lunedì 30 novembre 2015

UBALDO DE ROBERTIS: " ACQUE SOTTO IL CIELO UN SOLO LUOGO"


Ubaldo de Robertis

Acque sotto il cielo un solo luogo
<<da Parti del discorso (poetico), Marco Del Bucchia Editore, 2014>>

Osservare impacciati naviplani risalire fondali
per mostrare il mondo qual era
Acque sotto il cielo un solo luogo
Segrete correnti riversano silenziose
argentei pesci dai quattro occhi sporgenti
Guizzano da mari levigati sulla terra informe
risorgive parvenze
Acque sotto il cielo un solo luogo
suddiviso tra abisso e rive
di uno stesso perduto paradiso

23 commenti:

  1. La scoperta di un mondo vergine e ancora primordiale. I millenni e i secoli non hanno ancora iniziato la loro corsa vorticosa e ci troviamo nel miracolo del primo giorno che la terra fu (o che la terra è). Acque, cieli e pesci come mostri innocenti, mentre la vita affiora silenziosa dal profondo. Il poeta è un novello Adamo che, come "impacciato naviplano", "risale i fondali dell'abisso" e, sull'orlo del baratro, dà le spalle al mondo corrotto della storia per osservare il mondo che è (o il mondo che fu).
    Franco Campegiani

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  2. Col mondo e col trascorrere del tempo l'uomo si sente congiunto. Sente nel proprio essere l'immagine dell'archetipo del mondo. Prendo in prestito le parole di Rudolf Steiner, ora che con l'impacciato naviplano sono risalito, per un attimo, in superficie per leggere lo straordinario, emozionante, commento di Franco Campigiani.
    Io non avevo proposto all'ideatore/conduttore del blog di postare alcuna mia poesia. A sorpresa la trovo stamani e mi chiedo perché di un libro che ben conosce abbia scelto proprio questa. Mi attendo dal prof. Pardini una motivazione. Dunque, l'inattesa “Acque sotto il cielo un solo luogo” mi ha messo in risonanza con la profondità spirituale di Franco Campegiani, poeta e critico finissimo.
    Considero tutto questo un dono dell'amico Nazario, un invito da cui trarre incitamento a proseguire in un periodo molto duro per me dal punto di vista fisico e morale.
    Grazie infinite Campegiani, Grazie Nazario.
    Ubaldo de Robertis

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  3. questa poesia di Ubaldo de Robertis non sarebbe stata possibile senza la lezione dell'ermetismo («risorgive parvenze») e quella di Tranströmer («argentei pesci dai quattro occhi sporgenti») e la lezione del verso libero del secondo Novecento italiano, ma quello che è più importante è che la poesia rivela una precisa cognizione dello spazio quadridimensionale dove la poesia è situata, come un bel vaso fiorito, disutile e misteriosa. Ed è questo il fine di una poesia: mostrare al lettore quanto essa sia disutile e misteriosa, impiegando il linguaggio per andare oltre di esso, per un significato che nemmeno il poeta sa che e quale sia...

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    1. Grazie Giorgio, mi felicito con te per la tua intuizione.
      Qualche tempo fa sul blog: L'Ombra delle Parole scrissi come commento alle poesie del Premio Nobel 2011:
      " Ci sono Autori i cui versi leggo senza minimamente reagire.
      Altri mi lasciano il gusto dell’immaginare grande
      e mi propiziano accortissime idee.
      In quest’ultimi rientrano quelli di Tomas Transtromer.”
      Ubaldo de Robertis

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  4. La fusione di acqua e cielo in un unico luogo che la poesia rende possibile. Un mondo che attende con impazienza un Capitano Nemo che sappia solcarlo e renderlo possibile. Poesia la cui visionarietà è perfetta.

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  5. Il commento di Flavio Almerighi, a cui va la mia gratitudine, mi ha riportato alla mente la visionarietà dell'amato Campana. (Qualcuno ebbe la bontà di assegnarmi per due anni consecutivi il Premio Orfici - Omaggio a Dino Campana.)
    Visionarietà che tende a proiettarci in dimensioni surreali. Nella immobilità silenziosa di quel mondo si può recuperare un po' di quiete. In questi tempi di guerra ne abbiamo proprio bisogno.

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  6. Il commento precedente è di Ubaldo de Robertis

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  7. Carissimo Ubaldo,
    l'ho scelta perché vi ho trovato la totalità della rinascita a cui aspira l'umano, Quel tutto che è inizio, mistero, universo, principio,fine, e perché, quello che più conta, senti che è poesia, senza chiederti né il quando né il dove, né il senso. Lo senti da quel palpito che ti abbraccia e di cui non sai darti spiegazione.
    Auguri
    Nazario

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  8. Acque (mari, fiumi...), cielo e terra -i luoghi del movimento e della vita - fusi in un unicum infinito, letto con occhi visionari ( concordo con Almerighi e con lo stesso de Robertis) ed onirici e segnato da qualche movenza sintattica vagamente campaniana. Ma, soprattutto, il lettore si perde in un'acquea immensità dove può tranquillamente naufragare, perché lì anche il moto sembra essersi cristallizzato in incantata e stupita fissità.
    Pasquale Balestriere

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  9. Queste notevoli sintetiche considerazioni di Pasquale Balestriere hanno prodotto in me l'incredibile effetto che temo di non riuscire a riferire compiutamente. Mentre leggevo la sua analisi le singole parole della mia breve composizione, interi versi e le immagini da essi evocate, rinascevano intorno ai miei occhi riconsegnandoli a quella visione con la stesso fermento dello spirito e autenticità del sentimento, che li aveva ispirati. Come dire: dallo scandaglio accorto della poesia... ritorna la poesia! Tutto ciò è ricco di significato. La poesia è un dialogo profondo tra persone dotate entrambe, autore e lettore, della massima espressività. In tal senso chi è Pasquale Balestriere, valente poeta scrittore e critico letterario non lo scopro di certo io!
    Ubaldo de Robertis

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  10. Una poesia che ha in sé i millenni della Storia quasi azzerati: una poesia che dell'Ermetismo non ha preso l'ispirazione solo metodica, ma oserei dire quelle mosse sinergiche che fanno la differenza, andando a trasmettere sensazioni di un " prima e un dopo" dell'uomo sapiens: una discesa nelle profondità degli abissi per risalirne mondi e autenticamente denudati da scorie . Una poetica visionaria nella quale le leggi della nemesi non sono state ancora toccate e non hanno fatto il guasto nell'autenticità interiore dell'individuo procurandogli tanta sofferenza e malessere. Un vero rinascimento dello spirito, un sorso di aria nuova all'interno di un mondo asfittico e isterilito da materialismi soffocanti e inconcluse forme di civiltà, divenuta ora (in)civiltà...Un ritorno al Bing bang per un mondo in debacle.
    Ninnj Di Stefano Busà
    Ninnj Di Stefano Busà

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    1. Questo di Ninnj Di Stefano Busà, che ringrazio vivamente, è un riconoscimento che accresce la mia responsabilità. Devo riuscire a trovare, in poesia, la forza per essere sempre degno della Sua qualificatissima Attenzione.

      Ubaldo de Robertis

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  11. Splendido leggere la lirica e i commenti dei critici letterari di questo illustre Scoglio. Ho letto e rivisto le origini. Siam fatti d'acqua, prima di subire le infinite trasformazioni eravamo pesci, e nella placenta, acqua - madre trascorriamo i nove mesi in attesa della vita. Il 'paradiso è perduto' nel segreto degli abissi, forse, come asserisce questo Poeta che trasuda originalità, ma conosciamo la via del ritorno. Ubaldo ammalia con immagini
    che sanno penetrare il dramma di noi uomini senza cadere nell'enfasi. Egli torna alle origini e si commuove per le radici, per ciò che é stato purezza incontaminata, scrigno di luce, di vita e sembra indicarlo a se stesso e a noi lettori con straordinaria pietas, evitando ogni forma di giudizio. L'Autore ci consente di penetrare nel cuore del tempo, di scendere nell'abisso marino e nella sostanza di noi stessi, per ritrovare la libertà, la fratellanza, l'ansia di donare, che stiamo progressivamente perdendo. Nel suo linguaggio visionario v'é la storia dell'umanità, che consente a ogni lettore di indossare senza costrizioni.Io vi ho letto la smontatura dell'orgoglio umano, una profonda riflessione sulla vanità del vivere, intrisa di malinconia e d'ironia, di stanchezza e di pudore. Ho trovato nei suoi dieci versi il mio album privato di sentimenti, il pacato disinganno della mia età... Viaggiatore immobile, Ubaldo, torna agli archetipi e ci restituisce, Adamo, Ulisse, con versi gradevolmente ruvidi e musica volutamente contenuta. M'inchino alle sue avventure, al suo saper dire senza esagerare, alla capacità di suggellare tanti aspetti del nostro esistere in pochi versi e caleidoscopi di immagini e lo abbraccio. Ringrazio, altresì, il caro Nazario e gli altri illustri ospiti, che sono intervenuti su questa lirica.
    Maria Rizzi

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  12. Questo crescendo rossiniano di considerazioni verso la mia poesia genera in me un effetto vertiginosamente intrigante. Ricambio l'abbraccio della brava Maria Rizzi che con le sue parole saprebbe coinvolgere anche le pietre che, come sostiene la Fisica, al loro interno vibrano già. La Rizzi afferma: “L'Autore ci consente di penetrare nel cuore del tempo, di scendere nell'abisso marino e nella sostanza di noi stessi, per ritrovare la libertà.”
    Cosa devo dire? Certi versi migrano in lontani spazi, nelle profondità, e traggono calore, anche se dovessero emergere da un gelo cosmico, per trasferirlo nell'animo delle persone.
    Ubaldo de Robertis

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  13. I versi di Ubaldo ricordano nello stile, con estrema originalità, i versi di Alcmane:

    Dormono le cime dei monti e le gole
    e le balze e le forre
    e la selva e gli animali che nutre la terra scura
    e le fiere montane e la stirpe delle api
    e gli animali negli abissi del mare cangiante:
    dormono le specie degli uccelli dalle ali distese.

    Le immagini in-civili, in quanto quasi svicolate dalla neusticità del linguaggio, la dimensione meramente frastica del verso, richiamano ale origini della lirica (con uno svincolamento novecentesco del verso [libero]). «La lezione (del sopravvalutato) Tranströmer» è, fortunatamente, neutralizzata da un cocktail di VII sec. a.c. e di XX sec d.c. Questo è sintomo di due cose: a] che alla «lezione di Tranströmer» ci erano arrivati una trentina di secoli fa, senza vincere nessun Nobel e b] che la cultura di Ubaldo è di estesissimo raggio. Complimenti ad Ubaldo!


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    1. Sono molto grato ad Ivan Pozzoni per avermi avvicinato al mondo poetico di Alcmane, profondo e palpitante, lontanissimo nel tempo, ma indelebile e vivo. So che l'opera di Tranströmer è spesso criticata e non me la sento in questo contesto di entrare nel merito. Ho mostrato interesse per la sua poesia, per certe sue immagini che ritengo feconde. Forse la natura dei guai fisici che mi sono occorsi in questi ultimi tempi me lo hanno reso ancora più intimo per quella sua lunga malattia, ictus, che aveva compromesso la sua facoltà di parlare.
      Ubaldo de Robertis

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  14. Giuseppina Di Leo4 dicembre 2015 14:12

    Caro Ubaldo, a bordo di fantastici naviplani lo sguardo arriva ad estendere anche l'orizzonte, fino a dispiegare il pensiero, come ho avuto già modo di dirti in privato. Che è poi la maniera per pervenire alla conoscenza, senza ma e senza forse.
    GDL

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    1. Cara Giuseppina, sopravvissuto ad un naufragio temevo di non essere più in grado di dispiegare al meglio il mio pensiero anche per le difficoltà incontrare nello smaltire gli effetti delle forti dosi di morfina. Questo fatto stava per diventare una triste consapevolezza, e mentre un tempo erano le cose di scienza, il linguaggio logico-matematico, a sostenermi per lanciare lo sguardo oltre l'orizzonte, ora è stato il linguaggio della poesia a farmi delineare l’orizzonte, ad aprirlo per mezzo delle immagini. Ti ringrazio.
      Ubaldo

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  15. Autorevoli Critici letterari e Poeti, che se ne stavano ciascuno per proprio conto, hanno udito il richiamo di Nazario Pardini e si sono diretti Alla volta di Leucade per constatare se certi miei versi fossero cosa smorta sulla pagina, gettati lì senza tanta cura né ordine, o se potevano risultare vivi e coinvolgenti. A dire il vero, il suo sigillo, Nazario Pardini, guidato da una spiccata sensibilità, lo aveva già in qualche modo apposto. E per questo lo ringrazio immensamente.
    Mi chiedo quante volte nella sua veste di professore avrà rivisitato il verso dantesco “Poi piovve dentro a l’alta fantasia.”
    Come a Dante anche a Nazario certe immagini poetiche è la divinità stessa che gliele manda. A me invece tocca rovistare nell'inconscio, nel quotidiano, nell'esperienza martoriata, nella speranza che qualcosa si formi nella mente di questi tempi sempre meno lucida e pronta.
    Ubaldo de Robertis

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  16. Visione sconvolgente che sfiora la vertigine , per quel non senso che lascia un tantino perplessi , quasi attoniti nel percepire metafore palpabili - Mi lascio cullare dall'acqua che ancora non è un'onda , ma che coinvolge nel subconscio per ogni colore.

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    1. Nella motivazione del premio Astrolabio '013, volume edito, Antonio Spagnuolo scrive della mia poesia:“C’è nel discorso poetico dell’autore una delicatezza subliminale ed ideologica che riesce a sedurre anche nella cantabilità dei testi.” Adesso, nel commentare Acque sotto il cielo... parla di “una visione sconvolgente che sfiora la vertigine.” Queste cose dette da uno dei più importati poeti del secondo novecento, e da un grande critico letterario, non può non lusingarmi. Lo ringrazio vivamente per il suo gradito intervento,
      Ubaldo De Robertis

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  17. Ricevo al mio indirizzo di posta elettronica e la trascrivo la mail di Salvatore Martino:

    Acque sotto il cielo... mi appare come la descrizione di un mondo fantastico e capovolto, dove cielo e terra e acque si confondono in un primordiale abisso incontaminato, nel quale l'uomo non è ancora disceso o salito, e i pesci non sono ancora scivolati verso dimensioni umane. Nella sua apparente semplicità azzurrina mi si manifesta come un incubo all'inizio di una trasformazione cosmica , che sta generando le differenziazioni universali.
    Salvatore Martino

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