domenica 8 novembre 2015

PATRIZIA STEFANELLI "INEDITI"

Patrizia Stefanelli


Poesia densa, ammiccante, plurale, polivalente, che, con una sonorità di euritmica tensione, abbraccia tutte quante le cospirazioni che fanno dell’uomo un essere inquieto in cerca di approdi esistenziali di difficile soluzione. Ed è umano, fortemente umano ambire ad una sponda che tranquillizzi il nostro andare. Forse è volgendo lo sguardo  ad orizzonti sconfinati che la Poetessa trova l’alimento essenziale per il suo percorso poematico: una ricerca ontologica che tende a completare il suo esistere attraverso immagini e corpi fonici atti a concretizzare le deficienze umane. Ed è l’amore, la coscienza di esistere,  e quella di essere in possesso di questo miracolo a farsi significato e significante del poieio; a tradursi in alcova in cui poter meditare; in cui trovare energie per un viaggio infinito “senza nessuno scopo/ se non quello che il viaggio stesso sia”; in cui anche  i luoghi e i contorni della vicenda si fanno simbolo di un ritratto senza quiete:

È una pace irreale
che trema nel pulviscolo mai sazio
e malato di questo mio paese.
Un gesto scabro di carezza viene
da un battito confuso, quasi, a strie
di luce tra le nubi
.”.

Nazario Pardini



È un chiedere alla notte il bilancio
di un lungo giorno frammentato
da gracili ombre e rughe di pensieri
Il punto esatto del mio cercarti stanco.

È laggiù, nel cavo della selva
che stanno lacrime di tenero arbusto
solitudini di prati
altari o dolmen  vuoti di suono
come vestali, del dolore muto.



Dai bordi tratteggiati

Eri il mantice al fuoco della sera
la coperta di paglia del fienile
il caldo odore del pane al mattino
tutto il sapere delle mani tue
di terra d’Istria, straniera oramai
e a me bambina soltanto narrata.

Giri di te nel valzer della vita
in grandi spazi e specchi ciechi noi
amputate memorie.

Sei, la donna dai bordi tratteggiati
il color seppia di un tempo che torna
a custodire radici e canzoni.

Lieve sei, nello sguardo di mio figlio,
nei quadri di Renoir
la musette e il trequarti del cappotto,
quel pampino di vite che s’abbraccia.

Amara madre,
camminiamo le terre brulle sole
cercando i solchi dove il seme muore.

Il freddo è breve.
  
Componimento 1° classificato al Concorso Internazionale “E’v-Viva la mamma” - Modica



 “Quando/mi diparti’ da Circe, che sottrasse/me più d’un anno là presso a Gaeta,/prima che sì Enea la nomasse”. ( Inferno-canto XXVI-VIII cerchio VIII bolgia)

Oscuro e solitario 
il Pozzo delle Chiavi
aveva fiori rosa
riversi sulle rocce.
Mare intorno: v’entrava col fragore
quasi un lamento, d’alte grida al mondo; 
lo stesso d’Odisseo,
dei compagni perduti nel tremore
di un lungo viaggio, mai dimenticato.
Uguale è il mio, 
ché sosta in cima al pozzo
e n’entra e n’esce
per la petrosa via
senza nessuno scopo 
se non quello che il viaggio stesso sia.

·      Il Pozzo delle Chiavi, detto anche Pozzo del Diavolo, si trova in Gaeta, cittadina della Riviera di Ulisse.


Ritratto

Oltre i tetti di queste case, qui
sul colle Campanaro
non ci sono confini
né grovigli di tempo o di stagioni.
Tutto, è calma dimora di silenzi
scanditi appena dalla voce stridula
di una cornacchia.
-è dall'anno passato che s'annida
lei o un'altra non ha importanza-
Nel fumo di un camino anime d'alberi
a inappagate nari.
È una pace irreale
che trema nel pulviscolo mai sazio
e malato di questo mio paese.
Un gesto scabro di carezza viene
da un battito confuso, quasi, a strie
di luce tra le nubi.


 Patrizia Stefanelli

3 commenti:

  1. Grazie infinite all'amico e Maestro Nazario Pardini. Mi abbraccia sempre la generosità della sua attenta lettura.

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  2. E dopo l'introduzione magistrale del Maestro, ogni mia parola é ben misera poca.Ma pur nella consapevolezza del poco valore d'ogni espressione, ci tengo a sottolineare il mio amore per questa poetessa che rompe gli stampi e si esprime con voce bruciante di carità, dolore, dolcezza e furore.Ogni spazio, anche il più ristretto, come quello 'oltre i tetti di queste case, qui sul colle Campanaro', diviene simbolo di una solitudine sofferta, senza confini, indifesa di fronte all'assedio dei pensieri, dei ricordi... Diviene spazio, di leopardiana memoria, che induce a un rimuginare, confuso e profondo. Patrizia ha il potere di condurmi lontano con i suoi versi, oltre l'ora, oltre il pensiero finito, oltre il tempo e lo spazio, in 'un battito confuso di luce di nubi'...
    Grazie, mia cara!
    Maria Rizzi

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    1. Grazie Maria : "la Chiave" , non a caso. La tua lettura, come sempre, sa andare attraverso i simboli e i passaggi a volte stretti, a volti larghi che, poco poco, riesco ad intravedere. Grazie di cuore per la tua attenzione che apprezzo molto.

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