mercoledì 2 aprile 2025

Cinzia Baldazzi legge :" Un infinito ancora " di Nunzio Buono


                                                             NUNZIO BUONO


Un infinito ancora

 

L’argine fermo

di qua da quello spazio che in misura sconfinante

ascolta l’universo che mi torna e penso

come sarà l’urto prima del volo.

 

E sul foglio prima del saluto

su quel palco mentre scema della luce

fermerò l’urlo al buio nella gola di chi scrive.

 

Chissà quale sarà l’ultimo mio gesto

in quale posto resterà il segno del mio sguardo

 

e alla voce che mi chiede ancora

lascerò un segno tra pagine già scritte

 

per donarci

ad altri luoghi un infinito.

 

 

commento di Cinzia Baldazzi

 

Né più mai avrei voluto affrontare un’esperienza vissuta nell’infinito da quando, circa mezzo secolo fa, ho letto l’immortale idillio (o canto) del ventunenne Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi. Eppure, quante volte, con sorpresa e ammirazione, ho affrontato e apprezzato ancora una simile tematica nell’iter della cultura letteraria (e non solo) confermandone l’orientamento rinnovato, oltre allo sbocco inesauribile (appunto perché illimitato) di impronta intellettuale e affettiva: non in virtù di un canone puramente estetico in chiave a-storica, ma in quanto capace di rappresentare – scrive Nunzio Buono – «L’argine fermo / di qua da quello spazio che in misura sconfinante / ascolta l’universo».

Dunque, sin dall’esordio di Un infinito ancora non entriamo in contatto con un funzionamento creativo, mistico-religioso, o fantasticherie pittoresche di scuola arcadica, bensì con una salda, lucida, operativa coscienza poetica di sentimento e ragione, dunque con un piacere sommo e personale di se stesso e della vita. Con il nostro autore accogliamo, piuttosto, un dato materiale o un lembo, una sponda rigida al «di qua» dell’ignoto, all’altezza di incrementare la poësis (nella piccolezza della terra e dell’umanità a confronto del firmamento) in una spinta deduttiva rigorosa tradotta nello spiccare un volo utopico non traumatico, dolce e al contempo severo.

Dal ritmo visionario (la «luce», lo «sguardo») sortirà lo scatto fulmineo del volgere gli occhi dall’argine-ostacolo ad un oltre carico di eccezionali prospettive interiori dove, però, nulla scompare della concretezza che le ha causate. Nell’itinerario di matrice conoscitiva evocato da Nunzio Buono, dinanzi a un’analoga Kunstanschauung, tanto ampia da essere smisurata, comprendo come sia abbastanza scontato riproporla in ogni intervallo letterario o di opinione critica. Ciò è accaduto, ad esempio, alla historica ratio post-illuminista nella forma di un mediocre e insensibile razionalismo, scrutato e condannato dagli occhi del giovanissimo figlio di Monaldo - discendente della considerevole famiglia bergamasca dei marchesi Mosca - nel grandioso idillio dedicato a superare la chiusura tout court per raggiungere l’apogeo immaginario e riflessivo, a oltrepassare la limitatezza per attingere il piacere indefinito, incline a spostare sempre più avanti l’intero contesto  referenziale. Del resto, il titolo iniziale concepito dal nostro conte di San Leopardo era Infinito, poi corretto apponendo l’articolo determinativo, mentre Nunzio Buono, in totale libertà e autonomia, mantiene il minuscolo anteponendovi l’articolo indeterminativo.

Nel poeta di Recanati, vasti e suggestivi sono i riferimenti culturali espliciti o da ricondurre alla sfera dell’Inconscio, ai messaggi esistenziali offerti da Montesquieu, Condillac, Pietro Verri o Cesare Beccaria, in seguito arricchiti con gli acquisti degli ideologi già allo scorcio del Settecento e dei materialisti come Claude-Adrien Helvétius, Paul Henri D’Holbach, con soluzioni sensistico-sentimentalistiche le quali sfoceranno a distinguere le fonti più forti dell’illusione dall’attivo, immanente, “ignudo” reale.

D’altra parte, nell’asse di pertinenza peculiare dell’ars poëtica, in Un infinito ancora leggiamo: «E sul foglio prima del saluto / su quel palco mentre scema dalla luce / fermerà l’urlo al buio nella gola di chi scrive», poiché siamo ancora immersi nel fluire del verum, il solo adeguato, con i forse e chissà, a sconfiggere la veritas razionalista carica di avidità egoista e calcolatrice, molto spesso abietta antagonista del bene.

Eppure, come in ogni questione idonea a promuovere l’urgenza di una risposta, anche se non definitiva, almeno essenziale, allo scopo di comprendere i termini considerati (del tipo: “ma cos’è l’infinito?”), appare indispensabile avere il coraggio di guardarsi dentro, andare a fondo per intraprendere un lavoro elaborato di auto-analisi: potremo così controllare almeno se il sostantivo Unendliche (appellativo di uno degli incompiuti Frammenti di Pindaro di Friedrich Hölderlin) abbia per noi una qualche concreta essenzialità in grado di ascoltare l’universo, quindi in forma reiterante proporre il pensiero – cito da Nunzio Buono – di «come sarà l’urto prima del volo» e, soprattutto, se giudichiamo valido il presupposto di replicare all’interrogativo “a cosa serve?”, insomma se non coincida malauguratamente con l’investire tempo prezioso in sterili, inutili constatazioni.

Un anno dopo L’infinito, Giacomo Leopardi affermava: «Il sentimento della nullità di tutte le cose, la insufficienza di tutti i piaceri a riempierci l’animo, e la tendenza nostra verso un infinito che non comprendiamo, forse proviene da una cagione semplicissima, e piú materiale che spirituale. L’anima umana (e cosí tutti gli esseri viventi) desidera sempre essenzialmente, e mira unicamente, benché sotto mille aspetti, al piacere, ossia alla felicità, che considerandola bene, è tutt’uno col piacere. Questo desiderio e questa tendenza non ha limiti, perché ingenita o congenita coll’esistenza, e perciò non può aver fine in questo o quel piacere che non può essere infinito ma solamente termina colla vita».

Sfogliando le pagine di Nunzio Buono (in specie nella recentissima silloge Trasmigrazione), di frequente può accadere di percepire un chiarimento non dissimile, inserito virtualmente tra gli spazi semantici, in quanto la sua ποίησις (pòiesis) autorevole, densa di sineddoche (ad esempio, «sul foglio prima del saluto»), con scarse allegorie, in effetti aiuta a sovrastare le difficoltà insite nella lettura senza chiedere, in via pregiudiziale e decisiva per la comprensione, se lì, nell’intervallo lirico o nel vocabolo evidenziato, si evochi il pensiero o il pensato, il volere o il già ottenuto (accade nel verso «Chissà quale sarà l’ultimo mio gesto»). In questa poesia ho potuto condividere un’esperienza in parte riconducibile alla poetica hölderliniana, là dove il poeta scrive: «Sii tu, canto, per me, l’asilo amico, / Sii la mia felicità, il giardino / Curato con tanto amore». Nelle strofe di Un infinito ancora tocchiamo con mano la visione utopica, ma efficace, di eliminare l’empasse del dolore in una sorta di redenzione dell’umanità costruita sulla cura: ciò avviene nel «segno» lasciato dallo scrittore «tra pagine già scritte».

In tale scelta esegetica, il ritmo versificatorio favorisce l’influenza di una logica poetica abbastanza complessa, nel senso che il concetto filosofico di un itinerarium sprovvisto di inizio e conclusione, affacciandosi più volte sottopone a dura prova l’armonia dello spirito con la cosalità del mondo circostante: come si può paragonare un ente non misurabile con il μέτρον (mètron) per eccellenza della vita, ossia la Natura, la routine quotidiana, l’hic et nunc dell’esistenza? Sempre Leopardi osservava: «L’anima s’immagina quello che non vede, che quell’albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario».

Cercando di interpretare il titolo, gli enunciati, l’alfa e l’omega di questa poesia, ho avvertito la netta sensazione che il Kunstwollen di Nunzio Buono suggerisse in primis di non smarrire uno stato d’animo di certezza concreta di fede, di acquisire insomma, in un’evenienza inattesa, ulteriori solchi di infinito, quasi assecondassimo insieme il monito leopardiano: «Chi potrebbe disprezzare l’immensurabile e arcano spettacolo dell’esistenza, di quell’esistenza di cui non possiamo nemmeno stabilire né conoscere o sufficientemente immaginare né i limiti, né le ragioni, né le origini; qual uomo potrebbe, dico, disprezzare questo per la umana cognizione infinito e misterioso spettacolo della esistenza e della vita delle cose, benché né l’esistenza e vita nostra, né quella degli altri esseri giovi veramente nulla a noi, non valendoci punto ad esser felici?».

Se foste partecipi di un animus del genere, potrei consigliare il romanzo epistolare Iperione, sempre di Friedrich Hölderlin, ricco di legami sublimi tra filosofia e poesia, sviluppati dall’autore tedesco richiamandosi al detto di Eraclito èn diafèron autòn: «L’Uno in sé diverso è l’essenza della bellezza, e prima che ciò fosse stato trovato, non esisteva alcuna filosofia. La poesia è il principio e la fine di questa scienza». Anche nella vasta ποιητική τέχνη (poietiké tècne) di Buono prende vita una “scienza” parallela inerente alla poësis dove, come segnalai a proposito di un’altra sua opera, La casa sul fiume, occorre tenersi distanti dal vago rapimento, ancor più dalla leggerezza sentimentale, caratteristici di un clima stereotipato purtroppo diffuso in poetiche legate al tema.

Nella Weltanschauung del nostro scrittore rimangono significativi e misteriosi il sovrumano silenzio e la «profondissima quiete» leopardiani ben oltre la spinta dell’Ottocento che li accompagnava nell’irraggiungibile idillio romantico, poiché il vento novecentesco che li ripropone risulta assai più conforme, invece, al soffio sibilante di Blowin’ in the Wind (1962) di Robert Allen Zimmerman (Bob Dylan), impegnato a indagare senza sosta su quesiti passeggeri («how many times must the cannon balls fly / Before they’re forever banned?») e perenni, («How many years can a mountain exist / Before it’s washed to the sea?»), fornendo un equivalente importanza a entrambe. Certo, non dimentichiamo di ascoltare le parole del menestrello di Duluth, nemico dichiarato delle istituzioni dottrinali dal lontano 1963 quando, all’apice della notorietà, in The Times They Are A-Changin’ screditava le professioni letterarie: «Come writers and critics / Who prophesize with your pen / And keep your eyes wide / The chance won’t come again / And don’t speak too soon / For the wheel’s still in spin / And there’s no tellin’ who / That it’s namin’».

Oltre mezzo secolo dopo, coinvolto in un analogo atteggiamento, rifiutò di ritirare il Nobel durante la cerimonia canonica, nonostante nel 1962 si fosse occupato di cercare risposte esistenziali o storico-sociali di vario tipo e alla voce dell’amico in attesa di spiegazioni cantava: «The answer, my friend, is blowin’ in the wind». Così Nunzio Buono, alla «voce» che «chiede ancora», ribadisce: «lascerò un segno tra pagine già scritte», intendendo come, pur nel soddisfare gli interrogativi suscitati, il messaggio esemplificativo debba ripetersi, chissà se per confermarsi o svelarsi.

Insomma, sono convinta di quanto ogni raison lirica, in diverse modalità anche in rapporto alle epoche, fondi gran parte di sé nell’enigma del γίγνομαι (“divenire”), a parere di Hölderlin ispirato in generale a un τόπος (tòpos) ininterrotto, a un «infinito divino essere». Condivido, dunque, l’avverbio temporale ancora, posposto all’infinito nel titolo del brano di Nunzio Buono.

Nell’abbozzo di prefazione a Iperione, Karl Viëtor nel 1920 precisava: «La beata unità, l’essere nell’unico senso della parola, è per noi perduto. E abbiamo dovuto perderlo per poi agognare a riconquistarlo». Il critico colpisce nel “segno” del dilemma e Nunzio Buono ne è assolutamente consapevole. Se tendessimo, però, a far coincidere la linea indeterminata a un continuum in fieri per guadagnare sicurezza, otterremmo solo un’approssimazione… perpetua. Secondo Viëtor, «non avremmo nemmeno un presentimento di quella infinita pace, di quell’essere nell’unico senso della parola, non penseremmo, non agiremmo, nulla affatto esisterebbe, anzi penseremmo il nulla, se per mezzo di quella infinita unificazione, quell’essere nell’unico senso della parola non esistesse».

Nell’epilogo della poesia, infatti, superando metonimie o metafore, leggiamo che l’intento della poesia è proprio nel «donarci / ad altri luoghi un infinito». Noi saremo tutti lì per essere risarciti con la felicità del dolore sopportato, per aver compreso quanto le promesse di un “altrove” non siano mai svanite.

 

Cinzia Baldazzi

 

 

Nunzio Buono (1960) è poeta e scrittore. Le sue liriche sono presenti in molte antologie e siti letterari. Più di centocinquanta i premi ricevuti in concorsi nazionali e internazionali. Da gennaio 2014 è membro vitalizio dell'IWA (International Writers & Artists) a Toledo (Ohio - USA). Nel 2015 una sua poesia è stata trasformata in canzone dalla casa discografica “Sugar” di Caterina Caselli e presentata nei festival musicali Premio Bindi, Genova per noi, Premio Lauzi e Premio Ciampi. Nel 2018 ha ricevuto la Medaglia del Senato a Roma. Nel febbraio 2020 è co-fondatore senior di WikiPoesia, a luglio ne diviene Accademico e Presidente Onorario. Ha finora pubblicato venti raccolte poetiche, molte delle quali tradotte in francese, inglese, spagnolo, portoghese, rumeno, polacco, greco, albanese. Vincitore nel 2017 del concorso Il Federiciano (a Rocca Imperiale, “città della poesia”), nel 2022 è padre fondatore della Repubblica dei Poeti. La poesia Un infinito ancora fa parte della raccolta poetica Trasmigrazione (Ancona, edizioni peQuod, 2025).

Conferenza di Adriana Assini........


 

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE Tommaso Di Ciaula


Terza edizione

“Io sono il dio vulcano dell'officina: quello che vi acceca con zaffate di fumo, che vi soffoca con sulfuree nubi e vi spaventa coi fuochi, coi lampi. Io sono l'uomo della tempera dalle larghe cicatrici, giorno per giorno tra questi olii, tra questo fuoco rosso, la mia pelle si copre di piaghe facendomi somigliare ad un piccolo mostro. Impazzisco di caldo tra i forni l'estate, meglio l'inverno. Io sono l'uomo di questo piccolo inferno, io sono l'uomo delle scottature e queste sono le mie avventure“. Tommaso Di Ciaula

Bando di Concorso

Art. 1: La Segreteria del Premio è affidata all’Associazione di Teatro Sociale Officina D’arte di Bitetto e alla direzione artistica di Michele Agostinelli e di Concetta Antonelli.

Art. 2: Sono ammessi all’esame della Giuria lavori di poesia e di narrativa, in lingua italiana a tema libero, inediti in cartaceo o sul web. I lavori dovranno rimanere inediti fino alla data della premiazione. Quest’anno il Premio si arricchisce di una sezione speciale dedicata al mondo del lavoro, potranno partecipare sia opere di narrativa che di poesia inedite, una per concorrente, aventi le stesse caratteristiche specificate nell’articolo 4.

Art. 3: Al Premio possono partecipare con un’opera poetica o con un racconto breve, scrittori che abbiano raggiunto il 18° anno di età alla data di apertura del bando, ovvero al 30.3.2025, di qualsiasi nazionalità purché l’opera presentata sia in lingua italiana, o minorenni, purchè con assenso scritto dei genitori.

Art. 4: Il Premio si articola in queste modalità, che vanno seguite letteralmente, pena l’esclusione dal concorso: Racconto breve: MAX 5 CARTELLE, CORPO 12 TIMES NEW ROMAN, INTERLINEA 1.5.

Poesia: MAX 2 CARTELLE, CORPO 12 TIMES NEW ROMAN, INTERLINEA 1.5.

Lavoro: a) racconto breve, MAX 5 CARTELLE, CORPO 12 TIMES NEW ROMAN, INTERLINEA 1.5,

b) poesia, MAX 2 CARTELLE, CORPO 12 TIMES NEW ROMAN, INTERLINEA 1.5.

Art. 5: La quota di iscrizione è fissata in € 20,00 (venti) per una sezione, € 35,00 (trentacinque) per due sezioni, € 50,00 (cinquanta) per tre sezioni, da versare sul c.c. bancario IBAN: IT51I0326804000052203798120 BANCA SELLA, Bari intestato a: ASSOCIAZIONE OFFICINA D’ARTE, indicando come causale “Partecipazione 3°Premio Nazionale Tommaso Di Ciaula 2025, sezione poesia/prosa/lavoro”.

Art. 6: Ogni partecipante dovrà far pervenire alla Segreteria dell’edizione del 3° Premio letterario Nazionale Tommaso Di Ciaula c/o Officina D’arte, compagniateatraleofficinadarte@gmail.com una mail contenente: 1. scheda di adesione debitamente compilata;

2. una copia dell’opera presentata autografata con i dati dell’autore;

3. una copia dell’opera presentata completamente anonima;

4. ricevuta del pagamento della quota di adesione.

Bando e scheda di adesione, sono scaricabili dalle pagine ufficiali di Facebook e Instagram del Premio.

Art. 7: Le opere dovranno essere inviate alla Segreteria entro e non oltre il 30.06.2025 (farà fede la data di ricevimento email), non sarà tenuto conto di opere presentate in altro modo.

Art. 8: Ai vincitori saranno assegnate come premio, opere d’arte degli artisti della cordata Anima&Pietra (Michele Agostinelli, Giuseppe Genchi, Angela Guerra, Maria Pierno, Carlo Sedicino), e di Lino Sivilli, targhe e attestati personalizzati. La Giuria si riserva il diritto di assegnare altri premi e menzioni a sua discrezione. Una targa premio speciale sarà assegnata dal Quotidiano di Bari. I vincitori saranno premiati nel corso di una cerimonia, che si terrà tra i mesi ottobre/novembre 2025, presso la sala convegni dell’ospedale S. Paolo di Bari, via Capo Scardicchio. I vincitori verranno avvisati tramite mail o telefonata. Le opere assegnate ai vincitori, dovranno essere ritirate durante la serata della premiazione, le stesse non verranno spedite.

Art. 9: Il giudizio della Giuria, composta da: Concetta Antonelli (scrittrice), Davide Di Ciaula (figlio dello scrittore), Trifone Gargano (Docente universitario), Matteo Rusconi (poeta), Franco Taldone (libraio), membri qualificati designati dagli organizzatori, è insindacabile.

Art. 10: La partecipazione al 3° Premio Letterario Nazionale Tommaso Di Ciaula implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento.

Art. 11: A tutti i partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

INFORMATIVA

Art. 12: Ai sensi del D. lgs 196/2003, “Codice in materia di protezione dei dati personali”, con l’accettazione degli articoli del presente bando di concorso, i partecipanti al 3° Premio Letterario Nazionale Tommaso Di Ciaula si impegnano all’osservanza di tutti gli articoli e autorizzano l’organizzazione del premio al trattamento dei dati personali, per permettere il corretto svolgimento del Premio stesso. Ogni autore si assume la responsabilità civile e penale della paternità dei testi inviati come inediti ed originali, rimanendo l’unico responsabile nei confronti di terzi che vantassero qualunque diritto su racconti o poesie presentati nel concorso di cui sopra. Per quanto appena premesso, si specifica che nel caso in cui un testo risultasse, sia in fase concorsuale, che di premiazione, oggetto di plagio, o già pubblicato e/o divulgato con qualsiasi mezzo mediatico, la giuria ha piena facoltà di ritenere decaduta ogni pretesa dell’autore (con l’immediata esclusione dal concorso e ritiro di ogni eventuale attestazione premiale). La lista dei finalisti sarà comunicata alle testate giornalistiche, ai mass-media regionali e nazionali e ai rappresentanti delle Istituzioni regionali e nazionali.

Segreteria 3° Premio Letterario Nazionale Tommaso Di Ciaula c/o Associazione Officina d’arte via Giuseppe Delzotti n. 4 70020 Bitetto (Ba). Per informazioni: cell: 330822677 compagniateatraleofficinadarte@gmail.com

Il bando di concorso e scheda di adesione, sono scaricabili dalla pagina Facebook al seguente link: https://www.facebook.com/profile.php?id=100093252198795 e su Instagram.

3° Premio Letterario Nazionale Tommaso Di Ciaula

Direzione Artistica: Michele Agostinelli, Concetta Antonelli

Partnership:

ASSOCIAZIONE OFFICINA D’ARTE

Il PRESIDENTE

VITO DALO’

Officina d’arte - compagnia teatrale - 70020 Bitetto, piazza A. Moro, 17 tel. 334 8950386 mail: compagniateatraleofficinadarte@gmail.com

Pietro Nigro, Opera Omnia, volume 2: prose, Guido Miano Editore, 2024 Recensione di Raffaele Piazza

 


Pietro Nigro è nato ad Avola (SR)  nel 1939: ha insegnato inglese, è poeta ed è stato caro amico di Guido Miano, fondatore dell’omonima Casa Editrice.

Il volume presenta un’acuta prefazione di Enzo Concardi che fa luce con notevole acribia su tutte le tematiche presenti nel libro che sono articolate e complesse nella loro varietà.

Il corposo libro di Nigro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è suddiviso in cinque capitoli caratterizzati da contenuti molto eterogenei tra loro.

Il lavoro in toto risulta molto originale e interessante per i suoi fortunati lettori sia che siano degli studiosi di letteratura, sia che siano solo spinti dalla passione intellettualistica e dall’ansia di erudizione e comprensione nella necessità e nella passione per la cultura in controtendenza all’alienazione della società odierna e alla caduta dei valori.  

Il primo capitolo ha per oggetto “Pagine memoriali, d’arte e di letteratura”, il secondo “Narrativa e pensieri”, il terzo “Opere teatrali”, il quarto “Critica letteraria” e il quinto “Numismatica dell’Impero romano”.

Il volume racchiude il meglio della produzione in prosa di Nigro e il lettore non può non notare come dato incontrovertibile e fondante l’ecletticità dei temi nelle materie trattati nei singoli capitoli, che vanno dai ricordi dell’Autore stesso di arte e letteratura, alla narrativa al teatro fino alla  numismatica dell’Impero romano, argomento che è veramente raro incontrare.

Tre dei cinque capitoli sono suddivisi a loro volta in sotto-capitoli in modo tale che il lettore leggendo l’indice si può rendere conto di cosa realmente può soddisfare la sua curiosità culturale avendo la possibilità di scegliere tra diverse opzioni per compiere uno stimolante e personale percorso di lettura.

In ambito narrativo il Nostro riesce a creare atmosfere oniriche di sogno ad occhi aperti che posseggono comunque un timbro simbolico e metaforico.

Notevole nella scrittura di Nigro la capacità di svelare la suspence attraverso un punto di partenza che si potrebbe definire parvenza di sogno per arrivare poi alla concretezza di quello che si delinea come un certo realismo.

Come critico letterario riesce scavando con la penna, per usare un’espressione del premio Nobel Heaney, nei versi e nelle prose degli autori analizzati a comprenderne pienamente l’interiorità, la personalità e la sensibilità dimostrata attraverso l’approccio analitico nell’accostarsi alla scrittura che è sempre esercizio di conoscenza.

Per restituire al lettore una comprensione completa ed esauriente di questo importante volume si dovrebbe scrivere un qualcosa che vada ben oltre le dimensioni di una recensione.

In ogni caso per approfondire il discorso su questo testo pare opportuno citare frasi dell’autore prese dai vari capitoli, per rendere anche empaticamente e senza mediazioni per il lettore l’essenza della materia trattata. 

Interessante nel primo capitolo la sezione “Pagine autobiografiche” nella quale con un forte scatto e scarto memoriale Nigro scrive: Mio padre nato nel maggio 1912  era stato insegnante di matematica privato del giudice Italo Troja che era nato nel gennaio 1926 e che poi è stato mio insegnante privato di materie letterarie da quando avevo dieci anni fino al conseguimento, a diciotto anni,  del diploma magistrale. Circa tredici anni di differenza tra l’età di mio padre e quella del giudice Troja e altrettanti tra la mia età e quella del giudice. Ma io trascorsi quasi nove anni accanto a colui che posso ben definire “il mio maestro” negli anni fondamentali di formazione. Era l’unico che m’incoraggiava negli studi diversamente da tutti i miei insegnanti della scuola pubblica che anzi deprimevano le mie ispirazioni letterarie, che già allora si facevano strada.

Dal capitolo 2 “Narrativa e pensieri”  si ci sofferma sull’incipit del racconto Oltre la siepe: Su quelle alture coperte da una fitta foresta nell’aria intiepidita dai primi raggi del sole gli alberi, i rivoli d’acqua, le rocce coperte di muschio sembravano fondere i loro suoni con l’eco misterioso proveniente dalla profondità dell’universo che non colpivano l’’udito ma il cuore.

Dal capitolo 3 “Opere teatrali” si riporta il seguente brano: didascalia dalla sceneggiatura dell’Atto unico Il padre sagace:  Trama e argomento: Una breve commedia brillante e leggera, scarna e semplice, scritta con dialoghi rapidi in cui i personaggi dimostrano di saper bene ciò che vogliono. Il canovaccio è quello tradizionale della trama amorosa che vede intrecciarsi sentimenti e volontà, in un’epoca e in un contesto culturale in cui i matrimoni erano combinati ancora dalle famiglie dei giovani e delle giovinette.

Il  capitolo quarto “Critica letteraria” include Introduzioni, prefazioni, recensioni di varie opere letterarie.

Nel capitolo quinto Numismatica dell’impero romano oltre ai testi sono riportate anche le immagini fotografiche delle monete usate durante l’impero romano nel loro mutare fisionomia con il succedersi dei vari imperatori.

Qui il Nostro si sofferma su una nutrita galleria di imperatori romani attraverso le loro biografie e per ogni imperatore accanto ai cenni storici sono presenti le immagini delle monete usate durante i loro regni.

Un lavoro poderoso quello di Pietro Nigro che può anche essere visto come uno strumento di consultazione per la molteplicità degli argomenti trattati per la qual cosa risulta difficile classificare in un preciso genere questo volume eclettico che non è un saggio su un solo argomento ma un caleidoscopio letterario di grande complessità, non un singolo saggio ma una raccolta di saggi.

Raffaele Piazza

 

       

        

Pietro Nigro, Opera Omnia. Volume 2 - Prose, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 232, isbn 979-12-81351-39-4, mianoposta@gmail.com.

 

         


GIOVEDÌ 3 APRILE 2025 ORE 17:00 CENTRO SOCIALE RUFFINI (AUSER) VIA VECCHIA DEL PIANO


Presentazione della raccolta di poesie di

Donatella Zanello

Poesie provenzali

L’autrice dialogherà con Annalisa Pellegrini

PER INFORMAZIONI

PHONE +39 0187 699041

 ComunediSantoStefanodiMagra

Non ci resta che leggere

Iniziative di Resistenza Letteraria

della Biblioteca Cesare Arzelà

“Poesie Provenzali”è un testo che racconta un viaggio nella Costa Azzurra e la terra di Provenza dove la famiglia del padre di Donatella ha avuto lontane origini. È inoltre il racconto in poesia di una storia d’amore nella quale due solitudini si uniscono per sempre e sfidano la sorte e le avversità. È anche un momento fondamentale della sua ricerca artistica in poesia, per questo motivo fa riferimento all’antichissima tradizione della poesia provenzale. Testo poetico, pubblicato nel 2008, premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui “Via Francigena”2011.

Donatella Zanello nasce alla Spezia e risiede a Lerici. Laureata in Lettere e Filosofia, scrive poesia da molti anni ed è apprezzata anche come scrittrice e saggista. Da sempre la predilezione per i grandi temi della pace nel mondo, dell’ecologia (ecopoesia), della riflessione storica e filosofica sulla condizione umana. Il paesaggio ligure e toscano, il mare come fonte costante di ispirazione e la ricerca spirituale sono altri temi fondamentali della sua opera.

XX PREMIO INTERNAZIONALE di POESIA e NARRATIVA «POESIA ONESTA» 2025


Edito e Inedito in italiano e dialetto

Ai poeti resta da fare la poesia onesta (Umberto Saba)

Il Premio si articola in 5 sezioni a tema libero

Possono partecipare scrittori italiani ed europei purché scrivano in italiano o in uno dei dialetti italiani e lingue di

minoranza. Ogni autore può partecipare a tutte le sezioni

m Sez. A - Raccolta inedita di 5 poesie in italiano

m Sez. B - Raccolta inedita di 5 poesie nei dialetti italiani e lingue di minoranza, con traduzione in italiano

m Sez. C - Racconto breve inedito in italiano

m Sez. D - Opera edita di poesie in italiano

m Sez. E - Opera edita di poesie in dialetto e lingue di minoranza, con traduzione in italiano

REGOLAMENTO

m Le opere delle sezioni A, B, C, devono essere inedite. Si considerano inedite anche le opere pubblicate su siti web,

antologie collettive o riviste letterarie, purché non abbiano il codice ISBN

m Le raccolte delle sezioni A e B devono avere un titolo. Ogni poesia non deve superare i 40 versi

m Gli autori della sezione B devono dichiarare la località in cui il dialetto si parla

m Gli autori della sezione C possono partecipare con un solo racconto, non superiore alle 5 pagine formato A4,

preferibilmente di carattere Times New Roman o Garamond, corpo 12

m Gli autori della sezione D (Opera edita di poesie in italiano) e della sezione E (Opera edita di poesie in dialetto e lingue

di minoranza) possono partecipare con un libro di poesie edito dal 2019 al 20/06/2025.

INVIO OPERE

m Sezioni A, B, C: gli elaborati vanno spediti entro il 30 giugno 2025 in due modalità:

- o in cartaceo a: VERSANTE Assoc. Cult. POESIA ONESTA Via Molino, 15 - 60020 Agugliano (AN)

Le opere in cartaceo devono pervenire in unica copia anonima unitamente a scheda di partecipazione

o per e-mail (estensione: doc o docx) all’indirizzo: associazioneversante@gmail.com

Le opere inviate per e-mail devono pervenire in copia anonima con scheda di partecipazione compilata.

m Sezione D, E: i libri vanno spediti entro il 30 giugno 2025 in due copie in cartaceo (all’indirizzo di VERSANTE, Via

Molino, 15 - 60020 Agugliano - AN) e una copia in PDF, unitamente a scheda di partecipazione, via mail all’indirizzo:

associazioneversante@gmail.com

* Fa fede il timbro postale o la data di spedizione di posta elettronica

2025

Ancona

Comune di Consiglio regionale

delle Marche

Comune

di Ancona

Comune di

Falconara Marittima

Comune

di Chiaravalle

Comune

di Camerata Picena

Comune

di Agugliano

2025

QUOTE DI PARTECIPAZIONE

m Sezioni A, B, C: euro15 per ciascuna sezione. Per chi partecipa alle sezioni A + B: euro 20 complessivi.

m Sezioni D, E: euro 20 per ciascuna sezione. Per chi partecipa ad entrambe le sezioni: euro 30 complessivi.

La quota di partecipazione va inviata in una delle seguenti modalità:

1. con versamento sul conto corrente postale n. 8358993 intestato a:

VERSANTE Associazione Culturale - Premio POESIA ONESTA

2. con bonifico (Codice IBAN: IT31G0760102600000008358993) intestato a:

VERSANTE Associazione Culturale - Premio POESIA ONESTA.

3. in busta unitamente alle opere.

PREMI

Sezioni A, B, C (inediti)

m Primi classificati di ogni sezione: euro 500 ciascuno + 5 copie dell’antologia che contiene le opere pubblicate

integralmente + diploma di merito

m Secondi e terzi classificati di ogni sezione: 4 copie dell’antologia, con le opere pubblicate integralmente + diploma di

merito

m Menzione Speciale di ogni sezione: 4 copie dell’antologia con opera pubblicata integralmente + diploma di merito

m Segnalazione unica di ogni sezione: 3 copie dell’antologia con opera pubblicata integralmente + diploma di merito

* Verrà pubblicata, per ognuna delle 3 sezioni degli inediti, la migliore opera marchigiana. I tre autori marchigiani

riceveranno 3 copie dell’Antologia

m Sezione D, E (Raccolte edite di poesia)

- Primi classificati di ogni sezione: euro 600 ciascuno +3 copie antologia + diploma.

- Secondi classificati di ogni sezione: euro 400 ciascuno +3 copie antologia + diploma.

- Terzi classificati di ogni sezione: euro 300 ciascuno +3 copie antologia + diploma.

* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti all’inedito cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati

nell’antologia POESIA ONESTA fino al 30 settembre 2025. Il giudizio della Giuria è insindacabile

* I vincitori dovranno ritirare personalmente i premi in denaro o delegare per iscritto persone di fiducia. In caso contrario

la quota rimarrà a disposizione della Associazione VERSANTE e utilizzata per l’edizione successiva del Premio

CERIMONIE DI PREMIAZIONE

Le Premiazioni avranno luogo ad Ancona e Falconara Marittima e ad Agugliano

- Sabato 27 settembre 2025

ore 10.30: Convegno e assegnazione Premio alla Carriera e alla Critica

ore 16: Premiazione POESIA ONESTA, Poeti in lingua e in dialetto, Narratori

- Venerdì 3 ottobre 2025 ore 16: Premiazione Studenti di Sc. Primaria e Secondaria di 1° e 2° grado

- Venerdì 10 ottobre 2025 ore 16.30: Premiazione autori aguglianesi e dei paesi limitrofi

Ai primi tre classificati delle 5 sezioni, verranno offerti, per il giorno della Premiazione, 27 settembre, pernottamento con

colazione e cena (per due persone). Non godranno del pernottamento coloro che provengono dalle Marche e Province

confinanti.

I vincitori saranno avvisati in tempo utile, tramite telefono o e-mail. Le classifiche verranno pubblicate dal 1° settembre

2025 nel sito: www.associazioneversante.it

GIURIA DEL PREMIO

Fabio Maria Serpilli (Presidente del Premio)

Sanzio Balducci e Maria Grazia Sassi (Univ. “Carlo Bo” Urbino)

Fabio Ciceroni, Giuseppe Langella (Univ. Cattolica Milano)

Manuel Cohen (Poeta e critico)

Massimo Fabrizi (Poeta, critico, dirigente scolastico)

Marzio Porro e Giuseppe Polimeni (Univ. Statale di Milano)

Mario Narducci, Liliana Biondi (Univ. de L’Aquila)

Elisabetta Serpilli (Doc. Lettere Académie Nancy-Metz, Lorena)

Cecilia Monina (riercatrice presso Sorbonne Université Paris)

Marco Di Pasquale (Poeta e critico); Michele Ortore (doc. Univ. per stranieri di Siena)

Sara Lorenzetti e Carlo Pongetti (Univ. di Macerata)

Eleonora Rimolo (Poeta e critico. Salerno); Piera Tomasoni (Univ. di Pavia).

Martina Daraio (Aix-En-Provence. Società Dante Alighieri)

Raffaella Guidi: Segretaria del Premio

* Il bando si può scaricare dal sito: www.associazioneversante.it

* Per informazioni: 335-8193657