Marco Zelioli
BRICIOLE DI VITA
Ricordi e pensieri
(2000-2019)
Recensione di Nazario Pardini
Forse, mettendo in fila alcune citazioni di famosi scrittori, riusciamo meglio a
penetrare nei fondali di questo prolifico poeta:
1) L’essenzialità
del discorso ermetico fu anche conquista di una musica nuova. La sentenza con cui Verlaine
(Paul Verlaine Metz 1844 – Parigi 1896) aveva suggellato quel piccolo breviario
di estetica che è la lirica Art poétique
(Il verso è musica, e tutto il resto è
letteratura).
2) La morte rappresenta la fine della vita
materiale, ma reca con sé il grande mistero di quello che verrà dopo, come l’Amleto
Shakespeariano che definisce la morte “il paese sconosciuto da cui non ritorna
nessun viaggiatore”.
3) Se,
come diceva Paul
Valery, il primo verso lo dà Iddio, nella poesia Egli ha versato l’ultimo.
4) Gli
antichi Greci riconobbero nel «pensiero della morte» (μελέτη ϑανάτου) l’origine stessa della
filosofia; e un poeta moderno fornito di una robusta cultura classica, Giovanni Pascoli,
mise in risalto nell’epilogo di quello che è il più noto e forse meglio
riuscito dei Poemi conviviali (1904),
L’ultimo viaggio.
5) “La pittura è una poesia che si vede
e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”. “La
pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”.
(Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, XVI sec.)
6) Virgilio, nelle Georgiche, IV, 226-7, afferma: “Nec morti esse locum, sed viva
volare sideris in numerum atque alto succedere caelo” (“Per la morte non c’è
spazio, ma le vite volano e si aggiungono alle stelle nell’alto cielo”).
7) E.A.Poe (1809-1840), pubblicate le
sue Poesie nel 1831, nel saggio postumo Il principio
poetico definisce la poesia “creazione ritmica della bellezza”, convinto
che “il sentimento poetico si ottiene nell’unione tra poesia e musica,
giacché nella musica, forse, l’anima raggiunge quasi interamente il grande fine
per il quale, se ispirata da un sentimento poetico, essa lotta… per raggiunge
la creazione della Bellezza Suprema…”.
8) Ed
è proprio la musica l’anima fondante del canto; lo stesso Federico García Lorca,
pur fedele al suo elegante e musicale “castillano”, poco tempo prima di essere
ucciso pubblicò “Seis poemas gallegos” in dialetto galiziano per dare maggiore
sonorità eufonica al suo poema: “Imos silandeiros orela do vado / pra ver ô
adolescente afogado. / Imos silandeiros veiriña do ar, / antes que ise río o
leve pro mar”.
9) “Noli
foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”.
“Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’interiorità dell’uomo abita la verità”. Sant’Agostino.
“Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’interiorità dell’uomo abita la verità”. Sant’Agostino.
10) “Est Deus in nobis”, diceva Ovidio, i poeti abitano in un loro mondo, in una repubblica delle
lettere in cui come diceva il romantico Berchet tutti sono concittadini indistintamente.
Perché, dunque, riportare tante citazioni? Di sicuro non per
fare sfoggio di cultura o quant’altro, ma perché facciano da prodromico avvio
alla poetica di Marco Zelioli, al suo musicale afflato, alla sua euritmica scansione verbale
e metrica. È qui la poesia del suo andazzo epigrammatico. Un tracciato, un viaggio
in cui la vita si diluisce in tutta la sua portata. Ma quello che salta subito
agli occhi e alla mente, ictu oculi, è il
versificare in perfetti endecasillabi; in metri che come strumenti
a corda e a fiato accompagnano le vicende della sua nutrita storia. Poi
naturalmente c’è il contenuto, i molti guizzi ontologici che con chiarezza si
concretizzano in uno spartito fecondo e proteiforme; e tanti i motivi
ispirativi, tante le chiavi di lettura
di questo nutrito “poema”: un credo ferreo, un pensiero di metafisica
portata, un senso di giustizia che si fa sempre più solido col procedere del
canto, la visione di una Natura come creazione divina, e tante vicende reificanti:
Carlo Giuliani:
“Oggi
forse sappiamo quel che accadde // La verità soltanto rende liberi / anche dai
pregiudizi dell’affetto” (Dopo un anno);
Marco Biagi:
“Un
giorno finirà questa mattanza? // L’intelligenza è amica del vero, / bersaglio
per chi segue la menzogna. / Tu diventasti per questo nemico / a chi non pone
il Vero sopra tutto. // Un giorno finirà questa mattanza…” (Ancora uno);
Luigi Tenco:
“Se la speranza è solo un’abitudine /
forse qualcosa si dovrà cambiare. / Uomo, da te dipende il cambiamento, / ma
non t’illuda il fatto di saperlo, / perché non basta la tua volontà. // Si
chiama grazia quello che ti manca, / che solo Dio ti può donare in cambio / di
un solo sì che hai detto con amore. // Chiedi la fedeltà, sarai felice (Se);
Santo Francesco:
“… Eppure
nella fede c’è ragione: / chi si sarebbe mosso senza scopo / a vistare il
poverello morto? // Siamo una massa, non “pochi ma buoni”. / Siamo la Chiesa.
Mistero nel mondo, / segno e strumento dell’opera Sua” (Assisi);
“In
questo tempo triste di terrore / ormai non è questione più di numero. // Cadono
sempre troppi gl’innocenti, / ma troppi anche quelli che hanno colpa. // Dai
falsi martiri salvaci, Signore, / e infondi a tutti il timore di Te” (Cadono ancora);
la canzone “Padre” di Claudio Chieffo alle
parole di Cristo in croce “Tutto è compiuto”:
“...
Forse nemmeno domani / sarà il tempo di compiere la vita; / e chi potrebbe
dirlo con certezza? / Forse dopodomani sarà tardi, / non ci sarebbe più nulla
da dire. / Ci vorrebbe questa regola, forse: / fare tutto come fosse per
sempre. / Tutto si compie ora, non c’è dubbio” (Forse);
Enzo Baldoni ucciso in Iraq perché
italiano:
“Quest’anima
creata per la vita / e, come tutte, per la vita eterna,/ non la vedremo più
legata al corpo / da uomini qui in terra martoriato / che pagheranno un dì per
quel che han fatto salvo / che un raggio dell’amor di Dio li illumini / e conduca
alla ragione” (Oremus);
Cristo che si è fatto uomo:
“La
vita ci è donata per amore / qualunque sia la nostra condizione. / E vive in
quattro mura come queste / (anzi ben più di queste ai giorni nostri). // Venire
qui costringe a fare i conti / con la realtà dei fatti della vita. // La verità
è che Dio s’è fatto uomo. / Tutto il resto, miei cari, vale nulla: / tutto, ma
tutto, ha senso solo in Lui” (Nella santa casa
di Loreto);
Meditazioni sulla morte:
“Gl’incontri
con la morte non risparmiano / nessuno di chi vive a questo mondo. // Ma padrona
del tempo non è lei. // E chi pensasse d’esserlo tra i vivi / diverrebbe suo suddito
in un attimo” (Meditazione sulla morte);
Morte e resurrezione:
“Se
Dio non fosse morto veramente/ sarebbe stato tutto una commedia./ Senza
Resurrezione, una tragedia” (Morte e Resurrezione);
Contro la dolce morte:
“È un
dovere morire per ciascuno / al tempo naturale dell’evento / o prima se per
caso od incidente / perché morire non è mai una scelta / di dar la fine a sé o
a qualcun altro. // Non esiste il diritto di morire, / morire è un dono, duro
da accettare” (Contro la dolce morte).
Vere surrexit Dominus:
“Il
dono della vita non ci è tolto / malgrado tutto ciò che accade al mondo…” (Vere surrexit Dominus);
Perché mai scrivere poesie?
“… Non
sono un mestierante di poesia, / nemmeno un gran cultore della metrica: /
soltanto metto un po’ di disciplina / a quel che volta a volta il cor mi ditta.
/ E se sarà poesia, lo lascio a voi” (Perché mai
scrivere poesie?);
Eluana Englaro:
“… Per
diciassette anni coccolata / forse da chi ti conosceva appena, / un grande
amore ti si avvicinava / (anche più grande dell’amor paterno) / e ti accudiva
al doloroso letto. // E mentre si dibatte tu soccombi...” (Eluana
Englaro);
La libertà:
“…
Liberi siamo nati e moriremo, / senza una data certa di scadenza / scritta sull’etichetta
della vita. // Comunque sia, ne siamo responsabili” (La
libertà);
Una
serie di elementi sociali e poetici, umani e esistenziali, religiosi e escatologici
che ci danno l’idea della plurivocità di questa vasta e complessa silloge. Un
canto alla vita, all’uomo, al suo viaggio visto da un poeta in braccio al
Creatore, alla giustizia umana di cui tanto si sente il bisogno in questo mondo
carente di motivazioni spirituali.
Nazario Pardini
Marco Zelioli
BRICIOLE DI VITA
Guido Miano Editore, 2020
ISBN 978-88-31497-14-5
Nazario mio, hai visitato quest'Opera, che si prospetta di raro eclettismo e di profonda spiritualità, con sguardo così profondo che l'Autore cammina accanto a te,. è visibile e leggibile per tutti noi lettori. Sei infaticabile e ti svuoti in amore di fronte all'Arte. Complimenti a Marco Zelioli e a te, immenso Nume Tutelare!
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