spagnuolo, di Nazario Pardini






Intervista

ad ANTONIO SPAGNUOLO

A CURA DI

 NAZARIO PARDINI

                                            
N. P.: Mi dica un po’ quali sono le occasioni della vita che più hanno inciso sulla sua produzione letteraria? quanto di autobiografico c’è nelle sue opere? lei pensa che ci sia sempre differenza fra poesia lirica e poesia di impegno; o pensa che la poesia, essendo un’espressione diretta dell’anima, sia lirica qualsiasi argomento tratti?



A.    S. Questa domanda è alquanto provocatoria, perché in una vita fortunatamente abbastanza lunga come la mia , giunto alla veneranda età di ottantuno anni, difficilmente posso elencare le numerose “occasioni” che hanno inciso sulla personale produzione poetica. Andando indietro fra i ricordi balza imponente l’innamoramento per la fanciulla che poi è diventata la mia unica e valida compagna , mia moglie. A soli diciotto anni la poesia di D’Annunzio mi inebriava e mi sollecitava e la figura di questa giovincella accese quello che poi è stato il motivo dominante della mia poetica : la lotta tra Eros e Thanatos. Una seconda “occasione” la ritrovo nella sfortuna occorsami per la nascita del mio secondogenito, il quale venne al mondo con la mancanza assoluta delle valvole aortiche , un fulmine maligno capace di approfondire ulteriormente l’endiadi “Eros Thanatos”. Infine la  professione di medico, svolta con la passione della dedizione assoluta, mi ha offerto centinaia di “occasioni” , nate dalla diuturna presenza della malattia e della sofferenza umana.  Ecco quindi che è facile accorgersi che molto insiste l’elemento autobiografico nelle mie liriche.

Tra poesia lirica e poesia di impegno credo che sussista una certa differenza, proprio perché la prima canta il suo inno spirituale e la seconda cerca di setacciare o modificare il sociale.

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N. P.: La sua poetica, essendo uno dei maggiori interpreti della poesia contemporanea, è in gran parte nota attraverso le innumerevoli recensioni, prefazioni, e note critiche che la riguardano. Ce ne vuole parlare lei?


A. S. Moltissimi sono gli interventi critici che sono stati rivolti alla mia poesia e alla mia poetica , e di questo ne sono oltremodo orgoglioso e felice. La mia ricerca è stata ricca di approfondimenti e di scoperte, di indagini e di studi, e il lavoro svolto spero che abbia dato ottimi risultati. Fra le varie note quella dell’ indimenticabile Mario Pomilio resta per me sempre un punto di riferimento importante. Egli ebbe a scrivere fra l’altro : “…. ciò per sottolineare il valore prelogico della poesia di Spagnuolo, la natura d’un linguaggio che non mira in alcun modo alla “sintassi”, ovvero, se si preferisce, rimane al polo opposto dai processi aggreganti che sono tipici della comune espressività, e invece è come se perseguisse la scommessa di misurarsi con quanto c’è di albicante, di preconscio, di disaggregato, di informale nella nostra esperienza mentale. A servirci di un paradosso, diremmo quasi che qui la parola interviene a manifestare ciò sta anteriormente alla parola, il pensato allo stato ancora amorfo, i materiali mentali prima che si coordinino, i reagenti insomma della nostra esperienza intima sorpresi allo stato prenatale e quasi fetale, prima comunque che si siano subordinati a quella che per convenzione chiamiamo la coscienza e invece vagolano ancora al fondo del nostro es alla ricerca di un coagulo.
Una situazione di questo genere è, lo si sarà capito, attinente all’onirico, anzi può definirsi tout-court  una disposizione d’ordine onirico. Il mondo di Spagnuolo, specialmente in Melania, rimanda a una specie di camera oscura dove i pensieri e le sensazioni, e per essi le parole devolute a significarli, s’avvicinano e si scontrano a caso, dando origine a provvisori assemblages, a occasionali e cieche agglutinazioni il cui compito non è tanto di manifestare dei sensi, quando di disoccultare per un istante  l’in-sensato della vita mentale, la sconcertante gratuità dei momenti paraespressivi, quella specie di tabulazione verbale che instauriamo con noi stessi al di sotto degli strati superiori della coscienza affidandoci a spezzoni e talora quasi ad arbitrari fonemi nei quali proiettiamo e in qualche modo obiettiviamo trasognate ed erratiche pulsioni monologanti.

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N. P.: Quali sono le letture a cui di solito si dedica e quale il libro che più le ha suscitato interesse? e quindi predilige? perché?



A.    S. Anche a questa domanda posso rispondere in maniera del tutto generica. Ho letto tanti e tanti di quei libri che non saprei più indicare quale sia o sia stato il prediletto. Ripetendomi sottolineo che il primo poeta che mi ha suggestionato fu Gabriele D’Annunzio , ma naturalmente dopo i primi assaggi di gioventù sono venuti incontro decine e decine di autori, da Omero a Sanguineti, da Pascoli a Umberto Saba, da Rebora a Montale e i sembra superfluo continuare l’elenco. Oggi in conclusione posso dire che non prediligo alcuno, perché continuo ad assimilare a destra e a manca , specialmente fra la produzione dei giovanissimi esordienti.

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N. P.: Fino a che punto le letture di altri autori possono contaminare uno stile di uno scrittore? e se sì, in che modo?


A.    S. Non credo che sia cosa buona farsi contaminare da altri autori. Certamente le letture hanno un loro inciso , resta alla capacità di ognuno scegliere, cernere , scrollare.

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N. P.: Che cosa pensa della poesia innovatrice, quella che tenta sperimentalismi linguistici? quella che si contrappone e rifiuta  ogni ritorno al passato? o, per meglio intenderci, quella che si contrappone ad un uso costante dell’endecasillabo, o a misure dettate da una rigida metrica?


A.    S. Lo “sperimentalismo” ha già fatto la sua parte ed è rimasto un momento valido nella ricerca poetica degli anni passati. Insistere oggi con sperimentalismi linguistici contorti e faticosi mi sembra lavoro inutile, perché ripetitivo. L’endecasillabo , con il suo luminoso ritmo per me rimane l’unico sostegno della poesia, anche se allontanato da una rigida metrica e arricchito dal verso lungo.

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N. P.: Cosa pensa dell’editoria italiana? di questa tendenza a partorire antologie frutto di selezioni di case editrici? di questi innumerevoli Premi Letterari disseminati per tutto il territorio nazionale?


A.    S. L’editoria italiana si distingue semplicemente in due categorie . La grande editoria che ormai si affida soltanto al “nome” dell’autore ed alla capacità di diffondere con la sua stessa pubblicità ogni tipo di volume , anche se privo di qualsiasi valore culturale, e la piccola editoria che vivaddio riesce a pubblicare moltissimi volumi di poesia validi , ma purtroppo difficilmente vendibili, perché privati di una distribuzione ricca e potente. Dei mille premi che si offrono preferirei non parlare, perché i “grandi” premi sono gestiti in occasioni prestabilite e con la solita ipocrisia delle grandi editrici, mentre i “piccoli” premi , oltre a richiedere una tassa di lettura, sono infatuati sempre dai nomi già abbondantemente noti.


N. P.: Certamente sarà legato ad una sua opera in particolare. Ne parli, riferendosi più ai momenti d’ispirazione, ai tempi di scrittura, alla scelta lessicale, alla revisione, più che ai contenuti. Che pensa della funzione del memoriale in un’opera di un poeta? e alla funzione della realtà nei confronti di un’analisi interiore?

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A.    S. Sono legato più o meno alla maggioranza dei miei libri pubblicati. Da “Candida” del 1985 , che segna una svolta importante della mia ricerca poetica mano a mano sino all’ultimo , perché l’ultima creatura è sempre uno stimolo a fare meglio.

La realtà incide nei confronti dell’analisi interiore del poeta e ne stimola la fantasia e gli umori , estrapolando dalla memoria quegli attimi di suggestione che fanno del pensiero umano una continua fucina di loquacità.

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N. P.: Cosa pensa della nostra Letteratura Contemporanea? raffrontata magari con quelle straniere? e dei grandi Premi Letterari tipo il Campiello, il Rèpaci…?



A.    S. La nostra letteratura contemporanea è una fucina interessante . Io ricevo centinaia di volumi di poesia e posso dire che molti sono veramente degni di essere letti e di essere conservati. Naturalmente non possiamo assolutamente redigere uno stato attuale della letteratura, perché ci mancano gli strumenti adatti ad un sunto definitivo. Siamo in pieno svolgimento e dobbiamo accontentarci di sospendere gli elenchi, e mirare soltanto ai poeti contemporanei che sono morti.

Circa i premi non voglio ripetermi, ne ho già detto pocanzi . Ma mi piace riferire l’ultima esperienza ricavata dalla rosa dei papabili al premio “Camaiore 2012”. I nomi che potevano e dovevano essere prescelti sono stati violentemente surclassati…

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N. P.: Se potesse cambiare qualcosa nel mondo della poesia o dell’arte in generale, che cosa farebbe? se avesse questi poteri che cosa lascerebbe invariato e che, invece, muterebbe sostanzialmente?



A.    S. Veramente non saprei cosa rispondere. E’ così arduo tentare modifiche che non mi sento capace di immaginare. Cambierei il modo di gestire la “critica” , che non è più intesa come indagine sul prodotto, stroncando quando necessario , elogiando quando possibile, ma ormai si limita a elogiare soltanto e gironzolare intorno ai volumi.

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La ringrazio per la sua disponibilità.

Nazario Pardini                                                                    

18 commenti:

  1. Spagnuolo ci dà uno spaccato di vera riflessione sulla poesia e insieme una mappa di lettura del suo percorso poetico che da 25 anni rappresenta una svolta nella sua produzione. Un caro augurio a lui e agli amici di questo blog. Saluti, Stelvio Di Spigno

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  2. Lo "sguardo" di Spagnuolo è quello di sempre , che mi piace assimilare - per fare un nome - a quello della Bettarini , completamente emancipato dai clan e dalle logiche di "Potere" che ben conosciamo . Le sue credenziali si situano nel suo lavoro che è sotto gli occhi di tutti . Impossibile non individuarvi personalità e riconoscibilità .

    leopoldo attolico -

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  3. Oltre alle giuste cose che dice nell'intervista, Antonio Spagnuolo è oggi, questa è almeno la mia sensazione, uno dei nostri migliori poeti; tra i suoi libri di poesia, "Per lembi" è quello che preferisco.
    Roberto Bertoldo

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  4. L'intervista rivela la saggezza e, nello stesso tempo, l'anticonformismo di Antonio Spagnuolo, che conosce il mondo letterario odierno nei suoi aspetti positivi e negativi, il mondo cioè di chi si impegna seriamente in un lavoro di ricerca artistica e il mondo dei giullari e dei teatranti di corte. Perciò condivido il suo pensiero sugli aspetti squisitamente letterari dell'intervista. E concordo anche sul fatto che tra poesia lirica e poesia d'impegno "sussista una certa differenza", a patto che quest'ultima non si risolva in una forbice amplissima, in una divaricazione eccessiva: non sarebbe infatti concepibile un tipo di poesia assolutamente ed estremamente lirico che finirebbe per sfociare in egotismo solipsistico, sentimentalistico e magari pure narcisistico; né, sull'altro fronte, la poesia d'impegno può ridursi ad essere esclusivamente funzionale a una tesi da dimostrare, giacché avrebbe la bocca sgangherata della retorica o la torbidezza lutulenta dell'immediatezza della passione. Secondo il mio parere, prima ancora degli (e oltre gli) aggettivi "lirica" e "impegnata", esiste il sostantivo "poesia". Che può manifestarsi in varie forme e modi; che può "contenere" tutto. A patto che il poeta abbia voce e respiro, capacità di "sentire" e di emozionarsi. Si potrà parlare poi di poesia prevalentemente lirica o prevalentemente impegnata. Meglio se essa incarnerà istanze sociali e civili; ma senza forzature o enfasi, come invece spesso oggi per nostra sfortuna accade. E senza velleità di “cambiare il mondo”, ma con la consapevolezza di fare cosa bella e utile.
    Complimenti a Spagnuolo, con l'augurio di sempre maggiori successi,un affettuoso saluto all'amico Nazario e a tutti i frequentatori di questo blog,
    Pasquale Balestriere

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  5. Interessante intervista che -grazie alla schiettezza e acutezza delle risposte- molto contribuisce a illuminare il pensiero profondo e i sentimenti più veri di un autentico Maestro della Poesia dei nostri giorni.
    Fabiano Braccini

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  6. Un'intervista di qualità, e per le questioni poste, e per le "salutari" risposte fornite dalla saggezza di Spagnuolo.
    Molto d'accordo rispetto alle affermazioni circa la critica ossequiosa, anche se, è pur vero, ci vuole molta più competenza e autorevolezza per stroncare, che per "gironzolare intorno ai volumi"...e poi, parlando di poesia, non dimentichiamoci che tanta parte la gioca pure la soggettività, i gusti e la cultura personale, di là dalle osservazioni "tecniche".

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  7. Un'intervista interessante, che non si può non apprezzare sia per la schiettezza e la competenza di Antonio Spagnuolo, sia per le domande formulate da Nazario Pardini. Concordo con le opinioni dello Spagnuolo, che stimo moltissimo come persona e come poeta, ma mi sorge spontanea una perplessità, guardare solo ai poeti morti, non è penalizzante per lo sviluppo e la conoscenza in ambito nazionale e internazionale dei nostri poeti viventi più meritevoli? Qualche anno fa, in un incontro sulla poesia con i ragazzi delle scuole medie di Colletorto (CB), i ragazzi hanno manifestato la loro meraviglia nel trovarsi di fronte ad "un poeta" in carne ed ossa, perché nel loro immaginario "scolastico" i poeti sono solo quelli che oramai non sono più tra noi. Confesso che la cosa mi ha fatto riflettere molto e ho concluso che è giusto tentare di far conoscere il più possibile autori contemporanei che ci sembrano interessanti e promuoverli, affinché la poesia sia qualcosa di veramente vivo e specchio anche dei tempi che si vivono. Nicoletta Corsalini

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  8. Ottima intervista sotto tutti i punti di vista.
    Complimenti.

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  9. Spagnuolo fa parte di un noi invisibili, ci dà voce, anche quando le lacrime ,di gioia o di dolore, si sono asciugate, causa anche i poteri antiuomo che sul piano " sociale" hanno svilito l'uomo comune. L'intensa spiritualità, laica, che emana la sua poesia, mi viene confermata da questa intervista, di cui ringrazio Spagnuolo per primo per avermela fatta conoscere e pertanto ringrazio il curatore di questo sito, Pardini, che altrimenti non avrei conosciuto.
    Lascio questa sfumatura dell'intensità relazionale senti-mentale ricevuta dal poeta Spagnuolo.E' solo una testimonianza, piccola piccola, ma il grande si vede da queste piccole cose.Spagnuolo, rimasto semplice fra semplici, ha addirittura ancora la musica, la grazia, di avermi scritto senza nulla in cambio, solo per il piacere di un saluto , fra passanti, come puo avvenire su un tram frauna fermata e l'altra nei saluti, i gesti, lo sguardo dei bambini. E' sempre piu difficile quest'incontro, non solo fra poeti e lettori amanti di poesie come me, e quando avviene , è l'infinito in carne e ossa. Troppe sono le sovrastrutture e i ruoli che hanno impoverito l'uomo della parte principale della sua poesia.

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  10. L'intervista ad Antonio Spagnuolo mette a fuoco la personalità di un poeta autentico, che lavora sul linguaggio come strumento di scandaglio profondo di sè e del sogno che è ogni uomo, e che dunque fa della poesia un'espressione sia pure laica, come qualcuno ha già detto, dello spirito. Poi, ovviamente, viene fuori l'uomo: integro e sincero. E infine il lettore appassionato di poesia, libero da pre-definizioni, da pre-concetti, ben consapevole dei meccanismi ormai corrotti del mondo della letteratura, ma così profondamente impegnato da non scandalizzarsi più di tanto. Una "saggezza" che non è indifferenza, ma nemmeno sdegno, che è una reazione sospetta. Come dire che conta il lavoro di poeta, non tutto ciò che gli gira intorno. Aggiungo solo una cosa: quanto tutto ciò generi confusione nel lettore, compromettendo la gioia ed il gusto della produzione poetica.
    Un carissimo saluto ad Antonio che conosco ormai da 30 anni o poco più.
    Franca Alaimo

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  11. RICEVIAMO E INSERIAMO : "--Gentil.mo Poeta e Maestro Dr. Antonio Spagnuolo,
    ho letto con grande interesse l'intervista da Lei rilasciata. Condivido moltissime delle Sue riflessioni sulla Letteratura e sulla Poesia, a cominciare da quella che è - o dovrebbe essere - la funzione della "parola", ossia manifestare ciò che si colloca "anteriormente alla parola, il pensato allo stato ancora amorfo, i materiali mentali prima che si coordinino", come Lei sapientemente spiega.
    Riguardo allo "sperimentalismo", ritengo che la poesia, quella "vera", implicitamente è sempre, in tutto o in parte, "sperimentale", perché, pur rimanendo legata alla tradizione, deve saper essere anche "innovativa". Ad esempio, il "verso libero" di Giacomo Leopardi, per quanto erede della lezione dei classici dell'antica Grecia, fu "sperimentale", anzi "rivoluzionario". Certo, bisogna saper distinguere la vera innovazione dai tanti "giochi linguistici" gratuiti, vuoti e fini a se stessi, quali furono quelli del "Gruppo 63".
    Trovo molto validi e attuali i Suoi giudizi sull'editoria e sulla critica letteraria odierna, un "sistema" ormai troppo legato agli interessi di "mercato" e non alla valorizzazione di opere davvero di valore.
    Cari saluti e ancora grazie per l'attenzione. A presto. Suo
    Francesco De Napoli

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  12. Ho letto con interesse e condivido, oltre al contenuto dell'intervista, quello che di Antonio Spagnuolo scrive Roberto Bertoldo....tra i suoi libri io amo in modo particolare 'Rapinando alfabeti' libro che me lo ha fatto conoscere
    Vanda Guaraglia

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  13. l'intervista, con le domande puntuali di Pardini, bene mette in luce il poeta el'uomo che ho avuto modo di apprezzare personalmente.Sensibilità onirica e originalità caratterizzano la densa produzione poetica di Antonio Spagnuolo che qui colpisce per la sua libertà di pensiero, per quel suo esprimere distanza da ogni potere,e per la necessaria sferzata alla “critica, che non è più intesa come indagine sul prodotto, stroncando quando necessario , elogiando quando possibile, ma ormai si limita a elogiare soltanto e gironzolare intorno ai volumi". ben detto, Antonio!

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  14. Enrico Fagnano22 giugno 2012 07:39

    Ho letto finalmente l'intervista al mio amico Antonio Spagnuolo e la trovo ricca di spunti. Impressione, la mia, confermata dai numerosi commenti che vi trovo allegati, alcuni dei quali molto approfonditi. Innanzi tutto Antonio ci fa capire come ogni poeta oggi deve creare un modo proprio di scrivere, che lo renda riconoscibile. Non ci sono più scuole di riferimento, o tendenze dominanti, e ogni poeta deve avere un modo suo, personale, di presentarsi al lettore. Può prendere ciò che gli serve da altre esperienze, da altri autori, dalla propria vita, dalla realtà, dal mondo che ci circonda, ma poi deve rimodulare tutto sempre secondo la propria sensibilità. Importanti sono, poi, i commenti sull'editoria, sulle antologie, sulle riviste, eccetera. Antonio, infatti, conosce questo mondo non solo dall'esterno, come autore, ma anche dall'interno, essendo da sempre instancabile organizzatore di iniziative tese alla promozione della poesia; in particolare di quella napoletana. Questa attività, unita alla sua naturale attenzione per gli altri, ha fatto di lui, tra l'altro, un esperto della poesia a Napoli. A questo proposito ricordo il capitolo sulla poesia nella nostra città da lui curato nel libro Vertenza Sud, dedicato alla poesia nel Meridione. Il testo di Antonio, sia pure nella sua necessaria sinteticità, è una panoramica praticamente completa di quanto accaduto a Napoli negli ultimi 20-25 anni. A questo proposito consiglierei a qualche sito di pubblicarlo (magari con qualche aggiornamento, visto che sono passati alcuni anni) per renderlo accessibile a tutti. Enrico Fagnano

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  15. Ricevo via email ed inserisco : "Parole importanti. Confermano l'onestà intellettuale basata sul quotidiano lavoro di critica testuale, lontana da logiche mercificatorie e opacità di potere.Con stima -- VERONICA FALLINI" --

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  16. Parole e opinioni molto importanti anche e specialmente per chi, in questi anni, sta cominciando a occuparsi di poesia o letteratura. Le nuove leve trovano conferme e coraggio a proseguire in questo ambito in cui molti sembrano aver plasmato la poesia a "loro immagine e somiglianza", stravolgendola completamente. Chi non ha occhi e cuore per riconoscerla, si improvvisa "dio poeta" e s'inventa chissà quale idea di poesia... fortunatamente, però, i punti di riferimento ci sono e per gli occhi attenti, sono facilmente identificabili.
    Stefania Battistella

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  17. Non posso commentare l'intervista, la voce autorevole di Antonio è un riferimento per molti, e nulla posso aggiungere di nuovo... ma se fossi stato io l'intervistatore, una domanda in più l'avrei fatta: Perché in Italia ci sono così pochi lettori?
    Partendo da questo spunto aggiungo qualche mia riflessione:
    La poesia è un'arte profonda, a tratti dolorosa, a tratti gioiosa, comunque un percorso interiore che inzia a un certo punto della nostra vita e poi si trasforma come vuole lei. Il fruitore della poesia, il pubblico, deve ascoltarla, leggerla ad alta voce, ritmarla e respirarla per ritrovare il magico momento in cui la vita si esprime in un insieme suono-ritmo. Le letture di poesia devono essere fatte nelle balere, nei centri commerciali, nelle piazze... i lettori non ci sono? questo è il vero problema, e la poesia ha la forza e la capacità di esprimersi in un istante... la poesia deve andare in piazza a cercare ascoltatori... Tanti poeti silenziosi devono alzare la voce. Il blog è una piazza , ma non basta. La poesia ha la fortuna di essere musica, e allora facciamola tale, leggendola ad alta voce, a chi ormai non legge più!
    una volta letta, la poesia è altro... si trasforma in sensazioni e ricordi, e questi sono il seme che prima mancava e che domani sarà altro...

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